L’integrazione pervasiva dell’intelligenza artificiale (AI) sta inducendo le aziende a una profonda revisione delle proprie architetture tecnologiche e dei modelli operativi interni. Questa trasformazione non riguarda solo l’implementazione di nuove funzionalità AI, ma si estende alla riorganizzazione strategica delle risorse IT, dalla gestione del personale alle relazioni con i fornitori. I Chief Information Officer (CIO), in stretta collaborazione con la direzione aziendale, sono chiamati a rimodellare le organizzazioni per massimizzare il valore, operando in un contesto dove la pressione per l’innovazione si scontra con la necessità di contenere i costi e gestire i rischi geopolitici.
Un aspetto centrale di questa ridefinizione è il riequilibrio tra la forza lavoro umana e gli agenti AI. Man mano che questi ultimi assumono compiti di routine, le aziende devono riconsiderare l’approccio all’assunzione, allo sviluppo delle competenze interne e alla negoziazione con i fornitori di tecnologia. Questo processo implica una riqualificazione del personale esistente e un’attenzione particolare alla costruzione di capacità interne che l’AI non può replicare, orientando l’intera organizzazione verso un modello ibrido che ottimizzi la produttività e la resilienza.
La riconfigurazione delle risorse tecnologiche e l’impatto sul digital engineering
L’avvento dell’AI genera una serie di pressioni che impattano direttamente sulla gestione delle risorse tecnologiche e, per estensione, sui processi di digital engineering che caratterizzano il lavoro di progettisti e ingegneri. Le aziende si trovano di fronte a un dilemma: da un lato, la necessità di ridurre i costi operativi complessivi; dall’altro, l’incremento dei costi per sostenere le infrastrutture più avanzate richieste dall’AI. Questa dinamica influisce sulla capacità di allocare budget per l’innovazione in CAD, CAE/FEM e simulazione.
I rischi geopolitici, inoltre, complicano le decisioni sull’offshoring e sulla gestione della supply chain tecnologica, introducendo variabili normative e di sicurezza che possono rallentare l’adozione di nuove piattaforme o servizi. Per il settore del digital engineering, questo può tradursi in scelte più complesse relative alla localizzazione dei server per la simulazione ad alte prestazioni, alla gestione dei dati tecnici sensibili o all’adozione di software basati su cloud forniti da entità con sede in diverse giurisdizioni. L’incertezza sulla strategia di assunzione futura, aggravata dalla competizione per i talenti AI e dalla riqualificazione del personale, incide direttamente sulla disponibilità di esperti in grado di gestire e sviluppare strumenti di progettazione e analisi.
Ridefinire le competenze e l’acquisizione di talenti per i workflow avanzati
Con gli agenti AI che si appropriano di una quota crescente del lavoro routinario di sviluppo e manutenzione, la logica delle assunzioni nel settore tecnologico sta evolvendo. Questo cambiamento ha un impatto diretto sui team che operano nel digital engineering. La domanda non è più solo come aumentare la capacità di sviluppo software, ma come allocare il talento umano dove il giudizio, la creatività e il processo decisionale strategico sono ancora fondamentali.
Le priorità di assunzione si spostano dai ruoli ingegneristici generici verso profili con una profonda competenza in piattaforme e architetture. Questo include ingegneri senior, architetti di sistema, product manager e designer capaci di definire standard e orchestrare il lavoro di sviluppo tra team interni ed esterni, fornitori e agenti AI. Nel contesto CAD/CAE/FEM, ciò significa un maggiore focus su architetti di soluzioni che possono progettare l’integrazione di strumenti di simulazione con piattaforme PLM, o esperti che possono definire standard per la gestione dei dati tecnici e l’automazione dei flussi di lavoro, piuttosto che semplici operatori.
Parallelamente, il valore economico per l’assunzione di un gran numero di sviluppatori junior si sta riducendo. L’AI agentica è in grado di assorbire gran parte del lavoro che un tempo giustificava questi ruoli, come la creazione di script semplici per l’automazione di task CAD ripetitivi o la manutenzione di routine di librerie di modelli. Questo impone una riqualificazione del personale esistente verso competenze più strategiche e di supervisione, necessarie per gestire team ibridi uomo-AI e per indirizzare l’AI verso risultati specifici nel processo progettuale. Le strategie di assunzione devono quindi riflettere non solo le attuali lacune di competenze, ma anche l’evoluzione della natura del lavoro tecnologico nei prossimi tre-cinque anni.
L’evoluzione delle partnership tecnologiche: dal servizio al valore misurabile
L’AI sta modificando anche la natura delle relazioni con i fornitori di tecnologia, sia per i contratti di sviluppo in outsourcing sia per i portafogli software-as-a-service (SaaS). Le organizzazioni stanno riconsiderando la collaborazione con i fornitori, orientandosi da un modello basato sulla fornitura di servizi gestiti a uno focalizzato sul valore gestito.
Nel digital engineering, questo si traduce in contratti di sviluppo in outsourcing che collegano sempre più la remunerazione a risultati concreti, come la velocità di delivery di nuove funzionalità per i software CAD, la qualità dei modelli di simulazione prodotti, i progressi nella modernizzazione delle architetture PLM o l’impatto sul business misurabile in termini di tempo di immissione sul mercato di un prodotto. In un contesto in cui l’AI velocizza e rende più flessibile lo sviluppo sotto la guida di esperti, la performance condivisa e il miglioramento continuo assumono maggiore importanza rispetto al numero di risorse impiegate.
Questo orientamento al risultato spinge i fornitori a passare da modelli SaaS basati sul numero di utenti a software orientati alle API, strettamente legati ai risultati e ai flussi di lavoro gestiti dagli agenti AI. Per gli acquirenti, tale cambiamento implica un consolidamento dei fornitori e la creazione di partnership più approfondite sulla Gen AI, progettate per garantire l’interoperabilità tra diverse piattaforme e architetture multi-fornitore. Questo è cruciale per i professionisti del CAD3D.it, poiché facilita l’integrazione di diversi strumenti di progettazione, simulazione e produzione, riducendo il “lock-in” tecnologico e accelerando lo sviluppo di capacità interne specializzate. La negoziazione con i fornitori evolve da un esercizio di procurement annuale a una pratica strategica continua, finalizzata a ottimizzare i costi tecnologici e a generare valore aziendale misurabile nel tempo.
Gestire la trasformazione: un processo non puramente tecnologico
L’adozione di un approccio “AI-first” comporta una significativa sfida di change management. Le aziende devono assistere i dipendenti nell’orientarsi verso ruoli in rapida evoluzione, mentre i dirigenti sono chiamati a guidare il personale attraverso una trasformazione in cui lo stato finale è in continua definizione. Questo richiederà spesso una completa riorganizzazione dei ruoli professionali anziché un semplice aggiornamento delle competenze.
Per i professionisti di CAD, CAE/FEM e simulazione, ciò significa prepararsi a collaborare con agenti AI che potrebbero assistere nella generazione di varianti di progetto, nell’ottimizzazione topologica o nell’analisi preliminare di simulazioni. I CIO dovranno definire come opereranno nella pratica questi team ibridi, stabilendo nuovi modelli di collaborazione e strutture di governance per garantire l’efficacia e la sostenibilità di tali sistemi. La sfida non è solo implementare le tecnologie, ma gestire il loro impatto sull’organizzazione e sulla cultura del lavoro.
Agire in modo strategico per un futuro AI-first
L’AI agentica sta ridefinendo le modalità operative delle aziende, rendendo interdipendenti le decisioni in materia di assunzioni, sviluppo delle capacità interne e strategia dei fornitori. Queste leve si rafforzano a vicenda, configurando l’economia della tecnologia in un’organizzazione orientata all’AI.
È necessario rivedere i piani di assunzione in funzione dell’evoluzione dei ruoli, investire in capacità interne per un vantaggio a lungo termine e ridefinire le relazioni con i fornitori basandosi sui risultati piuttosto che sulla quantità di risorse impiegate. Queste azioni richiedono una stretta collaborazione tra i vertici aziendali. Attendere comporterebbe il rischio di rimanere intrappolati in strutture che limiterebbero la flessibilità e i rendimenti futuri degli investimenti tecnologici. Agire con decisione è essenziale per plasmare l’economia a lungo termine delle proprie organizzazioni tecnologiche e mantenere la competitività.
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