Professionisti - Ritorno al pagamento in contanti

gfrank

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#21
....Un'ultima domanda: Sai mica anche quali conseguenza fiscali sono conseguenti a questo regolamento?

Ossia: Se compro una casa con valore catastale 60.000 al suo valore di mercato, diciamo 180.000, quanto dovro' pagare in piu' rispetto a comprarla a 62.000 (e tutto il resto in nero ovviamente)?
E per chi vende vale ancora la regola che le plusvalenze non sono tassate per la prima casa con residenza per piu' della metà del primo periodo?

Grazie Mille!
2 ACCERTAMENTO VALORE NELLE CESSIONI DI IMMOBILI (ART. 35, COMMI 2, 3, 4 E 23-BIS)
L’articolo 35, comma 2, del decreto, attraverso una modifica dell’articolo 54 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, incide – ampliandoli – sui poteri di rettifica esercitabili dall’ufficio in relazione alle dichiarazioni presentate ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
In particolare, la nuova disposizione consente all’ufficio – relativamente alle operazioni aventi ad oggetto la cessione di beni immobili e relative pertinenze – di rettificare direttamente la dichiarazione annuale IVA quando il corrispettivo della cessione medesima sia dichiarato in misura inferiore al “valore normale” del bene.
In relazione alla determinazione di tale valore occorre riferirsi alla nozione individuata dall’articolo 14 del DPR n. 633 del 1972, ai sensi del quale “per valore normale dei beni e dei servizi si intende il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per beni e servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui è stata effettuata l’operazione o nel tempo e nel luogo più prossimi”.
La dichiarazione di un corrispettivo inferiore al “valore normale” del bene, determinato secondo i criteri sopra descritti integra, pertanto, la prova dell’esistenza di operazioni imponibili o l’inesattezza delle indicazioni relative alle operazioni che danno luogo a detrazione, di cui all’articolo 54, comma 3, del DPR n. 633 del 1972.
Al riguardo, occorre evidenziare che il comma 23-bis dell’articolo 35, inserito dalla legge di conversione, ha introdotto una presunzione nella determinazione del valore normale ai fini del citato articolo 54, terzo comma, prevedendo che per i trasferimenti immobiliari soggetti ad IVA, finanziati mediante mutui fondiari o finanziamenti bancari, il “valore normale” – da
assumere quale parametro di riferimento ai fini della eventuale rettifica della dichiarazione – non può comunque essere inferiore all’ammontare del mutuo o finanziamento erogato.
In coerenza con il contenuto delle disposizioni in esame, l’articolo 35 del decreto abroga l’articolo 15 del decreto legge 23 febbraio 1995, n. 41, che escludeva la rettifica ai fini IVA del corrispettivo delle cessioni di fabbricati classificati o classificabili nei gruppi A, B e C, qualora lo stesso fosse stato indicato nell’atto in misura non inferiore al valore determinato in base all’articolo 52, commi 4 e 5, del DPR n. 131 del 1986, cioè al valore catastale.
In modo del tutto analogo, nel perseguimento della medesima ratio, il legislatore è intervenuto integrando l’articolo 39, comma 1, del DPR 29 settembre 1973, n. 600 in materia di accertamento delle imposte sui redditi.
Gli uffici finanziari, pertanto, possono rettificare direttamente il reddito d’impresa tenendo conto del “valore normale” dei beni immobili ceduti quando questo risulti superiore al corrispettivo dichiarato, senza dover preventivamente dimostrare, ad esempio, l’incompletezza, falsità o inesattezza degli elementi indicati in dichiarazione ovvero l’irregolare tenuta delle scritture contabili ai sensi del successivo comma 2 del medesimo articolo 39.
Il “valore normale” dei beni da assumere come parametro di riferimento ai fini del controllo deve essere individuato ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del TUIR, che ripropone nella sostanza la medesima disposizione prevista ai fini dell’imposta sul valore aggiunto.
Una disposizione analoga a quella appena richiamata, che prevede la rettifica ai fini dell’imposta di registro sulla base del valore normale, è contemplata al successivo comma 23-ter dell’articolo 35 (vedi infra paragrafo 14).
 

gfrank

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#22
Continua ...

In pratica, in una cessione tra impresa e privato, viene calcolata l'iva evasa e l'adeguamento del corispettivo nella dichiarazione dei redditi dell'impresa (in genere, gli accertamenti dell'ADE vengono inviati "in solido" all'acquirente e al venditore)

Tra soggetti privati, le tasse vengono calcolate (dal notaio) sul valore catastale, anche se l'importo della compraventita è maggiore.
Se viene dichiarato il valore reale della transazione (se superiore al valore catastale), si può chiedere uno "sconto" alla parcella del notaio
E' comunque possibile qualche accertamento se il valore dichiarato nella compravendita è inferiore al "valore normale", che però tra privati, non dovrebbe produrre alcuna sanzione.
 

Druck

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#25
Ciao,

lascio il mio ultimo contributo al 3ad in quanto sta sera casualmente ho bevuto qualche bicchierino col commercialista e abbiamo parlato proprio di questa cosa.

Allora:
Premesso il fatto che non e' lecito dichiarare un valore inferiore a quello dell'effettiva compravendita, la GdF non ha eseguto ancora nessun controllo conosciuto sull'intero territorio nazionale, per compravendite tra privati il cui valore sia almeno uguale al valore catastale+coeff.agg. Quindi, se sulla carta cambia tutto, in pratica resta tutto come prima.

In pratica, da quello che mi è stato detto (contradditemi pure se cio' che dico è falso), l'introduzione di prodi del valore di mercato ha dato come conseguenze:
- Una maggiore intestazione alla persona fisica dei costruttori e dei vari parenti per eludere il tutto sui ristrutturati.
- Un compenso extra per i notai (come se ne avessero bisogno), in quanto la parcella+sconto è sempre superiore alla parcella relativa al solo valore catastale.
- Un maggior esborso per chi compra del nuovo.

Tutto questo va ovviamente a discapito di chi compra, il solito povero consumatore, che non ha conoscenze, che fa un mutuo di 30anni per liberarsi dell'affitto, che se vuol aver speranza di sopravvivere e deve accollarsi anche questi "extra".

A me sembra piu' una mafia che uno stato di diritto che riscuote tasse per costuire scuole e strade......
Poi c'e' anche chi ha detto che le tasse sono una cosa bellissima un po' di tempo fa.....

Scusate, ma io mi sento un cittadino normale, che fa i conti con la realtà, che deve campare solo del suo stipendio e di quello della mia compagna, con tutte le spese che ci sono oggi, chi è nella mia situazione mi può sicuramente capire se preferisco evadere questo tipo di balzelli......

Buona notte!
 

Meccbell

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#26
Ciao,

lascio il mio ultimo contributo al 3ad in quanto sta sera casualmente ho bevuto qualche bicchierino col commercialista e abbiamo parlato proprio di questa cosa.

Allora:
Premesso il fatto che non e' lecito dichiarare un valore inferiore a quello dell'effettiva compravendita, la GdF non ha eseguto ancora nessun controllo conosciuto sull'intero territorio nazionale, per compravendite tra privati il cui valore sia almeno uguale al valore catastale+coeff.agg. Quindi, se sulla carta cambia tutto, in pratica resta tutto come prima.

In pratica, da quello che mi è stato detto (contradditemi pure se cio' che dico è falso), l'introduzione di prodi del valore di mercato ha dato come conseguenze:
- Una maggiore intestazione alla persona fisica dei costruttori e dei vari parenti per eludere il tutto sui ristrutturati.
- Un compenso extra per i notai (come se ne avessero bisogno), in quanto la parcella+sconto è sempre superiore alla parcella relativa al solo valore catastale.
- Un maggior esborso per chi compra del nuovo.

Tutto questo va ovviamente a discapito di chi compra, il solito povero consumatore, che non ha conoscenze, che fa un mutuo di 30anni per liberarsi dell'affitto, che se vuol aver speranza di sopravvivere e deve accollarsi anche questi "extra".

A me sembra piu' una mafia che uno stato di diritto che riscuote tasse per costuire scuole e strade......
Poi c'e' anche chi ha detto che le tasse sono una cosa bellissima un po' di tempo fa.....

Scusate, ma io mi sento un cittadino normale, che fa i conti con la realtà, che deve campare solo del suo stipendio e di quello della mia compagna, con tutte le spese che ci sono oggi, chi è nella mia situazione mi può sicuramente capire se preferisco evadere questo tipo di balzelli......

Buona notte!
Eh, forse i bicchierini bevuti erano un po' troppi, almeno per il tuo commercialista. :p
E' vero, come ti è stato detto, che la GdF non ha compiuto nessun accertamento.
Ma per il semplice motivo che non è la GdF che fa queste cose, bensì l'AdE, che al limite si avvale dell'opera della GdF per raccogliere ulteriori dati necessari all'emissione degli avvisi di accertamento.
Inoltre la "molla" che fa scattare il meccanismo, e di questo mi pare si parlasse, è l'aver stipulato un mutuo di importo superiore al valore dell'immobile dichiarato nell'atto di compravendita.
Stiamo parlando di cose attinenti la stessa materia, ma basate su fondamenti diversi.

Anche il giochino di ristrutturare un'immobile senza farlo passare da un costruttore allo scopo di eludere l'IVA è vecchio come Matusalemme.
Mai sentito parlare di permute indirette, cessione di diritti e cosine del genere ?

Quanto ai notai (che fanno benissimo il paio con i commercialisti, tanto per capire in che compagnia ci si trova), guarda che non li obbliga mica nè il giudice istruttore e neppure il loro medico a parcellare secondo i parametri che si sentono in giro.
La storia delle parcelle fissate dall'ordine e cose varie è una bufala pazzesca. Lo è sempre stata e lo è ancor più ora, dopo il DL 223 del luglio 2007.
Anche qui, come ci si sceglie il venditore per l'immobile e la banca per il mutuo, basta farsi fare una manciata di preventivi da vari notai e vedrai che le cifre scendono anche di percentuali a 2 cifre.

Quanto alle tasse, alla loro o meno bellezza, questi sono discorsi che lascio benissimo agli azzeccagarbugli della sociologia spicciola.

A me, piuttosto, interessa che se lo stato mi chiede di pagare 10 io sia certo che innanzitutto quel 10 serva davvero e che poi io non debba pagare 10 perchè qualche altro "furbo" paga 5 o anche niente del tutto.
E sinceramente che i "furbi" siano industriali, commercianti, finanzieri oppure operai, impiegati, pensionati o altro a me non me ne importa un bel tubo.
Nel momento che il "furbo" tende a mettermelo in quel posto io mi incaxxo nello stesso modo, a prescindere dal suo status.
Almeno su questo sono anch'io per la tolleranza zero.

:)
 
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Druck

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Regione: Lombardia
#27
Eh, forse i bicchierini bevuti erano un po' troppi, almeno per il tuo commercialista. :p
:)
Forse hai ragione. Il fatto è che con questa categoria non risesco mai a capire se sono sobri o ubriachi.:rolleyes:
Con i tecnici invece si vede subito (almeno a me mi tanano subito ogni volta.....)
 

gfrank

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#28
Retromarcia:

A decorrere dal 25.6.2008 l’importo massimo consentito per i trasferimenti in contanti è stato riportato ad €. 12.500,00.

Si evidenzia che rispetto alla normativa vigente fino al 29.4.2008 (in base alla quale il divieto di utilizzo del contante era previsto per importi superiori a €. 12.500) il nuovo limite trova applicazione con riferimento alle somme di importo pari o superiore a € 12.500,00 ed è sempre riferito a singola transazione.

Inoltre a decorrere dal 25.6.2008:
  • gli assegni bancari e postali sono trasferibili se emessi per importi inferiori a €. 12.500,00, con la conseguenza che la clausola di non trasferibilità trova pertanto applicazione con riferimento agli assegni di importo pari o superiore a €. 12.500,00 (anziché €. 5.000,00);
  • resta l’obbligo di pagare l’imposta di bollo di €. 1,50 per ciascun assegno trasferibile
  • non è più necessario, per ogni girata, indicare il codice fiscale del girante
Ma l'imposta rimane.
Nuovo cambiamento ....
Con il decreto salvaitalia del dicembre 2011 il limite di utilizzo dei contanti è stato ribassato a 1.000 euro. Compresi i pagamenti delle pensioni.