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Lo studio Tim-Cyber Security Foundation rivela un’impennata del ransomware nel 2025: +42% a livello globale, +14% in Italia, con la Lombardia cuore dell’allarme nazionale.

L’incremento delle minacce informatiche, in particolare ransomware e attacchi DDoS, evidenzia una crescente criticità per la continuità operativa di aziende e istituzioni, con implicazioni dirette sulla sicurezza dei dati e dei processi digitali. Nel corso del 2025, gli attacchi ransomware hanno registrato oltre 7.400 rivendicazioni a livello globale, segnando un aumento del 42% rispetto all’anno precedente. In Italia, i casi sono stati 166, con una crescita del 14%, e quasi il 40% di questi incidenti si è concentrato nell’area del Nord-Ovest, con la Lombardia che ha superato il 30% del totale nazionale. Questi dati, tratti dalla seconda edizione del “Cyber Security Report – Analisi delle minacce ed evoluzione dello scenario”, realizzato da Cyber Security Foundation e un operatore di telecomunicazioni con il contributo del Centro Studi Tim, sottolineano come l’evoluzione del rischio cyber sia strettamente legata a dinamiche geopolitiche e alla crescente adozione di tecnologie digitali in ambito industriale.

L’industrializzazione del cybercrime e le sue ripercussioni sui settori chiave

Il quadro generale degli attacchi informatici mostra una chiara tendenza verso un’industrializzazione del cybercrime, un fenomeno alimentato da contesti internazionali instabili. Questo processo si traduce in una maggiore efficienza e scalabilità delle minacce, che possono compromettere la competitività del sistema produttivo e la sicurezza di infrastrutture critiche. Le campagne di attacco si sono orientate verso settori specifici, con la manifattura e i servizi professionali che risultano tra i più colpiti a livello globale. Per le aziende operanti nei settori della progettazione CAD, CAE/FEM, della simulazione e della produzione digitale, ciò implica un rischio elevato per l’integrità e la riservatezza dei progetti, dei modelli 3D, dei dati di simulazione e della proprietà intellettuale. La compromissione di questi asset digitali può causare interruzioni significative nei flussi di lavoro, ritardi nella produzione e perdite economiche. La pressione sulla continuità operativa e sulla reputazione aziendale rappresenta un fattore determinante nell’esposizione agli attacchi.

Intelligenza artificiale: un fattore di rischio e difesa

L’intelligenza artificiale (AI) emerge come un elemento ambivalente nel contesto della cybersicurezza. Da un lato, viene impiegata per automatizzare la creazione di codice malevolo e per perfezionare le tecniche di adescamento, come phishing e frodi. Questo accelera la diffusione e la sofisticazione degli attacchi, rendendoli più difficili da identificare e contrastare con metodi tradizionali. L’abuso dei servizi cloud e le manipolazioni basate sull’AI possono compromettere l’integrità dei dati e l’affidabilità dei sistemi utilizzati in tutti i processi digitali, dalla progettazione al post-produzione.

Dall’altro lato, l’AI offre capacità avanzate di analisi e difesa. Può essere utilizzata per rafforzare la prevenzione, migliorando la capacità di identificare pattern sospetti e anomalie nei comportamenti di rete e nei sistemi. Aumenta l’efficacia nell’analisi delle vulnerabilità, consentendo un triage più rapido e preciso delle minacce. Inoltre, l’AI supporta i Security Operation Center (SOC) nelle attività di monitoraggio e risposta agli incidenti, riducendo i tempi di reazione e minimizzando l’impatto degli attacchi. Per i professionisti del CAD e della produzione digitale, l’implementazione di soluzioni di sicurezza basate sull’AI può contribuire a proteggere i dati sensibili dei progetti e a mantenere la continuità operativa, benché richieda una costante evoluzione delle strategie difensive per contrastare l’uso malevolo dell’AI stessa.

Dinamiche degli attacchi DDoS e l’evoluzione delle vulnerabilità

Sul fronte degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), il rapporto delinea un calo del 36% degli eventi nel 2025 rispetto al 2024, attribuibile anche all’efficacia delle misure preventive adottate. Nonostante la riduzione del volume complessivo, la minaccia non è diminuita in intensità. Gli attacchi DDoS si sono evoluti, diventando meno diffusi ma più mirati, persistenti e concentrati su obiettivi strategici. Questo cambio di strategia mira a massimizzare l’impatto operativo, aumentando il tempo medio di esposizione delle vittime del 19%. Escludendo gli attacchi a famiglie e cittadini, circa il 46% degli eventi ha colpito il settore governativo, seguito da servizi professionali, telecomunicazioni e trasporti. Per le imprese di ingegneria e produzione, un attacco DDoS mirato può paralizzare le infrastrutture di rete essenziali per il lavoro collaborativo, l’accesso a piattaforme cloud, l’uso di licenze software e il funzionamento di macchinari connessi, incidendo direttamente sulla produttività e sull’esecuzione dei progetti.

Parallelamente, il documento evidenzia una crescita delle vulnerabilità note, che hanno quasi raggiunto quota 48.500 nel 2025, con un aumento del 20% rispetto al 2024. Questo volume rende complessa la gestione delle patch e degli aggiornamenti di sicurezza. Un’attenzione particolare è rivolta alle vulnerabilità zero-day, ovvero falle di sicurezza non ancora note ai produttori e quindi prive di patch correttive. Queste vulnerabilità rappresentano un rischio significativo, potendo essere sfruttate per spionaggio industriale o operazioni cibernetiche strategiche. La protezione da tali minacce richiede una costante vigilanza e l’adozione di misure proattive, specialmente per i sistemi che gestiscono dati progettuali proprietari e processi produttivi complessi.

Implicazioni normative e frontiere tecnologiche per la cybersicurezza

Il panorama della cybersicurezza è influenzato anche da un quadro normativo in evoluzione, sia a livello europeo che nazionale. Le normative mirano a rafforzare la resilienza cibernetica, proteggere le infrastrutture critiche e imporre obblighi di sicurezza alle organizzazioni più esposte. Per le aziende che operano con sistemi CAD/CAE/PLM e macchinari di produzione digitale, questo si traduce nella necessità di adeguarsi a requisiti di conformità sempre più stringenti, gestendo le dipendenze tecnologiche lungo le filiere produttive e garantendo la sicurezza dell’intera catena del valore digitale.

Le tecnologie emergenti introducono nuove frontiere di rischio. Tecniche come promptware, quishing e QRishing sfruttano nuove interfacce e modalità di interazione per veicolare minacce. I dispositivi smart, la realtà virtuale e aumentata, pur offrendo opportunità per la progettazione e la simulazione, aprono anche nuovi vettori di attacco. La crittografia quantum-safe diventa un tema rilevante in previsione dello sviluppo del quantum computing, che potrebbe compromettere gli attuali sistemi crittografici (il rischio dell’“harvest now, decrypt later”). Infine, la sicurezza delle reti satellitari, infrastrutture sempre più strategiche, richiede attenzione per la protezione dei dati e delle comunicazioni in un contesto globale. L’intersezione tra AI, quantum computing e spazio delinea un orizzonte di sfide che richiederà strategie di sicurezza adattative e investimenti in ricerca e sviluppo.

Per i progettisti, ingegneri e responsabili tecnici che utilizzano strumenti digitali avanzati, la cybersicurezza si configura come un fattore essenziale per la continuità operativa e l’integrità dei dati. La protezione dei modelli CAD, dei risultati di simulazione e dei database PLM non è più un compito delegabile unicamente ai reparti IT, ma richiede una comprensione diffusa delle minacce e l’adozione di pratiche di sicurezza integrate nei flussi di lavoro quotidiani. Le implicazioni operative riguardano la scelta di piattaforme e software sicuri, la formazione del personale sull’identificazione delle minacce, la gestione delle vulnerabilità nei sistemi industriali e la pianificazione di strategie di risposta agli incidenti, al fine di salvaguardare la proprietà intellettuale e mantenere la competitività nel mercato.


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