Parere di chi ha esperienza

Salcip

Utente Junior
Professione: Studente
Software: Catia v5
Regione: Campania
#21
Io sono un "caldo": sono sempre stato appassionato all'interazione fluido/macchina e quindi energia/macchina (parliamo quindi di motori, turbine, compressori, ecc.).
Sono poi effettivamente andato a lavorare nell'ambito, ma mi sono reso conto che - se queste macchine le si vuole anche progettare partendo dal foglio bianco - è assolutamente indispensabile (ripeto, assolutamente indispensabile) conoscere nell'ordine:
1. Disegno meccanico (senza una sua approfondita conoscenza non si progetta nulla, ma proprio nulla);
2 (a pari merito col precedente) Tecnologia meccanica: fonderia, stamperia, trattamenti, lavorazioni - l'additive se si vuole metterci qualcosa in più, che però nella maggior parte dei casi non è realmente indispensabile;
3. Progettazione degli organi di macchine, che vuol dire sia "costruzione di macchine" ma anche le norme applicabili, così come la capacità di reperire e selezionare componenti dal commercio;
4. Strumentazione, controllo e azionamenti: anche se siamo meccanici, spesso metà del know-how risiede nel software di gestione, intimamente connesso all'architettura hardware e alle scelte sui drivers (questo è particolarmente vero per le macchine automatiche, ma lo è anche per una macchina a fluido destinata all'Oil & Gas, in cui la sicurezza riveste un ruolo essenziale a causa delle energie in gioco): il progettista della macchina, anche se operativamente non progetta né SW né HW, deve essere in grado di dialogare più o meno "alla pari" con i relativi specialisti di automazione e controllo;
5. Qualità di prodotto: le direttive applicabili e il modo per soddisfare i loro RES (e quindi analisi rischi, marcatura CE, ecc.), parte spesso trascurata perché considerata noiosa ma invece estremamente importante, sia per tutela aziendale che per competere con clienti sempre più esigenti, e che - se fatta correttamente - ti fa lavorare in qualità senza sforzo.

Aggiungo anche che di tutto quanto sopra all'università si insegna soprattutto il punto 3, e senza comunque abituare lo studente a lavorare con le norme e coi cataloghi. I punti 1 e 2 sono abbastanza trascurati, e spesso uno che arriva dall'itis è avvantaggiato. Sono comunque dell'avviso che soprattutto la tecnologia la impari "sporcandoti le mani", che non vuol dire necessariamente lavorare direttamente il pezzo ma visitando tanti fornitori e dialogando con loro sulle varie possibilità di realizzazione o meno di un pezzo. Il punto 4, quando nel piano di studi dei meccanici, è affrontato sempre in modo molto teorico, senza riferimenti concreti, ed il punto 5 quasi nemmeno trattato, e comunque senza farne percepire l'adeguata importanza
Molto interessante anche questo punto di vista. In effetti non posso che concordare su molto di ciò che hai detto. Ad esempio la mia facoltà propone un solo esame di disegno tecnico (che è tra l’altro snobbato dalla maggior parte degli studenti), poi è interesse dello studente approfondire, inserendo corsi facoltativo di cad, ecc. Normalmente un neolaureato che ha seguito il percorso “standard” non ha mai avuto a che fare con programmi cad (ripeto, sempre nella mia facoltà).
A proposito degli altri punti deduco che ritieni molto importanti, se non fondamentali, quelle che vengono definite come “skill trasversali”. Vorrei allora chiederti cosa ne pensi delle università italiane che negli ultimi anni spingono molto proprio sull’acquisizione di queste skill però poi nella pratica propongono percorsi di laurea magistrale sempre più “specializzanti”.
 

meccanicamg

Utente Senior
Professione: Technical manager - Mechanical engineer 🔩📐
Software: SolidWorks, FreeCAD, Nanocad, Me10, Excel
Regione: Lombardia
#22
Più passa il tempo e più le proposte formative delle superiori e università é peggio.
É normale, chi fissa le linee guida non ha mai tornito, saldato, montato qualcosa....troppi teorici senza senso e poca realtà. Ma basta pensare che sono 40 anni che tutti gli anni insegnano nel corso di turbomacchine che il petrolio dura ancora 10/15 anni....e son passati 40....ma ci fate o ci siete?
Ancora si insegna Lewiss e Hertz per gli ingranaggi e non si insegna la iso 6336.....ancora qualcuno con la 10011 per le bullonature che non esiste da un decennio.....boh. É un mondo ovattato nella teoria di docenti che non sono aggiornati....poi si vede lo schifo sul lavoro.
 

paulpaul

Utente Standard
Professione: Macchinista
Software: Solid Edge, Autocad, Matlab
Regione: Parma
#23
Molto interessante anche questo punto di vista. In effetti non posso che concordare su molto di ciò che hai detto. Ad esempio la mia facoltà propone un solo esame di disegno tecnico (che è tra l’altro snobbato dalla maggior parte degli studenti), poi è interesse dello studente approfondire, inserendo corsi facoltativo di cad, ecc. Normalmente un neolaureato che ha seguito il percorso “standard” non ha mai avuto a che fare con programmi cad (ripeto, sempre nella mia facoltà).
A proposito degli altri punti deduco che ritieni molto importanti, se non fondamentali, quelle che vengono definite come “skill trasversali”.
Per quanto riguarda il disegno, io intendo soprattutto la definizione della forma e delle superfici, degli accoppiamenti e dei particolari, la messa in tavola, la scelta delle tolleranze e delle rugosità, la definizione di aspetti apparentemente banali ma fondamentali nella buona riuscita di un progetto quali tiranteria, guarnizioni, bloccaggi cuscinetti, ecc...il tutto avendo in mente quello che si può fare o non si può fare con le macchine utensili, i processi di fonderia e stampaggio (e anche l'additive), i montaggi e la manutenzione, avendo come obiettivo il minor costo del componente e l'abbattimento dei tempi di realizzazione (spesso vanno insieme). Vedo il disegno e la tecnologia intimamente collegati. E' questa la differenza tra chi calcola e basta e chi, oltre a calcolare, disegna (o fa disegnare) macchine per la produzione.
L'uso del cad 3d onestamente lo do per scontato...e non per avere una "migliore rappresentazione del pezzo" come dicono alcuni (ribadisco alcuni, non tutti) progettisti ultra-cinquantenni nati sui tecnigrafi (estremamente formativi peraltro) e successivamente trasferitisi sui cad 2d...ma proprio (anche se mi sembra assolutamente banale dirlo) per modellare la macchina senza fare il famigerato "studio" dell'assieme 2d su Autocad e poi solo successivamente passare a solidificare i particolari, con l'altrettanto famigerato "rimontaggio" per vedere se tutto torna: quest'approccio lo vedo come un'assoluta perdita di tempo, ed un tentativo di autodifesa da parte dei suddetti progettisti legati ad una vecchia concezione del progettare.
Questo ovviamente vale per quegli ingegneri che vogliano progettare oggetti "producibili", e non essere solo analisti/calcolatori o tecnici/commerciali (lo dico senza intenzione di offendere nessuno, si tratta di scelte diverse e comunque di primissimo livello professionale).

Per quanto riguarda gli altri due punti (automazione/controllo e qualità prodotto): li vedo importanti se si vuole essere realmente completi e riuscire a completare un progetto "a tutto tondo" dal foglio bianco alla documentazione, necessariamente non da soli ma eventualmente dirigendo un team (dipende anche dalla complessità dei prodotti ovviamente!). Vale sempre se uno vuole fare il progettista (o un responsabile UT), ma credo stiamo parlando di questo ;)
 
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paulpaul

Utente Standard
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Software: Solid Edge, Autocad, Matlab
Regione: Parma
#24
Vorrei allora chiederti cosa ne pensi delle università italiane che negli ultimi anni spingono molto proprio sull’acquisizione di queste skill però poi nella pratica propongono percorsi di laurea magistrale sempre più “specializzanti”.
Non ho una conoscenza così vasta della realtà universitaria italiana da permettermi di esprimere un parere generale, ma da quanto ne so effettivamente vedo anch'io la tendenza a specializzare, pensando (e facendo credere agli studenti) che esista il progettista funzionale, il progettista strutturale, il disegnatore, il tecnologo, il controllista, l'addetto alla documentazione, ecc, per giunta tutti mondi "stagni" tra loro.
A mio parere, in questo modo, si dà per scontato che lo studente finisca a lavorare in una realtà di grosse dimensioni e molto strutturata, dove ognuno fa una parte molto specialistica: volenti o nolenti, non sempre la realtà aziendale (e specialmente quella italiana) lo consente. E poi, se uno vuole arrivare a dirigere un team, deve avere comunque conoscenze abbastanza trasversali, e sarà chi è più in gamba (perché più curioso o volonteroso a farsele durante o dopo gli studi) che prevarrà nel ruolo. Aggiungo anche, per dovere di cronaca, che molte di queste grosse realtà subappaltano buona parte dell'ingegneria a studi tecnici esterni (analisi fem, cfd, ma anche a volte il disegno delle macchine), per privilegiare all'interno la parte commerciale, produttiva, service.

Questo tuttavia non ti impedisce di privilegiare un settore per il quale ti senti particolarmente portato, per esempio la parte strutturale, calda o tecnologica: dico solo che in certe aziende ed in certe posizioni bisogna avere una visione più completa.
Se proprio vuoi un ultimo parere, ritengo che la parte "calda" (intendendo con ciò termodinamica e fluidodinamica 0-D, unita alla conoscenza di un SW scientifico, come Matlab o Simulink, anche se a volte basta excel - NON parlo di CFD) sia quella dove le aziende (ovviamente quelle aventi a che fare con macchine a fluido o impiantistica) siano mediamente più "ignoranti", in quanto coinvolge conoscenze molto specialistiche ma da quanto vedo veramente poco diffuse, che spesso permettono di ottimizzare (o soltanto predire) il funzionamento di una macchina senza fare decine di test.
 

meccanicamg

Utente Senior
Professione: Technical manager - Mechanical engineer 🔩📐
Software: SolidWorks, FreeCAD, Nanocad, Me10, Excel
Regione: Lombardia
#25
....hai perfettamente ragione. Detesto fortemente anche io gli "antichi" che devono fare lo "studio". Pensare che fanno alla stessa maniera con il 3d....e devono rimontare....bah