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Stampare in 3D: evoluzione, manipolazione del gcode e tecniche avanzate per la produzione DIY

Nell’ultimo decennio, la diffusione della stampa 3D è cresciuta in modo significativo grazie all’estinzione di numerosi brevetti legati alla tecnologia Fused Filament Fabrication (FFF) / Fused Deposition Modeling (FDM). Entro la metà degli anni 2010, molti brevetti chiave erano scaduti, permettendo la nascita di stampanti economiche e accessibili. La piattaforma open-source RepRap e i programmi di slicing gratuiti come Slic3r, PrusaSlicer e Cura hanno alimentato uno sviluppo organico nella comunità, portando a configurazioni di stampa e impostazioni di slicing sempre più diversificate.

Anirudh Agarwal, ingegnere meccanico con esperienza diretta nel campo, racconta come ha utilizzato la stampa 3D per applicazioni non convenzionali, dalla manipolazione del gcode alla stampa incorporata, dalla stampa di alimenti alla produzione continua. Il suo percorso spazia dall’università di ricerca fino alla fondazione di una startup, passando per l’industria aerospaziale.


Stampante 3D incorporata per compositi polimerici

Durante il suo primo impiego presso la Singapore University of Technology and Design (SUTD), Anirudh ha lavorato sulla stampa 3D incorporata di polimeri per realizzare materiali compositi rinforzati. Il principio consisteva nell’inserire un polimero ad alta resistenza, rappresentante la “fibra”, all’interno di un polimero substrato sotto forma di fili sottili. Successivamente, l’insieme veniva polimerizzato per ottenere un composito.

I normali slicer non sono progettati per stampare singole linee “sospese” in aria, perciò il codice gcode doveva essere scritto manualmente. Anirudh ha aggiunto movimenti dell’estrusore in punti specifici, inserendo delle pause per allineare il contenitore del substrato. I file gcode generati dai modelli STL risultavano talmente complessi da spingerlo a scrivere un programma in C++ per generare i codici delle fibre in diverse orientazioni. In seguito, ha esteso questo approccio per generare codice gcode di stampe semplici su stampanti FDM, come documentato nel suo repository GitHub.

Stampante 3D per alimenti

Presso la Nanyang Technological University (NTU), Anirudh ha sviluppato la stampa 3D di alimenti e successivamente fondato la spin-off Anrich3D. Nella prima iterazione, ha scritto il gcode manualmente per generare movimenti base. Nelle iterazioni successive, ha sfruttato le impostazioni personalizzate di gcode iniziale e finale per gestire le pause e la purga necessarie ogni volta che il materiale veniva cambiato.

Alcuni creatori e appassionati hanno spinto questa tecnica ben oltre. Il creatore Make Anything ha dimostrato come sia possibile stampare più pezzi in sequenza senza intervento umano. Il procedimento è relativamente semplice: si aggiunge un movimento dell’estrusore alla fine del file gcode che fa cadere il pezzo dal piano di stampa, poi si accodano diversi file gcode completi, ciascuno con il codice di espulsione incluso. Questo processo sfrutta il riazzeramento automatico degli assi tra una stampa e l’altra, richiedendo come unico hardware aggiuntivo una spazzola per la pulizia dell’ugello.

Se si è disposti ad aggiungere ulteriore hardware e a trasformare il piano di stampa in un nastro trasportatore, l’automazione può raggiungere un livello di produzione quasi continua. Swaleh Owais, nel suo progetto documentato su Hackaday, ha realizzato un sistema di stampa infinita con nastro trasportatore e piastra di separazione.

Infill dipendente dal carico

La stampa 3D consente la realizzazione di geometrie complesse che si prestano particolarmente all’ottimizzazione topologica e al design generativo, tecniche che producono forme ottimizzate matematicamente per ridurre la massa o massimizzare la rigidezza.

Stefan di CNC Kitchen ha spiegato come sia possibile ottenere un infill personalizzato in base alle esigenze strutturali del pezzo. L’approccio consiste nel creare un progetto ottimizzato tramite software di simulazione, esportarlo come STL e utilizzarlo come modificatore di carico sul modello originale. Si imposta un infill al 100 percento nelle zone rinforzate, mantenendo l’infill predefinito nel resto del pezzo. In questo modo la geometria esterna rimane invariata, ma il pezzo riceve rinforzi interni nei punti soggetti allo stress maggiore, migliorando la resistenza con un utilizzo complessivo di materiale inferiore rispetto a un semplice aumento percentuale dell’infill.

Stampa in tre dimensioni reale e texture superficiali

Con risoluzioni basse o pendii poco pronunciati, i pezzi stampati in 3D presentano tipicamente righe di layer visibili, il cosiddetto effetto “scala”. Michael Laws di Teaching Tech ha dimostrato come implementare una stampa realmente tridimensionale, in cui i layer superiori si spostano fuori piano modificando simultaneamente le coordinate X, Y e Z. Il risultato è una superficie con curve più morbide e senza scalini visibili, anche a risoluzioni relativamente basse. Questa tecnica richiede una macchina con sistema Linux e una configurazione specifica del piano di stampa con clearance calibrate sia in altezza sia in angolazione rispetto alla punta dell’ugello. Il parametro dei layer non piani è disponibile nelle impostazioni di Slic3r sotto la sezione “layers and perimeters”.

Per quanto riguarda i componenti sottili, è possibile aumentarne la resistenza tramite la texturizzazione della superficie, sullo stesso principio delle lamiere ondulate e dei tubi corrugati. Il software IdeaMaker di Raise3D offre una funzionalità per applicare pattern e rilievi sulla superficie delle parti stampate. Stefan ha inoltre esplorato come l’applicazione di texture su parti sottili ne riduca il problema del warping durante la stampa, migliorando sia la lavorabilità sia l’accuratezza dimensionale.

Conclusione

Le stampanti 3D attuali offrono funzionalità che vanno ben oltre la semplice produzione di oggetti a partire da file CAD. La manipolazione diretta del gcode, la stampa incorporata, l’infill dipendente dal carico, la stampa tridimensionale reale e la texturizzazione superficiale rappresentano alcune delle possibilità emerse dal lavoro di appassionati e ricercatori nella comunità open-source. Per chi volesse iniziare a esplorare queste tecniche, un punto di partenza pratico è la lista di 10 oggetti stampabili in 3D come regali, proposta da Zach Freedman, ciascuno corredato di file CAD scaricabili.


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