Test colloquio lavoro

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Ai candidati fu chiesto di rispondere semplicemente Si o No, o fu chiesta loro una giustificazione alla loro risposta?
Sì o no. Chiedendo di non dare altre risposte.

La motivazione è vedere anche la reazione alla necessità di dover dare una risposta secca. Di sicuro qualcuno immagina una specie di patibolo dove alla risposta "no" sarebbe partita la mannaia a troncare le dita del candidato, ma le cose non vanno mai in questa direzione.

A parte quello che ha risposto con la terza opzione (quando gli era stato chiesto esplicitamente di rispondere con una delle altre due), che così facendo si è giocato quasi tutte le possibilità a suo favore (chi sceglie le vie di fuga nei momenti di scelta binaria è un pericolo in azienda...), con tutti gli altri abbiamo discusso della loro risposta.

Un altro ha finto di aver capito l'errore (pensando di aver davanti qualcuno che non se ne sarebbe accorto...), mettendo in questo modo fine alla discussione sull'argomento (e anche alle sue possibilità...).

Uno ha insistito sulla correttezza sua risposta (cosa che mi è piaciuta), e ha anche detto che avrebbe approfondito la cosa indipendentemente dall'esito del colloquio (e ancora nella lista...).

Uno di loro non ha capito la risposta (il diplomato), ma in generale ha dimostrato una buona preparazione e (ovviamente) la migliore esperienza ed è il secondo candidato a essere passato.

Gli altri due preferisco scordarmi anche di averli visti.
 
Professione: Ingegnere
Software: Alcuni, ma non tutti
Regione: Campania
No: il ragionamento è sbagliato.

Se applichi questo ragionamento al secondo disegno, dove la tensione è generata dalla molla, e applichi una massa di 0.1 kg, anche in questo caso la tensione della corda dovrebbe aumentare, ma dato che la molla non si allunga, significa che la tensione nel filo è rimasta invariata.

La deduzione deve essere quella che le due tensioni, non si sommano.
il fatto è che i 2 N non vanno sommati ai 10 kg per ottenere il carico. una volta applicato il carico (che però deve superare i 2 N per creare un distacco, e quindi un ulteriore allungamento del filo) è solo quest'ultimo a tendere il filo, per 98 N. questo perchè il supporto S è fisso e rigido. tra un carico applicato di 0 N e 2 N il filo proprio non vede alcuna differenza di carico
è stato uno degli scogli più ardui da capire ai tempi di costruzione di macchine, è lo stesso caso della vite serrata
Scusa, ma dissento. Premetto che l'indeformabilità non esiste in natura, quindi è necessario scegliere un modello ed applicarlo, e se il risultato dovesse apparire assurdo, questo è dovuto all'assurdità delle premesse.

Se è tutto indeformabile la condizione finale è iperstatica e le due tensioni vanno sommate. Equivale ad applicare due forze al filo e non c'è alcuna ragione per la quale all'applicare della seconda, la prima dovrebbe scaricarsi. Il diagramma di corpo libero dà questa risposta.

Non mi parlate di viti precaricate. Non c'entrano niente, la frase "il precarico del bullone non varia la sua resistenza ultima" si basa sull'allungamento della vite che stacca i piattelli. Ipotesi che nel testo è stata esclusa.
 
Professione: Ingegnere
Software: Alcuni, ma non tutti
Regione: Campania
Ad ogni modo, "filo inestensibile e di massa trascurabile" è un modello ideale di qualcosa che non risente di temperatura, campi magnetici, neutrini o altro. E' un mezzo che trasporta in modo flessibile il punto di applicazione di una forza in un altro.
Io non metto in dubbio che "filo inestensibile" sia in linea di massima una semplificazione. E non metto neanche in dubbio che le semplificazioni siano alla base delle conoscenze scientifiche. Quello che dico è che se stai studiando un fenomeno basato sull'elasticità (il distacco del piattello), mettere l'inestensibilità tra le ipotesi di partenza è un po' come spararsi in un piede.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Se è tutto indeformabile la condizione finale è iperstatica e le due tensioni vanno sommate.
No, perché le reazioni vincolari non dipendono dallo spostamento (vedi sotto). La reazione vincolare è sempre pari "a quello che resta" dopo aver sommato (vettorialmente) tutte le forze agenti. Nel caso in questione, al piattello è applicata la tensione del filo che "tira in su", il peso attaccato che "tira in giù", e quello che resta per tenere tutto fermo è la reazione vincolare del supporto. Sommando tutto, si vede che la tensione del filo non cambia fino a quando la forza peso non supera la tensione imposta nel filo.

Riguardo al fatto che le reazioni vincolari esistano e si modifichino anche nel caso di corpi rigidi e senza movimento alcuno, riporto l'esempio di un mio post precedente.

Esempio: su un piano orizzontale infinitamente rigido è appoggiato un oggetto anch'esso infinitamente rigido; la reazione vincolare del piano è pari alla forza-peso dell'oggetto; se applico a quell'oggetto una forza verticale verso l'alto, pari a metà del suo peso, l'oggetto non si muove e non si deforma, ma la reazione vincolare del piano si dimezza.
 
Professione: Ingegnere
Software: Alcuni, ma non tutti
Regione: Campania
No, perché le reazioni vincolari non dipendono dallo spostamento (vedi sotto). La reazione vincolare è sempre pari "a quello che resta" dopo aver sommato (vettorialmente) tutte le forze agenti.
Dove hai letto questa legge? Sotto quali ipotesi è valida?
Io dico che è valida solo nel caso di "vincoli deformabili nell'ipotesi di piccoli spostamenti", ovvero la reazione vincolare continua a non compiere lavoro quando applichi il principio dei lavori virtuali, ma è originata da una deformazione del supporto, che è la misura di "quello che resta" dopo aver sommato le forze.
Se neghi la deformabilità, neghi la legge che hai appena esposto, tranne che in contesti isostatici.

Esempio: su un piano orizzontale infinitamente rigido è appoggiato un oggetto anch'esso infinitamente rigido; la reazione vincolare del piano è pari alla forza-peso dell'oggetto; se applico a quell'oggetto una forza verticale verso l'alto, pari a metà del suo peso, l'oggetto non si muove e non si deforma, ma la reazione vincolare del piano si dimezza.
Facile così, il sistema resta isostatico. Proviamo con un esempio più simile a quello del filo. Hai un piano orizzontale infinitamente rigido con appoggiato un oggetto anch'esso infinitamente rigido. Al di sopra dell'oggetto ed in contatto con esso c'è un altro piano orizzontale infinitamente rigido.

Come lo risolvi?
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Vediamo se riusciamo a mettere fine almeno alla questione di quella tensione che si dovrebbe sommare...

Cerco di farlo con un problema un po' diverso che serve come supporto per delimitare meglio alcuni dettagli del problema iniziale posto in #1

Un filo F, inestensibile e di massa trascurabile, è tenuto in tensione tra un piattello P, indeformabile, e anch’esso di massa trascurabile, e una massa sospesa con il rinvio di una carrucola ideale (indeformabile e di massa trascurabile). Il piattello appoggia al supporto fisso S, tenuto in posizione dalla tensione generata dalla massa appesa. Al piattello vengono appese successivamente due masse da 0.1 kg e rispettivamente 0.2 kg.

1) Si stabiliscano le tensioni del filo inestensibile nei due casi elencati.
2) Si dica se nei casi elencati oppure in assenza di alcuna massa appesa, si abbia movimento in alcuna parte del sistema.
TS1.PNG

Nota (importante): questa non è una revisione del primo esercizio. E' un esercizio diverso che si pone finalità diverse. Sarà utile per comprendere alcuni errori che molti commettono quando i sistemi non sono immediatamente intuitivi come invece la maggior parte delle volte altri sono.
 

tanticapelli

Utente Standard
Professione: Impiegato tecnico
Software: AutoCAD e SolidWorks 2016 SP 5.0 Professional Solidworks 2017 SP 5.0 Professional
Regione: Piemonte
Hai ragione nell'esempio che porti, ma usciamo fuori dalle condizioni del quesito come posto. Per molti versi.
Il piattello è libero di muoversi e non è confinato dai due muri, per cui non avrai mai la condizione di passare da una trazione ad una compressione, nell'asta in esame.
Poi non è un'asta ma un filo per cui, per definizione, in un filo non puoi avere compressione.
Nasce come trazione e trazione resta anche dopo l'applicazione del carico.
Se volessi seguire il tuo esempio, dovrei dire raffreddo l'elemento fino ad avere 2N di tensione, poi lo raffreddo ancora per aggiungere altri 98,06N, cosa otterresti?
Il nocciolo della questione sta nel MENO 2N, condizione garantita esclusamente dalla presenza della piastra S e dal tipo di vincolo del piattello (unidirezionale).
Ripeto, è corretto dire che AL PIATTELLO ci saranno 98-2 Newton, ma è altrettanto corretto dire che appena dopo il piattello ci saranno 98+2 Newton.

Mi sembra quasi come un tizio che guardando in cielo mette il polpastrello davanti alla Luna, sobbalza e pensa: "Cazzarola sono ingrassato parecchio, ho il pollice quanto la Luna ormai"
Ma ricordavo che questi menate si facevano alle medie per scherzare, non pensavopotessero essere oggetto di test d'assunzione... brrrr.....
Ringrazio Dio (visto che è pure Pasqua) di non essere stato sottoposto ad un test tipo questo con sapore di talent show ma ad un test normale (direi piuttosto lungo visto che è durato 16 o 18 ore non ricordo) che valutava le mie attitudini pratiche nel bene e nel male.
E ho pure vinto su un ingegnere e io sono solo un geometra.

Secondo me alle volte è meglio fermarsi un MOMENTO e darci un TAGLIO.

Buona Pasqua a tutti
 
Professione: Ingegnere
Software: Alcuni, ma non tutti
Regione: Campania
Vediamo se riusciamo a mettere fine almeno alla questione di quella tensione che si dovrebbe sommare...

Cerco di farlo con un problema un po' diverso che serve come supporto per delimitare meglio alcuni dettagli del problema iniziale posto in #1



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Nota (importante): questa non è una revisione del primo esercizio. E' un esercizio diverso che si pone finalità diverse. Sarà utile per comprendere alcuni errori che molti commettono quando i sistemi non sono immediatamente intuitivi come invece la maggior parte delle volte altri sono.
Noto con piacere che qui l' esercizio è diventato isostatico e quindi la sua soluzione torna univoca, indipendentemente dal legame costitutivo di un ipotetico materiale indeformabile.
Mi dispiace exxon, hai sbagliato a giudicare dei professionisti (sia i tuoi candidati, sia noi del forum) sulla base di un esercizio mal posto. Ed è inutile che ti ostini a dire che è banale e chi non lo sa risolvere è un ignorante. Questo thread ti dimostra il contrario. A meno che non siamo quasi tutti ignoranti, e allora considerando dove hai messo l'asticella forse stavi facendo le selezioni per la NASA.

È un po' come chiedere se pesa più un kg di piume o un kg di piombo. Il ragazzino delle elementari ti dice che sono uguali, un ingegnere non può che farti notare che, se parli di massa inerziale, il kg di piombo pesa un po' di più.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
@meccanicamg
Ciò che hai riportato e ciò che è scritto sono due cose totalmente diverse, basta leggere.

@Fulvio Romano
Menomale che avevo scritto in chiaro che questa non era una rivisitazione dell'esercizio in #1 !

Comunque, dato che hai scritto che adesso è semplice, rispondi ai punti che ho elencato: servono per lo step successivo...
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Comodo accusare gli altri di dire castronerie invece di dare due risposte che dimostrerebbero le proprie (vedi sistemi isostatici e compagnia).

Comunque, nessuna gara e nessuna ricerca di vincitori: fino a quando non ci si ritira nelle proprie torri, evitando il confronto, ogni discussione è costruttiva. Io sono sempre aperto al confronto sul piano tecnico, se ti chiami fuori... peccato.
 

PaoloColombani

Utente Standard
Professione: Progettista Industriale / R&D
Software: Rhino, Alias, SW, Inventor, Lisa, OpenFoam, altri
Regione: Emilia
Mi sottopongo io al tuo esercizio, così sblocchiamo la discussione.

Definizioni:
Τ : carico che fornisce la tensione [N]
Q : carico appeso al piattello [N]
τ : tensione della fune [N]

...il simbolo τ potrebbe indurre in confusione per il suo comune utilizzo come tensione interna specifica avente la dimensione di una pressione.

Valori noti:
Τ = -2 N
g = -9.81 m/s²

Incogninta:
τ = ?

L'equazione che identifica τ:
τ = |T| (solo se -Q ≤ -Τ)

La condizione -Q ≤ -Τ soddisfa l'equilibrio statico del sistema. Quando -Q > -Τ l'equilibrio è violato e si entra in campo dinamico.

Dunqe, i casi 1 e 2:

Q1 = m1∙g = -0.981 N
Q2 = m2∙g = -1.962 N

In entrambi i casi è soddisfatta la condizione -Q ≤ -Τ (quesito 2) per cui:

τ1 = τ2 = |T| = 2N (quesito 1)
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Premetto che anche se mi capita di esaminare candidati come parte della mia attività, di certo non è mia intenzione farlo con colleghi che posso trovare in rete. Le risposte che chiedevo servono a creare un processo logico che porti al chiarimento dell'analisi tecnica di un sistema.

Bene, abbiamo stabilito che nei sistemi in #107 (fino al punto di break-even, 2 N di forza peso applicata al piattello) non si muove nulla.

Restando entro il limite di break-even, c'è qualche differenza se modifichiamo il sistema come segue?

T21.PNG

Nota: ricordo che il filo è flessibile ma inestensibile.
 

PaoloColombani

Utente Standard
Professione: Progettista Industriale / R&D
Software: Rhino, Alias, SW, Inventor, Lisa, OpenFoam, altri
Regione: Emilia
Sembra che nessuno abbia più voglia di intervenire. Come mai?
Nella condizione di equilibrio statico il vincolo in 'O' è nullo, non genera alcuna azione, per cui lo schema equivale al precedente.
 

cacciatorino

Moderatore SolidEdge
Staff Forum
Professione: Ingegnere meccanico
Software: SolidEdge CoCreate Salome-Meca
Regione: Porto Recanati, ma con l'appennino nel cuore
Sembra che nessuno abbia più voglia di intervenire. Come mai?
Nella condizione di equilibrio statico il vincolo in 'O' è nullo, non genera alcuna azione, per cui lo schema equivale al precedente.
L'utente autore della discussione e' stato "fermato" per un po'. Finche' non e' abilitato a scrivere di nuovo potremmo evitare di alimentare la discussione vista l'impossibilita' del contraddittorio.
 

Zac69

Utente Standard
Professione: Disegnatore
Software: Inventor
Regione: Piemonte
Io non ho fatto le squole alte ma 10kg sono 98.06N, quindi aggiungendo i 2N per me ci sarebbe stato (approssimando per difetto)
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
Sembra che nessuno abbia più voglia di intervenire. Come mai?
Perché quando si tratta di fare polemica c'è molta più disponibilità che a discutere di questioni tecniche.

Nella condizione di equilibrio statico il vincolo in 'O' è nullo, non genera alcuna azione, per cui lo schema equivale al precedente.
Perfetto (e corretto).

Abbiamo stabilito che il filo collegato al piattello non vede alcuna differenza nel caso in cui ci sia il vincolo in 'O', oppure no. In entrambi i casi, per forze peso applicate al piattello variabili da zero a 2 N, la tensione del filo resta invariata. E' comunque pari a 2 N.

La prima considerazione (tutt'altro che banale) è che la forza peso (fino a 2 N) non si somma alla tensione del filo. C'è chi aveva sostenuto l'opposto, e il test iniziale (ora perfettamente sovrapponibile al sistema descritto in #114) mirava proprio a valutare la capacità di rendersene conto.

Manca poco alla definizione completa del sistema:
"cosa succede in #114 quando la forza peso è maggiore di 2 N?"

Nota: come detto più indietro, con "tensione" ho inteso sempre indicare una forza. In italiano il termine tensione si utilizza sia per la forza, sia per la pressione (ma in questo caso con il simbolo σ, non τ). Dato che nelle altre lingue tecniche si adopera "tensione" per la forza e "tensione specifica" per la pressione, preferisco utilizzare questi termini (ammessi) anche in italiano.
 
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+forte

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