Professionisti - Ritorno al pagamento in contanti

gfrank

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#1
Il Decreto Legge 112/2008 ha cancellato il divieto per i professionisti di riscuotere il pagamento dei compensi in contanti, previsto da una norma del2006 che prevedeva l’obbligo di tenere un conto corrente dedicato all’attività e di utilizzare, sopra determinati importi, esclusivamente assegni, bonifici o sistemi di pagamento elettronico. Dal 1° luglio 2008 la soglia oltre la quale sarebbe stato vietato l’uso dei contanti sarebbe scesa a 100 euro.
 

scalva

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#2
solo per i professionisti?
cosa si intende
per gli artigiani?
 

gfrank

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#3
Credo siano abrogate per tutti

....
Art. 32.
Strumenti di pagamento
1. All'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) ai commi 1, 5, 8, 12 e 13, le parole «euro 5.000» sono sostituite dalle seguenti: «euro 12.500»;
b) l'ultimo periodo del comma 10 e' abrogato.
2. Resta fermo quanto previsto dall'articolo 66, comma 7 del citato
decreto legislativo n. 231 del 2007.
3. Le disposizioni di cui ai commi 12 e 12-bis dell'articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, sono abrogate......

Il testo:

http://www.geonetwork.it/normativa/decreto112.pdf
 
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Meccbell

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#4
Importo massimo degli assegni al portatore: da 5000 a 12500 euro.
Cancellata la norma che obbliga alla tracciabilità dei pagamenti.

Gli evasori ringraziano.
Gli onesti sentono un certo non so che al fondo schiena.
 

scalva

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#5
Importo massimo degli assegni al portatore: da 5000 a 12500 euro.
Cancellata la norma che obbliga alla tracciabilità dei pagamenti.

Gli evasori ringraziano.
Gli onesti sentono un certo non so che al fondo schiena.
beh
certo era un piccolo deterrente ma solo per colui che e' abitualmente onesto e ogni tanto sgarra
le cose grosse si fanno in altro modo
e poi comunque se uno vuole farsi pagare in nero si fa pagare in contanti e buonanotte rompendo solo i maroni al privato che deve andare in banca a prelevare e perdere ore di lavoro.
 

Sandra_ME30

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#7
Visto che si parla di assegni aggiungo questi "codicilli" che sono validi per tutti:

Le banche e le poste rilasciano i carnet assegni già muniti della clausola di non trasferibilità.

La clausola di non trasferibilità dovrà essere apposta anche su assegni circolari e vaglia postali.

E’ possibile da parte dell’istituto rilasciare, su richiesta, carnet di assegni bancari e postali ovvero di assegni circolari o vaglia postali o cambiari in forma libera, ossia senza la clausola di non trasferibilità ma in questo caso:

  • Solo a seguito di presentazione, da parte del soggetto interessato, di una specifica richiesta scritta alla banca ovvero alle Poste
  • Pagando Euro 1,50 a titolo di imposta sul bollo, per ciascun modulo di assegno richiesto in forma libera ovvero per ciascun assegno circolare, vaglia postale o cambiario rilasciato in forma libera.
Questi assegni e vaglia trasferibili potranno essere utilizzati esclusivamente per importi inferiori a Euro 5.000 e dovranno riportare, per ciascuna girata, il codice fiscale del girante, a pena di nullità.

Le sanzioni previste sull’antiriciclaggio, oltre a quelle pecuniarie, sono di carattere penale.


(altra imposta.....)
 

re_solidworks

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#8
Secondo me non cambia proprio nulla. Credete che chi traffica droga o armi abbia beneficio da questa legge? Come riescono loro a riscuotere muovendo merce che scotta riuscirà ancor meglio chi si mescola con il normale lavoro. Sono sempre stato contrario a queste leggi che ostacolano chi lavora in regola e non onfastidiscono chi fa del nero. Sarebbe il caso che chi di dovere andasse a controllare le aziende e i privati in modo che sia certo che il nero prima o poi viene scoperto...
 

tecnico_plast

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#9
Possono fare tutte le leggi che vogliono, ma se poi nessuno controlla... :rolleyes:
 

Druck

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#10
Il passaggio da 5000 a 12500 comunque secondo me è utile, ormai con 5000euro non è che ci si fa poi molto.

Pensiamo solo per comprare una casa quanti assegni circolari bisogna fare con quelli da 5000.:rolleyes:
 

maxopus

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#11
E così incasseranno in contanti ed in nero .... ma che andassero a ca..re.
 

Meccbell

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#12
Il passaggio da 5000 a 12500 comunque secondo me è utile, ormai con 5000euro non è che ci si fa poi molto.

Pensiamo solo per comprare una casa quanti assegni circolari bisogna fare con quelli da 5000.:rolleyes:
No, scusa... vuoi dire che se tu dovessi comprare una casa faresti in ogni caso un mazzetto di assegni al portatore pur di non farne uno intestato ? :eek:

Ma allora aveva ragione (ben 25 anni fa!!!) un allora ministro delle finanze che diceva che bisognava introdurre l'obbligo dell'assegno intestato e non trasferibile per qualsiasi importo. :D

A parte poi che il notaio, se è uno serio, deve comunque riportare sull'atto di compravendita le forme e gli estremi del pagamento, che per legge deve avvenire davanti ai suoi occhi.
Addirittura ce n'è ancora qualcuno, vecchia scuola, che riporta sull'atto il nr. dell'assegno.
Per così dire, a futura memoria... ;)
 

Druck

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#13
No, scusa... vuoi dire che se tu dovessi comprare una casa faresti in ogni caso un mazzetto di assegni al portatore pur di non farne uno intestato ? :eek:

Ma allora aveva ragione (ben 25 anni fa!!!) un allora ministro delle finanze che diceva che bisognava introdurre l'obbligo dell'assegno intestato e non trasferibile per qualsiasi importo. :D

A parte poi che il notaio, se è uno serio, deve comunque riportare sull'atto di compravendita le forme e gli estremi del pagamento, che per legge deve avvenire davanti ai suoi occhi.
Addirittura ce n'è ancora qualcuno, vecchia scuola, che riporta sull'atto il nr. dell'assegno.
Per così dire, a futura memoria... ;)


Quoto in toto.

Pero' la realtà e' che spesso le case si comprano con una buona parte in nero, e lì gli intestati sono sempre un gran casino (bisogna intestarli ai lontani parenti e via dicendo).

Spesso sull'atto del notaio ci finisce solo il valore catastale.
 

gfrank

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#14
Infatti, nelle compravendire tra privati le tasse si pagano sul valore nominale calcolato con il valore catastale. Nel sito dell'AdE c'è un algoritmo di calcolo, per un "valore medio" definito in funzione delle microzone.
essendo impossiile controllare tutti gli atti di compravendita, di solito vengono controllati quelli che si discostano dal valore di riferimento.
Inoltre, l'ADE può eseguire controlli sui movimenti bancari, sino a 3/4 mesi prima e dopo l'atto, e richiedere informazioni in merito alla uscita/entrata di grossi movimenti senza giustificazioni apparenti (disposizioni anti evasione 2006)

Tra aziende e privati, la differenza è data dall'iva,prima casa 4%, altre 10% (non di lusso)
Se il valore dichiarato del rogito è inferiore, anche il compratore risparmi un bel pò di IVA
 

Druck

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#15
Infatti, nelle compravendire tra privati le tasse si pagano sul valore nominale calcolato con il valore catastale. Nel sito dell'AdE c'è un algoritmo di calcolo, per un "valore medio" definito in funzione delle microzone.
essendo impossiile controllare tutti gli atti di compravendita, di solito vengono controllati quelli che si discostano dal valore di riferimento.
Inoltre, l'ADE può eseguire controlli sui movimenti bancari, sino a 3/4 mesi prima e dopo l'atto, e richiedere informazioni in merito alla uscita/entrata di grossi movimenti senza giustificazioni apparenti (disposizioni anti evasione 2006)

Tra aziende e privati, la differenza è data dall'iva,prima casa 4%, altre 10% (non di lusso)
Se il valore dichiarato del rogito è inferiore, anche il compratore risparmi un bel pò di IVA


Proprio così!

Tra l'altro questo comportamento possiamo dire che è "depenalizzato" ed accettato dallo stato.

Basta pensare che posso fare un mutuo da 80.000euro per una casa rogitata a 50.000 ipotecando solo la casa, chi vuole intendere intenda....
 

Meccbell

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#16
Proprio così!

Tra l'altro questo comportamento possiamo dire che è "depenalizzato" ed accettato dallo stato.

Basta pensare che posso fare un mutuo da 80.000euro per una casa rogitata a 50.000 ipotecando solo la casa, chi vuole intendere intenda....
Non proprio.
nel senso che se il valore del mutuo supera quello dichiarato in rogito scatta l'immediata verifica dell'AdE non appena vengono incrociati i dati dell'Uff. del Registro e quelli che le banche dichiarano all'archivio centrale delle operazioni finanziarie.
Il notaio al massimo te lo può far notare "verbalmente", ma se lo vuoi fare lo stesso, allora poi potrebbero essere caxxi tuoi, in quanto (come recentemente ribadito dalla risuluzione 248/E del 17-06-08) l'AdE non ti contesta tanto la legittimità dell'operazione in sè, ma ti chiede di dare giustificazione documentale dell'uso fatto per la cifra avuta in eccedenza rispetto al valore dell'immobile dichiarato in rogito.

In altri termini, io posso anche acquistare un'immobile dichiarandolo del valore , ad esempio, di 100.000 euro e facendo un mutuo di 150.000, ma della differenza devo fornire le "pezze di appoggio", magari dimostrando che l'ho fatto immediatamente ristrutturare dopo l'acquisto e prima ancora di eleggervi il mio domicilio.
Occhio che il non fornire adeguate giustificazioni, oltre ad alcuni "guai" facilmente immaginabili, fa immediatamente decadere gli eventuali benefici sugli interessi agevolati (per la quota eccedente) se l'immobile è stato dichiarato come acquisto per prima casa.

Altra cosa sono le agenzie immobiliari che si appoggiano a intermediatori finanziari dalla perizia per così dire un po' "allegra" e che fanno ottenere il mutuo su valori vicini al 100% del valore dell'immobile, mentre di solito non si arriva oltre l'80-90%.
Ma questa, appunto, è un'altra cosa.
 
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#17
Ciao Meccbell,:)

dato che le mie esperienze (con tutti: banche, commercialisti, notai, costruttori, acquirenti) sono completamente diverse e che veto che tu sei molto ben informato ti chiedo:

Ma tutto quello che hai detto è stato introdotto da prodi con l'ultimo governo?

Te lo chiedo perchè le mie esperianze si fermano al berlusca II, e soprattutto sui controlli automatici e sul comportamento dei notai in caso di mutui superiori ai valori del rogito (tra l'altro rogiti palesemente ridicoli in confronto ai valori di mercato) mi sento piuttosto sicuro di dire che si poteva tranquillamente fare quello che si voleva, a patto di non dichiarare meno del valore catastale + coeff.aggiornamento.

Dal punto di vista del rilascio del credito invece ho visto le banche molto attente alla corretta valutazione del mutuo in confronto al valore di mercato della casa (condizioni di questo tipo le rilasciano ovviamente se hanno fiducia del cliente e il mutuo non supera il 60% del valore di mercato dell'immobile, giustamente....).
 

Meccbell

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#18
Ciao Meccbell,:)

dato che le mie esperienze (con tutti: banche, commercialisti, notai, costruttori, acquirenti) sono completamente diverse e che veto che tu sei molto ben informato ti chiedo:

Ma tutto quello che hai detto è stato introdotto da prodi con l'ultimo governo?
Sì, è una norma contenuta nel DL 223 del 4-7-2006 e più precisamente all'art.35 (norme per la lotta all'evasione ed elusione fiscale) - commi 3-21-22-23-bis

dalla succitata risoluzione 248 AdE:
"L’articolo 35, comma 23-bis, del citato D.L. 223 del 2006, inserito dalla legge di conversione, ha inoltre introdotto uno specifico criterio di determinazione del valore normale ai fini IVA nella cessione dei beni immobili basato sull’ammontare del finanziamento, stabilendo che per i trasferimenti immobiliari soggetti ad IVA finanziati mediante mutui fondiari o finanziamenti bancari, ai fini delle disposizioni di cui all’articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, terzo comma, ultimo periodo il valore normale non può essere inferiore all’ammontare del mutuo o finanziamento erogato”.

Dove, sempre secondo la citata risoluzione, il valore "normale" va inteso "come il “prezzo o corrispettivo mediamente praticato per beni o servizi della stessa specie o similari in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui è stata effettuata l’operazione o nel tempo e nel luogo più prossimi”.
Te lo chiedo perchè le mie esperianze si fermano al berlusca II, e soprattutto sui controlli automatici e sul comportamento dei notai in caso di mutui superiori ai valori del rogito (tra l'altro rogiti palesemente ridicoli in confronto ai valori di mercato) mi sento piuttosto sicuro di dire che si poteva tranquillamente fare quello che si voleva, a patto di non dichiarare meno del valore catastale + coeff.aggiornamento.
Ma certo che si può fare "tranquillamente" quello che si vuole, ad esempio entrare in una banca con una pistola e farsi dare i soldi dal cassiere. Oppure sdraiarsi sulle rotaie del treno e sperare di riuscire a fermarlo.

Il problema non è tanto cosa uno può fare, ma cosa deve fare.
Poi, se notai poco scrupolosi, costruttori e/o agenzie "allegri" o compratori particolarmente disinvolti vogliono accomodarsi, che lo facciano.
Ma poi in caso, praticamente certo, di accertamento non tirino fuori il solito pianto greco del cittadino vessato, tartassato, ecc. ecc.
Dal punto di vista del rilascio del credito invece ho visto le banche molto attente alla corretta valutazione del mutuo in confronto al valore di mercato della casa (condizioni di questo tipo le rilasciano ovviamente se hanno fiducia del cliente e il mutuo non supera il 60% del valore di mercato dell'immobile, giustamente....).
Per quanto riguarda questo argomento, come giustamente anche tu fai notare, se la cosa resta circoscritta al normale rapporto di conoscenza e fiducia banca/cliente, di solito l'ammontare del mutuo viene determinato non solo in base al valore dell'immobile, ma anche e soprattutto in base alla capacità del cliente di sostenere il mutuo stesso.

In altre parole, a rigor di buon senso e "sana" amministrazione domestica, la prima cosa da fare quando si vuole comprare casa sarebbe quella di informarsi presso la propria ed altre banche dell'importo massimo delle rate che si è in grado di "reggere" una volta stipulato il mutuo.
Una volta deciso questo, in base a tutta una serie di parametri dei quali le buste paga che entrano ogni mese sono un aspetto importante, ma non decisivo, ci si va a cercare un'immobile che stia nel tetto massimo individuato come sostenibile.
Il problema di molti nasce dal fatto che di solito si fa esattamente il contrario e che spesso, pur di "portare a casa la casa" ci si va ad impegolare con intermediatori finanziari poco scrupolosi, che "procurano" mutui di importi e durate assurdi, pur di far credere ai malcapitati che possono permettersi la casa da 200.000 euro anche se in realtà non dovrebbero andare oltre una da 100-120.000.

La crisi dei subprime USA parte proprio da questi presupposti e purtroppo anche le attuali difficoltà di molte famiglie italiane si fondano su queste trappole.
 
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#19
Ok, se è un'editto prodiano :D non lo conosco, grazie per la spiegazione.

Diciamo che si poteva fare "tranquillamente" quello che si voleva:D!

Un'ultima domanda: Sai mica anche quali conseguenza fiscali sono conseguenti a questo regolamento?

Ossia: Se compro una casa con valore catastale 60.000 al suo valore di mercato, diciamo 180.000, quanto dovro' pagare in piu' rispetto a comprarla a 62.000 (e tutto il resto in nero ovviamente)?
E per chi vende vale ancora la regola che le plusvalenze non sono tassate per la prima casa con residenza per piu' della metà del primo periodo?

Grazie Mille!
 
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Sandra_ME30

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#20
Retromarcia:

A decorrere dal 25.6.2008 l’importo massimo consentito per i trasferimenti in contanti è stato riportato ad €. 12.500,00.

Si evidenzia che rispetto alla normativa vigente fino al 29.4.2008 (in base alla quale il divieto di utilizzo del contante era previsto per importi superiori a €. 12.500) il nuovo limite trova applicazione con riferimento alle somme di importo pari o superiore a € 12.500,00 ed è sempre riferito a singola transazione.

Inoltre a decorrere dal 25.6.2008:
  • gli assegni bancari e postali sono trasferibili se emessi per importi inferiori a €. 12.500,00, con la conseguenza che la clausola di non trasferibilità trova pertanto applicazione con riferimento agli assegni di importo pari o superiore a €. 12.500,00 (anziché €. 5.000,00);
  • resta l’obbligo di pagare l’imposta di bollo di €. 1,50 per ciascun assegno trasferibile
  • non è più necessario, per ogni girata, indicare il codice fiscale del girante
Ma l'imposta rimane.