Il 2025 si conferma un anno di tensione per l’industria manifatturiera italiana, stretta tra instabilità geopolitica, pressione sui costi dei componenti elettronici e un quadro normativo in rapida evoluzione. Exor International, gruppo veronese con oltre 54 anni di storia nel settore dell’automazione industriale, affronta questo scenario con una crescita che il responsabile commerciale Lorenzo Gabrieletto definisce superiore alle attese. Il gruppo si articola su due anime: Exor International, specializzata in pannelli HMI, gateway, controller e soluzioni IoT embedded per il mercato OEM, l’automazione di processo e il settore transportation; e Corvina, nata come servizio VPN per la manutenzione remota e oggi piattaforma cloud industriale per la digitalizzazione degli impianti. L’architettura X Platform funge da collante unificando hardware, software e cloud in un ecosistema integrato.
Cyber security, NIS 2 e Direttiva Macchine: la conformità normativa diventa requisito di fornitura
Il tema dominante emerso a SPS Italia è stato senza dubbio la conformità alle nuove normative. Stefano Isella, responsabile dello sviluppo software e cloud di Corvina, conferma che l’argomento ha monopolizzato le discussioni con i clienti. La convergenza tra il nuovo Regolamento Macchine, la Direttiva NIS 2 e il Cyber Resilience Act (CRA) sta generando un effetto combinato che impatta direttamente sulla possibilità di commercializzare macchinari in Europa.
Il Regolamento Macchine impone requisiti di cybersecurity obbligatori. Isella descrive una reazione duplice nel mercato: panico da un lato, apertura al confronto dall’altro. Per rispondere a questa pressione, il gruppo ha agito su più fronti. Sul versante hardware, Exor International ha ottenuto la certificazione IEC 62443-4-1 per il processo di sviluppo, progettando i nuovi dispositivi edge secondo il principio “Secure by Design”. Sul lato software e cloud, Corvina ha conseguito la certificazione ISO 27001. Un passaggio che secondo Isella si è rivelato abilitante per i grandi gruppi industriali. La NIS 2, con le sue sanzioni pesanti, spinge le aziende strutturate a cercare partner già conformi, rendendo le certificazioni un requisito per entrare nella supply chain.
L’attività non si è fermata allo sviluppo prodotto. Il gruppo ha avviato un programma di webinar e roadshow sulla cybersecurity OT, con l’obiettivo di trasformare un obbligo normativo in un’occasione di confronto tecnico. “Una delle cose importanti che abbiamo fatto è stato anche creare cultura presso i nostri clienti”, sottolinea Isella.
Edge computing evoluto: AI on-edge, soft PLC e architettura ibrida
Il secondo fronte di innovazione riguarda l’edge computing. La nuova gamma di dispositivi edge, disponibile in versioni differenziate per prestazioni e casi d’uso, integra nativamente le funzionalità richieste dalle normative di sicurezza e sposta parte dell’elaborazione dati direttamente sul bordo della rete. Con Corvina Edge è possibile ridurre la latenza e mantenere la proprietà del dato all’interno del perimetro dello stabilimento, senza delegare al cloud operazioni che tradizionalmente richiedevano una connessione esterna.
Un elemento centrale di questa evoluzione è XPLC, il soft PLC sviluppato da Exor International. Basato sullo standard IEC 61131-3, XPLC opera all’interno di un container Docker sull’edge, affiancando strumenti di analisi in tempo reale. Consente non solo di visualizzare e analizzare dati, ma anche di creare algoritmi predittivi e attuare retroazioni sulla macchina. Già adottato da oltre 50 aziende come ambiente di sviluppo, trasforma il dispositivo edge in un controllore intelligente capace di eseguire sia la logica di controllo che di alimentare modelli analitici e applicazioni di intelligenza artificiale.
Proprio l’AI è il terreno su cui il gruppo concentra gli investimenti più mirati. Isella è netto: l’industria non può tollerare le allucinazioni dei modelli AI. Fermare una produzione per un errore non è accettabile. Il prerequisito per un’intelligenza artificiale affidabile in fabbrica è la qualità del dato. “Si parte dal data cleaning e dalla data aggregation. Il dato deve essere pulito, aggregato per poi essere utilizzato dall’intelligenza artificiale e avere il risultato migliore”. Su queste basi, i nuovi dispositivi edge vengono progettati con capacità di calcolo sufficienti per eseguire modelli AI, compresi LLM, direttamente on-edge, senza dipendere da connessioni cloud.
L’architettura rimane comunque aperta a entrambi i modelli di deployment. Il mercato presenta clienti aperti al cloud e altri che, per policy interne, non intendono far uscire il dato dal perimetro aziendale. La risposta è un’architettura ibrida edge-cloud che lascia la scelta al cliente. Un aspetto considerato imprescindibile è la possibilità di aggiornare da remoto gli algoritmi AI sull’edge, mantenendo elevati standard di sicurezza. In un mercato dove nuovi modelli e performance emergono settimanalmente, disporre di una piattaforma aggiornabile è una condizione di competitività tanto quanto la sicurezza nativa dell’hardware.
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