Tutto salvo fuorchè l'onore?

Exatem

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#1
Bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di mantenere alta la nostra bandiera.
Ernesto Che Guevara


Salvatore Girone e Massimo Latorre sono due fucilieri del Battaglione San Marco (impropriamente chiamati “marò”), arrestati in India il 19 febbraio dell’anno scorso e attualmente al centro di una “Guerra” diplomatica tra Italia e India; vediamo come si sono svolti i fatti…
La sera del 15 febbraio 2012 due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, vengono uccisi da colpi di arma da fuoco sulla loro barca a largo delle coste del Kerala. Nello stesso giorno, la Marina italiana comunica che è stato respinto un attacco di pirati da due dei sei militari imbarcati in servizio antipirateria a bordo della petroliera Enrica Lexie. I due soldati hanno aperto il fuoco su quello che, secondo la loro ricostruzione, assomigliava in tutto a uno ”skiffie”, l’imbarcazione generalmente utilizzata dai pirati nell’Oceano Indiano per assaltare le imbarcazioni commerciali.
Il giorno successivo, 16 febbraio, su sollecitazione della guardia costiera indiana, il comandante della petroliera italiana entra nel porto di Kochi ufficialmente per l’identificazione di alcuni pirati sospettati di essere gli assalitori della nostra nave. Qui i due militari vengono accusati di aver ucciso due pescatori, accusa che viene subito respinta affermando che sono stati sparati solo colpi d'avvertimento come previsto dalle regole d’ingaggio. Il 19 febbraio le autorità del Kerala prelevano dalla petroliera i due italiani che vengono fermati, interrogati e, fatti alloggiare in una “guest house” della polizia. Secondo l’accusa i due pescatori indiani, scambiati per pirati, sarebbero rimasti uccisi dal fuoco dei nostri militari.
Fin dall'inizio le autorità italiane assicurano assistenza legale e sostegno materiale ai due militari, mentre sul posto è inviato il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura per seguire la vicenda sul posto.
A fine febbraio anche il ministro degli Esteri arriva in India, prima a Nuova Delhi, e poi a Kochi, per incontrare Latorre e Girone.
Secondo il nostro Paese l’incidente è avvenuto in mare aperto, al largo dello stato indiano del Kerala con i due marò in servizio anti-pirateria su una petroliera (vedremo in seguito cosa questo significa), la Enrica Lexie e l'India non ha giurisdizione sul caso dato che la nave si trovava in acque internazionali.

Già in questa fase preliminare si riscontrano le prime discordanze tra la versione indiana e quella italiana. Stando alla ricostruzione italiana, sostenuta pubblicamente da vari esponenti del governo italiano oltre che dalle autorità della Marina Militare italiana, lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto a 33 miglia nautiche dalle coste del Keral e dunque, non in acque territoriali indiane bensì in acque internazionali e questo è il dato forse più importante e proverò a spiegarlo.
Secondo le norme internazionali e le convenzioni di diritto internazionale marittimo tutt’ora vigenti (in particolare la Convenzione di Montego Bay del 1982), ciò escluderebbe la competenza indiana nella gestione delle indagini. Ma l’India reclama la propria giurisdizione sull’accaduto affermnando che la sparatoria sarebbe comunque avvenuta in uno spazio marittimo compreso entro le 200 miglia marittime, ovvero in piena “Zona Economica Esclusiva” (ZEE) indiana.
Ma la ZEE dà allo Stato che ne reclama l’esclusività, solo la piena gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione ed uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e, conservazione dell'ambiente marino. Inoltre se il dato delle 33 miglia fosse confermato, ciò escluderebbe anche il richiamo indiano alla cosiddetta “Zona Contigua”, ovvero entro le 24 miglia sulle quali lo Stato costiero può rivendicare non già diritti sovrani, ma solo diritti di controllo sulle navi in transito, tesi a prevenire o reprimere infrazioni alle sue leggi doganali, fiscali, sanitarie o di immigrazione.

Vediamo le altre profonde differenze. Secondo l’Italia i colpi sparati sarebbero venti, tutti esplosi nel pieno rispetto delle regole d'ingaggio, ossia colpi in aria seguiti da spari in acqua, verso una imbarcazione che trasportava 5 persone armate. La ricostruzione delle autorità indiane invece descrive uno scenario per cui i colpi sarebbero stati oltre 60, sparati da bordo della nave italiana in acque territoriali indiane uccidendo i due pescatori, uno originario del Kerala e l’altro del Tamil Nadu, a bordo di un peschereccio, il St. Anthony.

Una seconda sostanziale divergenza si ha sull’orario dei fatti. Confortati da alcune foto scattate da militari italiani, lo scontro armato sarebbe avvenuto alle 16,00 ora locale a cui ha fatto seguito un rapporto inviato in Italia alle 16,30. Secondo gli indiani invece la sparatoria sarebbe avvenuta due ore dopo cioè in contemporanea ad un'altra azione di pirateria avvenuta sempre in quelle acque. A smentire la Guardia Costiera indiana secondo cui il rientro in porto del peschereccio con i due pescatori morti avviene alle 18,00 ci sono le immagini televisive che mostrano come sia buio pesto (in quel periodo il sole tramonta alle 18,35). Un falso teso a coprire il fatto che il peschereccio si trovava altrove, non nei pressi della Enrica Lexie.
(segue...)
 
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#2
Ultima ma forse più importante; la prima perizia balistica effettuata sul peschereccio ha evidenziato che i colpi sparati verso il piccolo natante indiano provenivano da una imbarcazione della medesima altezza (pochi metri, massimo quattro per cui traiettorie quasi orizzontali dei proiettili) mentre il ponte della petroliera Enrica Lexie, da dove i Marò avrebbero aperto il fuoco, si trova a circa quaranta metri dal livello del mare (quindi con un angolo di impatto dei proiettili ben diverso). Già questo dovrebbe essere sufficiente a scagionare i due Marò del San Marco per non parlare delle differenze sul calibro dei proiettili...
L’autopsia effettuata dal Professor Sisikala ha recuperato un proiettile calibro 0,54 pollici equivalente ad un 13mm cioè un calibro oggi praticamente inesistente. Ma si tratta probabilmente di un maldestro tentativo di confondere, infatti Sisikala avrebbe dovuto correttamente esprimere le misure come previsto ossia, calibro e lunghezza in mm. In tal caso avrebbe dovuto scrivere calibro 7,62x31mm e questo avrebbe chiuso il caso dato che si tratta di un proiettile 7,63x54R sovietico sparato dalla mitragliatrice PK Russa. Niente a che vedere con il 5,56x45 Nato, unica cartuccia sparabile sia del Beretta AR70/90 che del FN Minimi, le sole armi in dotazione ai nostri militari.
Quindi è dal 16 di febbraio che gli indiani sanno che il calibro non corrisponde e questa malafede spiega come mai il tribunale competente della regione indiana del Kerala ha negato la presenza dei carabinieri del Ris dei Carabinieri come esperti di parte durante la perizia balistica il cui scopo era comparare i proiettili trovati nei corpi delle vittime indiane con le armi sequestrate sulla Enrica Lexie.
Lascia alquanto perplessi che le autorità locali si siano pronunciate negativamente verso le autopsie. Per qualunque tribunale sono infatti assolutamente indispensabili le perizie in merito al percorso dei proiettili, le valutazioni sui fori di entrata e uscita, la qualità e la quantità delle ferite inferte, gli eventuali proiettili presenti ancora all'interno, per determinare le responsabilità.
Oltre ai “misteri” connessi alla dinamica e alle modalità dello scontro a fuoco, ce n’è un altro di natura gerarchica: la Marina militare italiana, informata dell'accaduto, aveva manifestato la propria contrarietà al comando della Enrica Lexiè rispetto alle richieste indiane di entrata in porto di Kochi della petroliera e sulla scesa a terra dei militari, due ordini apparentemente evasi dal comando della petroliera, perché?
Tutto questo inserito in un “ambiente” in cui ogni qual volta l’Italia è chiamata in causa nelle relazioni con New Delhi, i media tendono a sovraesporre gli avvenimenti a causa delle origini italiane dell’attuale presidentessa del Congress Party, la potente Sonia Gandhi, la cui “non-indianità” è spesso nel mirino politico dei nazionalisti indù e non solo.
Nonostante l’impianto accusatorio quanto meno traballante, i due marò Latorre e Girone sono stati comunque tratti in arresto accusati di omicidio, accusa che espone i due uomini del “San Marco” all’ergastolo o addirittura alla pena di morte.
Il 5 marzo il giudice della corte di Kollam ne dispone il trasferimento in custodia giudiziaria nel carcere di Trivandrum, capitale dello Stato federale del Kerala dei due militari. Su intervento di De Mistura, i due italiani sono rinchiusi in una struttura separata dagli altri detenuti.
Il 3 aprile Latorre e Girone sono interrogati nel carcere di Trivandrum dove rispondono a un questionario scritto ma non alle domande rivolte loro a voce dagli inquirenti.
A meta' aprile il tribunale di Kollam stabilisce che la carcerazione preventiva dei marò detenuti in India deve essere estesa fino al 30 aprile, anche se il 20 aprile la Corte Suprema indiana ammette il ricorso del governo italiano sulla giurisdizione della vicenda.
A meta' maggio arriva il rinvio a giudizio per omicidio, tentato omicidio, danni, associazione per delinquere.
Il 25 maggio i due soldati lasciano il carcere di Trivandrum e sono trasferiti in una struttura preparata per loro a Kochi, la Borstal School.
Il 30 maggio è loro concessa la libertà su cauzione con il divieto di lasciare Kochi.
Alla fine di agosto la Corte Suprema avvia la fase dibattimentale sul ricorso italiano per stabilire la giurisdizione sul caso.
Il 14 dicembre i due marò chiedono di potersi recare in Italia per le festivita' natalizie, permesso concesso da parte della Corte del Kerala.
Dopo dieci mesi trascorsi agli arresti in India il 22 dicembre i due militari italiani tornano quindi a casa con l'obbligo di rientrare entro il 10 gennaio in India mentre il giudice dispone il deposito di una cauzione di 60mila rupie (pari a 826 mila euro), di fornire alla polizia di Kochi i loro indirizzi, telefoni cellulari e un resoconto dettagliato dei loro spostamenti durante la permanenza in Italia.
(segue...)
 

Exatem

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#3
Poco dopo il loro atterraggio a Ciampino i due marò sono contattati telefonicamente dal presidente del Consiglio il quale, ribadisce l'impegno del governo per una definitiva soluzione del caso, e nel pomeriggio sono ricevuti al Quirinale.
Dopo avere trascorso le vacanze in famiglia, il 3 gennaio Latorre e Girone ripartono da Roma alla volta dell'India. "Ritorniamo in India rispettando la parola data, fiduciosi nella giustizia'', affermano i due militari. E i due infatti rientrarono, anche con un paio di giorni di anticipo sulla data ultima tra i complimenti della stampa indiana per la lealtà dimostrata. Il loro rientro è accolto positivamente anche dal capo della diplomazia di Nuova Delhi: "Ha consolidato il clima di grande fiducia reciproca gia' esistente tra Italia e India", afferma Salman Khurshid in un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri.
Il 18 gennaio la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione per intervenire nel caso e dispone che il processo sia affidato ad un tribunale speciale a Nuova Delhi. La sentenza sottolinea che i fatti si verificarono in acque internazionali e che spetterà a un tribunale speciale stabilire se la giurisdizione sul caso sia italiana o indiana. I due fucilieri italiani sono portati a Nuova Delhi, sotto la tutela dell'ambasciata italiana.
Il 22 febbraio Latorre e Girone ottengono una seconda licenza di quattro settimane per recarsi in Italia in occasione delle elezioni anche perché dopo le elezioni nel Kerala, la politica locale non ha più cavalcato il caso.

Poi la notizia che i due militari non torneranno in India alla scadenza del permesso.

La decisione italiana era in realtà maturata da tempo ma naturalmente ha avuto l’effetto di una sorpresa quando è stata comunicata dall’ambasciatore italiano al governo indiano. I due marò non torneranno in India.
La decisione è stata assunta d'intesa con i ministeri della difesa e della giustizia e in coordinamento con la presidenza del consiglio dei ministri prendendo in contropiede l'India. Il «chief minister» del Kerala, Oommen Chandy, ha duramente criticato la decisione dell'Italia definendola “inaccettabile” e ha scatenato la collera dei pescatori del Kerala che si sentono “imbrogliati” dall'Italia mentre il governo indiano si aspetta che l'Italia rispetti l'impegno preso per il loro ritorno davanti alla Corte Suprema indiana e dichiara fermamente di non condividere la posizione rappresentata dal governo italiano sul ritorno dei due marò in India. Perciò l'ambasciatore d'Italia è stato convocato dal sottosegretario agli Esteri che gli ha trasmesso la posizione del governo indiano nei termini più categorici. “Il governo italiano era obbligato ad assicurare il loro ritorno in India entro il periodo stabilito così come previsto nell'ordinanza della Corte Suprema”.
Il ministro della Difesa concorda con la decisione di non far rientrare i due militari: “È la decisione che ha preso il governo, quindi anche io ho contribuito e mi riconosco pienamente”.
I due militari restano iscritti nel registro degli indagati per omicidio volontario dalla Procura di Roma, che ha confermato di non aver ricevuto risposta dall’India in merito ai risultati richiesti degli esami balistici e delle autopsie.
Una curiosità: i due fucilieri sono sprovvisti di passaporto in quanto "smarriti" dal tribunale di Kollam e per poterli far rientrare l'Ambasciata a New Dheli ha emesso due permessi provvisori.

In questo contesto vediamo ora cosa fanno, come si dispongono, le organizzazioni mondiali.

La decisione di non far rientrare i marò in India non è un "uso della forza" ma un’azione unilaterale contro un paese che sta violando il diritto internazionale anche se questo non agevolerà certo una rapida soluzione della controversia. In pratica è oltre un anno che l'India ci sta prendendo per il culo, infischiandosene del Diritto Internazionale e, cosa più grave, nell'indifferenza di ONU, NATO e, UNCLOS. L'Europa avrebbe dovuto sostenerci non fosse altro che è lo stesso Diritto Internazionale a richiedere che i nostri soldati siano giudicati in Italia avendo gli stessi agito nell'ambito di una funzione di protezione militare a beneficio di una nave italiana, cosa che nel rispetto della Convenzione ONU del 2/12/2004, protegge i militari anche qualora il fatto fosse accaduto in acque indiane.
La Ue per voce dell'alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton “prende nota della dichiarazione del ministro Terzi” e, “spera che si trovi una soluzione nel pieno rispetto della convenzione Onu sul diritto del mare e delle leggi internazionali, per ovvie ragioni posso dire molto poco. Siamo in contatto col governo italiano, con l'ambasciatore italiano in India e con il nostro ambasciatore. Sono in corso colloqui tra Italia e India e dobbiamo vedere come vanno”.

Ultimamente la posizione indiana sembra essersi “ammorbidita”. Il ministro degli Esteri indiano, predica cautela e in un'intervista televisiva sulle reazioni verso l'Italia dopo il mancato ritorno dei marò, ha avvertito che la linea dura comporterebbe “sacrifici” anche per New Delhi.
“Le decisioni non possono essere prese nel vuoto, bisogna guardare a tutte le implicazioni, all'intensità delle relazioni del passato e all'atteggiamento degli altri Paesi. Ogni decisione comporta anche sacrifici. Se si assume una posizione, si deve essere poi pronti a pagarne il prezzo”.

Si è quindi aperta formalmente una controversia internazionale con l'India in cui si ricorda che ''l'Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale in particolare il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982''.

L’Italia ora propone di risolvere la controversia con “un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria”. La novità, rispetto al primo permesso, è che l’India non avrebbe risposto alla richiesta di cercare insieme una soluzione diplomatica e che quindi il governo italiano ritiene che sussista “una controversia con l’India”. E così il ministro degli Esteri ha comunicato che “La giurisdizione è italiana. Siamo disponibili a trovare soluzioni con India in sede internazionale. Intanto i nostri marò restano in Italia”.

Ora veniamo ad aspetti meno noti ma che forse spiegano il perché di come si sia arrivati alla attuale situazione.

La tv “All news” indiana Cnn-Ibn si domanda se sia davvero un caso che ieri il governo di New Delhi abbia ricevuto dal governo italiano materiale riguardante le presunte tangenti pagate per la commessa di 12 elicotteri della Agusta Westland all'aviazione indiana.
In febbraio, nota l'emittente, il ministro degli Esteri Salman Khurshid ha detto: “Il governo italiano ci ha chiesto di intervenire ma non era possibile, nello stesso modo in cui non lo era per loro fare qualcosa per la nostra richiesta di documenti di Finmeccanica”.
Ma ultimamente il governo italiano ha ceduto, mandando una prima parte di documenti all'India sulla vicenda degli elicotteri. La questione è ora di sapere se anche il governo indiano ha ceduto sul tema dei marò ed ha permesso loro di restarsene a casa…
Perché come sempre, in ogni cosa, devono essere valutati gli interessi economici che legano India e Italia.
Questi sono tutt’altro che marginali e anzi, giocano un ruolo importantissimo sulle mediazioni. Sono circa 400 le imprese italiane presenti In India. Tra di esse alcune tra le maggiori realtà imprenditoriali italiane: FIAT, Piaggio, gruppo Finmeccanica, Elettronica e Fincantieri, Magneti Marelli, Pirelli, New Holland, Carraro, Ferrero, Lavazza, Perfetti Van Melle, Luxottica, Benetton, Coin, Italcementi, Tecnimont, Prysmian, Techint, STMicroelectronics…
A questi grandi noimi si aggiungono una miriade di piccole e medie imprese attratte dal continente indiano.
L’Italia è’ attualmente il quarto partner commerciale dell’India tra i paesi UE, e nonostante questo, i margini di sviluppo esistenti per la penetrazione delle nostre merci sul mercato indiano sono ancora enormi. Questo suscita l’interesse di persone all’interno o vicine ai governi in grado di pilotare certi contratti e certe commesse. Non si può escludere che in India ci siano un certo numero di soggetti che hanno interesse a far fallire affari, in particolare certi affari, con l’Italia per favorire altri Paesi.
La realtà è che la Corte Suprema indiana ci ha messo più di quattro mesi per decidere di non decidere. La sentenza ha stabilito che a processare per l'omicidio di due pescatori i due fucilieri non potrà essere il tribunale del Kerala perché i fatti sono avvenuti in acque internazionali. Per i giudici indiani la giurisdizione italiana non poteva però essere riconosciuta poiché, a loro avviso, Latorre e Girone "non godevano dell'immunità sovrana" nell'esercizio delle loro funzioni di servizio militare armato con compiti di protezione e sicurezza a bordo del mercantile Enrica Lexie.
(segue...)
 
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Exatem

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#4
Fonti italiane hanno riferito che la Corte Suprema ha dato mandato di esaminare la vicenda alla luce dell'articolo 100 dell'Unclos, la convenzione dell'Onu sul diritto alla navigazione, sul dovere a cooperare nella repressione della pirateria. L'articolo prevede che ''tutti gli Stati cooperino al massimo nella repressione della pirateria in alto mare o in ogni altro luogo fuori dalla giurisdizione di qualunque stato''.
L'istituzione di un tribunale ad hoc rappresenta forse il tentativo della giustizia indiana di "passare" la gestione della delicata questione alla politica dal momento che i giudici hanno sottolineato che il tribunale speciale verrà costituito grazie al coordinamento tra la Corte stessa e il governo indiano.
Forse il Tribunale Militare di Roma poteva emettere un provvedimento limitativo per i due marò, rivendicando la propria competenza sui fatti. Questo avrebbe raggiunto lo scopo di trattenere in Italia i soldati senza impegnare il governo in una azione che può essere messa in discussione.
L'aspetto positivo è che Latorre e Girone sono sottratti al tribunale del Kerala, dove tra prove raffazzonate o artefatte e testimonianze inattendibili la condanna dei due militari sarebbe stata probabilmente scontata.

La vicenda appare estremamente nebulosa e contorta e le vere ragioni probabilmente sfuggono ma rimane comunque il vuoto istituzionale, la mancanza di coordinamento e l’indifferenza mondiale in cui l’Italia si è trovata a dover agire ricordandoci che i pirati non sono pacifici pescatori ma sono crudeli banditi abituati a sparare, anche bene con notevoli dotazioni di armi e munizioni.

Secondo Kim Petersen, consigliere per la sicurezza marittima americana: “L’escalation di tensioni diplomatiche tra Italia e India è figlia di un vuoto istituzionale di cui sono responsabili le Nazioni Unite. La decisione del governo italiano sui fucilieri del San Marco è comprensibile perché l’idea del tribunale speciale era rischiosa anche se l’intera vicenda rischia di inficiare gli sforzi dei governi nella lotta alla pirateria che, negli ultimi anni ha dato, grazie all’impiego dei militari, importanti risultati. Alle gravi lacune normative in materia sono responsabili principalmente le Nazioni Unite, incaricate di disciplinare in maniera organica e coordinata la materia”.
 
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#5
Finalmente, Exa, il tuo piglio chiarificatore investe anche questa questione!
:finger:
 

Exatem

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#6
Finalmente, Exa, il tuo piglio chiarificatore investe anche questa questione!
:finger:
Grazie Fulvio.
Inizialmente sono stato frenato da alcune "vicessitudini" che mi hanno visto ahimè protagonista involontario sul forum, poi mi sono gettato "anima e core" sul progetto Gnome-Rhone" che mi ha assorbito il sempre scarso tempo libero, infine aspettavo che la questione assumesse un aspetto più "definito" anche se ho sempre manifestato la mia opinione adottando ad esempio il "fiocco giallo" sia come avatar che in firma.

Mentre scrivo queste parole il tg (sono a casa in ferie :))ha appena detto che l'Europa, che tanti sacrifici ci chiede, se ne chiama fuori lavandosene le mani con "Pilatesco" disinteresse.
Noi continuiamo a disporci benevolmente a "strapparadicchio" mentre il resto del mondo se ne fotte o ne approfitta...
 
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re_solidworks

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#7
Questa vicenda è una schifezza e proprio come sottolinea Exa, per l'indifferenza degli altri stati. Possibile che nessuno dica la sua? Se una decina di stati iniziano a rafforzare le prove normative che l'india è nel torto, a mio parere, si mettono buoni.
L'apice della schifezza è poi la permuta marò-informazioni Finmeccanica.
Volete venirmi a raccontare che in quegli scambi si lavora senza tangenti? Negli stati esteri, specie quelli emergenti, le tangenti sono molto più fitte che in Italia, su questo non ho dubbi.
Che non vogliano farci passare per alimentatori della corruzione, a quei livelli è uguale per tutti gli stati.
 

PierArg

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#8
Ciao Exa, grazie per il tuo prezioso contributo sulla vicenda!

Io non mi esprimo altrimenti farebbero chiudere il forum.:mad:

Sono convinto che se fossero stati due soldati di diversa nazionalità, per dirne una a caso gli USA, questa controversia non si sarebbe nemmeno aperta.
 

SHIREN

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#9
ciao exaaaaaaaaa
ciao a tutti
penso che la situazione sia stata gestita nel miglior modo possibile
ad un primo impatto ci aspettavamo una soluzione un attimo piu spettacolare
nel senso che mandavamo le nostre portaerei facevamo decollare gli elicotteri "AUGUSTA"
si arrivava nel sito dove erano rinchiusi i maro' li si liberava con tanto di sparatorie cannonate mitragliate ecc ecc
e li si riportava in ITALIA
Nu filmsss!!!!!!!!!!!!!!!!
e invece piano piano tomo tomo:rolleyes:
i due maro' sono a casa
il resto so solo chiacchire
anche se so convinto che il tutto sia in concordanza con il governo indiano
grazie mille
 

Er Presidente

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#10
Purtroppo il casino è nato all'inizio. Quando un militare armato viene inviato fuori dalle "mura domestiche" tutte le ipotesi vanno risolte e protette da accordi preventivi.
Immaginiamo che i militari fossero stati imbarcati su una nave di scorta ad un convoglio, pensate logico. che una fregata armata avrebbe accettato di entrare in acque territoriali straniere per "riconoscere " dei pirati?
L'azione militare vive di regole d'ingaggio e di catena di comando e, dov'era la catena di comando che ha ordinato di fare fuoco?
E se, come è, qualcuno a Roma ha deciso di mandare dei soldati a fare i poliziotti all'estero senza forrnire:
- Il singolo militare di una chiara e responsabile catena di comando.
- L'intero gruppo di una protezione legalmente riconosciuta da ogni Stato "amico" o comunque coinvolto nelle ipotetiche azioni militari.
- Avere poi "caldeggiato" l'entrata in acque nazionali indiane la nave con tutti i militari a bordo senza un preventivo accordo internazionale firmato dai due governi

Chi dovrebbe alzare il telefono e proporsi come garanzia in cambio dei due militari?

Avere un (ex) Ministro (magari oggi ancora Deputato o Senatore) imprigionato in India avrebbe anche un vantaggio enorme, oltre che rilanciare la "palla" a loro, avrebbe la possibilità di "alzare il tiro" a livelli internazionali non trascurabili.

Io ho fatto il militare e una cosa so per certo, nessun sottoufficiale e' autorizzato a fare fuoco senza un ordine preciso di un Ufficiale e se non in presenza di regole di ingaggio precise, dove era l'Ufficiale in Comando? A Roma? e cosa sta aspettando a offrisrsi come responsabile diretto dell'azione in cambio della liberta' dei due "Maro'"?

Non so se avete visto il filmato del famoso "incidente" dei fotografi Iracheni scambiati per terroristi da un "gunner" su un elicottero americano. Per ben tre volte il milite all'arma ha chiesto l'autorizzazione ad aprire il fuoco e solo dopo che per ben tre volte la "voce" nella cuffia (l'ufficiale responsabile) ha dato l'autorizzazione, richiesta e ripetuta, ha aperto il fuoco.

E' cosi' che funziona e DEVE funzionare, e' troppo facile mandare dei graduati allo sbando ad affrontare situazioni abnormi di responsabilità con commistioni incredibili di miscugli di comando civile/militare (il comandante della nave) e poi meravigliarsi di aver fatto un casino e che poi la comunità internazionale ti guarda con stupore e sufficienza.

La famosa tragedia del Cermis e' un esempio preciso, il pilota americano dopo 24 ore era in America perche' NOI abbiamo accettato e firmato preventivamente un accordo che prevede che qualsiasi azione svolta da un militare americano in italia e' competenza degli americani, altrimenti col cavolo che aprivano le basi NATO.
 

Exatem

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#11
Per quanto riguarda le regole d'ingaggio, queste prevedono l'uso della forza graduata e proporzionale all'offesa. In concreto, quando viene avvistata un'imbarcazione sospetta per prima cosa si cerca di attirarne l'attenzione in vari modi, con la radio, con segnali visivi e sonori, cercando di fargli cambiare rotta. Se l’unità ostile persiste e si notano altre irregolarità, come magari la presenza di armi a bordo, l'allerta si innalza ulteriormente e si ricorre ai cosiddetti “warning shots”, cioè si sparano dei colpi di arma da fuoco in aria a scopo dissuasivo. Il passo seguente prevede spari in acqua, sempre a distanza di sicurezza. Gli spari diretti sull'imbarcazione sono solo “l'extrema ratio”.
Di sicuro c’è che gli accordi siglati tra Ministero della Difesa (retto allora da La Russa) e le compagnie armatoriali, lasciavano evidentemente ampi spazi di incertezza nei ruoli dei vari protagonisti, in particolare per i militari distaccati a protezione delle navi civili e nell’inquadramento che questi uomini avrebbero dovuto avere, nonché sulla linea di comando in caso di incidente.

I militari svolgevano una funzione propria delle forze armate, la di difesa del suolo nazionale (in acque internazionali le navi battenti bandiera italiana sono suolo nazionale), quindi sarebbero dovuti comunque dipendere da comandi militari e dalla responsabilità del ministero della difesa.
Invece questi soldati erano totalmente sottoposti alle decisioni del comandante civile del natante su cui erano imbarcati, al pari di mercenari pagati delle compagnie. Sono state proprio le discutibili decisioni del comandante della nave, di attraccare al porto del Kerala e di sbarcare i due militari, che hanno creato le condizioni per questa incresciosissima situazione.
Eppure le autorità di governo, dell’attuale governo, e le autorità militari dovevano essere state immediatamente avvertite dell’accaduto e avrebbero dovuto subito attivarsi per impedire che i propri uomini fossero consegnati alle autorità locali indiane la cui poca affidabilità è nota. Sappiamo infatti che molte delle motivazioni per cui lo stato del Kerala insiste nel perseguire i nostri fucilieri deriva dalla rivalità politica tra questo stato e le autorità nazionali indiane, probabilmente assai più propense a chiudere l’incidente.
Comunque si concluda la vicenda, le responsabilità dell’accaduto, da dividersi evidentemente tra chi organizzò il servizio, decise le regole di ingaggio e la linea di comando, e chi poi avrebbe dovuto gestire l’emergenza senza lasciare il destino dei militari in mano al comandante civile della nave, o peggio ancora all’armatore, dovranno essere accertate.
E qui le responsabilità sono, a mio avviso, al massimo livello ministeriale sia dell’attuale governo che del precedente.
E tornando alle regole di ingaggio, ricordo che ognuno ha le proprie e che proprio un’unità inviata dall’India è stata protagonista, nel novembre 2008, di un caso controverso. La fregata “Tabar” ha preso a cannonate il peschereccio thailandese “Ekawat Nava 5” che era finito in mano ai pirati somali, causando la morte di quindici marinai…
 

numero1

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#12
Ottima, e come sempre chiara, esposizione dei fatti :finger:
Grazie Exatem.
 

radio

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#13
Preferisco non commentare:

ROMA (Reuters) - I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone torneranno in India domani.

Lo annuncia Palazzo Chigi in una nota in cui riferisce che "il Governo italiano ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l'assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali".

"Il Governo ha ritenuto l'opportunità, anche nell'interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l'impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina hanno aderito a tale valutazione", prosegue il governo
 

Exatem

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#15
FUCILIAMOLI NOI...

Secondo molti osservatori, con la decisione di trattenere in italia i due militari, il governo italiano ha compromesso lo Stato italiano e la sua credibilita. La scelta ha avuto, come sappiamo, conseguenze anche sull’ambasciatore italiano in India: “Per questa Corte suprema se l’Italia non rida’ indietro i marinai si mette fuori dalla legge. Siccome lo Stato è fuorilegge non esiste piu’ l’immunita’ per l’ambasciatore perche’ rappresenta un Paese illegale”.

Le cronache hanno evidenziato che i due militari italiani, al termine degli interrogatori, tenutisi a dieci giorni di distanza l'uno dall'altro e a cui sono stati sottoposti dal PM della procura militare, sono stati iscritti come indagati per "violata consegna aggravata" e per "Dispersione di armamento militare".
In pratica la procura intende in questo modo accertare se le regole di ingaggio sono state rispettate. Il secondo capo di accusa è invece quasi banale nonostante l'altisonanza dei termini. Si tratta infatti, dell'accusa di "dispersione" dei proiettili sparati dai due fucilieri...
Si è così conclusa l'istruttoria che era stata aperta appena successi i fatti con l'iscrizione nel registro degli indagati. Nello stesso momento oltre che per i reati militari, sono stati iscritti anche per il reato “civile” di omicidio colposo e, essendo quest’ultimo più grave dei precedenti, sono stati trasmessi gli atti e la conseguente riformulazione dell’accusa in omicidio volontario.
In casi come questo, in cui i reati sono connessi, è possibile che la procura militare trasmetta gli atti alla procura ordinaria che si occupa del reato più grave. Il Pm ha anche disposto una perizia sul computer di bordo della petroliera su cui sono registrate le comunicazioni tra il comandante della navve e l’armatore. Si tratterebbe comunque di una ricostruzione parziale dato che continuano a mancare i risultati delle autopsie e le perizie balistiche, richieste con due rogatorie internazionali sollecitate senza esito.

Naturalmente alla notizia che i due soldati italiani non sarebbero rientrati in India, si è scatenato il putiferio. Il premier indiano Manmohan Singh ha sparato ad alzo zero, condividendo il senso di indignazione che ha travolto il paese mentre il suo governo si affrettava a bloccare ogni permesso di movimento al nostro Ambasciatore Daniele Mancini.

L’unione europea di fronte a questo aggravarsi dei rapporti tra i due paesi ha scelto la via “dello struzzo”, nascondendo la testa sotto la sabbia e dichiarando un laconico ” la Convenzione di Vienna deve essere rispettata da tutte le parti”.

Insomma, ce n’è già abbastanza per doversi turare il naso ma, spettacolo nello spettacolo, ecco arrivare l’inaspettato dietro front del governo italiano.
"Sulla base delle decisioni assunte dal comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica - si legge in una nota di Palazzo Chigi - il governo italiano ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei fucilieri di marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto, del ritorno in italia entro il 22 marzo” (copia-incolla da Internet).

Esultano i pescatori del Kerala mentre il ministro degli esteri indiano assicura che i nostri non rischiano la pena di morte.
In Italia invece è iniziata l’arrampicata sugli specchi confermando la "ferma volontà" tanto sbandierata negli ultimi giorni.
Certo, il governo è riuscito a strappare la promessa scritta che i due non saranno fucilati.
Non importa...
tanto li abbiamo già giustiziati noi, e con loro, tutti i militari italiani impegnati a fare quotidianamente quanto viene loro richiesto, sia che si tratti dell'umiliazione di raccogliere il pattume da Napoli, sia che si tratti di mantenere l’ineccepibile comportamento nelle missioni umanitarie.
Abbiamo salvato qualche mega contratto (con cui ci hanno probabilmente ricattato) ma abbiamo demolito quel po’ di credibilità internazionale che tanto faticosamente abbiamo conquistato spesso con il sangue dei nostri caduti, ad iniziare dai primi 18 del 1900, quando l'Italia decise di inviare in Cina un contingente militare insieme ad altre sette grandi potenze per la salvaguardia dei cittadini stranieri minacciati dalla Rivolta dei Boxer, e occuparono Pechino (dal dopoguerra sono quasi 150 i militari italiani caduti in missioni di pace).

Avendo valutato le complicazioni economiche, abbiamo abbassato i calzoni assumendo la posizione consona alla bisogna, decisione assunta un presidente, sentito un altro presidente, con l’appoggio di un ministro, senza il parere del ministro interessato, che però non si è dimesso, così come non si è dimesso il collega della difesa che in segno di protesta si è alzato e ha lasciato la riunione del consiglio di sicurezza (!).
Questo passerà alla Storia come l’atto più ignobile compiuto dall’Italia nei confronti dei suoi militari.
Patetico, ridicolo, il sottosegretario che ha detto che “la parola data da un italiano è sacra: noi avevamo solo sospeso” il rientro in India “in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni”. Dimenticando però che la nota della Farnesina dell’11 marzo non parlava di ”sospensione” ma comunicava che ”l’Italia ha informato il governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso.”

Così se prima grazie al professore eravamo il 17° lander tedesco, ora siamo il 29° Stato della Federazione Indiana.

Si consiglia di presentare al più presto domanda di cittadinanza indiana.
 
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Oldwarper

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#16
Chiedo l'incriminazione del presidente quale Comandante in Capo delle Forze Armate, colpevole dei reati di Alto Tradimento e Oltraggio alla Bandiera.

Nonno, quello "straccio" che hai dietro alla schiena non e' li' per fare ombra. E' il sangue degli Italiani che sono morti per essa e che tu usi per infagottare i pacchi regalo per quattro speculatori e una rimbambita tedesca con le malcelate manie egemoniche di nonno adolfo.
Forse non s'e' mai chiesto perche' il saluto e' dovuto prima a Lei solo dopo al Presidente della Repubblica.

Rispetto ed onore.

Questo manca ai nostri governanti. Questo hanno i nostri ragazzi deportati in India come merce di scambio.
 
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Oldwarper

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#17
Si consiglia di presentare al più presto domanda di cittadinanza indiana.
Visto tutti gli indopachistani che girovagano senza arte ne' parte nel nostro paese, sara' tutto molto piu' facile...
Invece che imparare loro la nostra lingua ci conviene imparare noi la loro.:mixed::bekle:
 
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#18
Io invece l'avevo interpretata come una Craxiana manovra per unire l'utile al dilettevole.
Prima (Natale) li faccio rientrare in India, così iniziate a fidarvi, e tirate fuori il vero problema degli elicotteri. Poi li tengo in Italia per costringervi a mettere nero su bianco quello che fin'ora non avete voluto fare. Quando mi sento tranquillo che i due italiani saranno protetti da questi accordi (finalmente stipulati), te li faccio tornare in India così vi mettete a posto le scartoffie, visto che è chiaro che ormai gli accordi sono stati presi, si deve solo seguire il formalismo della via ufficiale.

Il tutto, anche con il rischio di perdere la faccia.

Forse sono miope. Si, probabilmente sono miope...
 

Oldwarper

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#19
Io invece l'avevo interpretata come una Craxiana manovra per unire l'utile al dilettevole.
Tutto puo' essere, ma mi sa che stiamo sopravvalutando l'intelligenza politica dei nostri capi.

Mai attribuire a scaltrezza cio' che e' piu' facilmente spiegabile con la stupidita'.
 

numero1

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#20
Io invece l'avevo interpretata come una Craxiana manovra per unire l'utile al dilettevole.
Prima (Natale) li faccio rientrare in India, così iniziate a fidarvi, e tirate fuori il vero problema degli elicotteri. Poi li tengo in Italia per costringervi a mettere nero su bianco quello che fin'ora non avete voluto fare. Quando mi sento tranquillo che i due italiani saranno protetti da questi accordi (finalmente stipulati), te li faccio tornare in India così vi mettete a posto le scartoffie, visto che è chiaro che ormai gli accordi sono stati presi, si deve solo seguire il formalismo della via ufficiale.

Il tutto, anche con il rischio di perdere la faccia.

Forse sono miope. Si, probabilmente sono miope...
Probabilmente hai ragione Fulvio è andata così, ma accidenti ......... :( è stato un voltafaccia da paura, e si' che in Italia dovremmo esserne abituati.
Tanto valeva adesso, a mio parere, proseguire su questa linea e tenerci i ns. 2 soldati qui'.
Ciao