MI FACCIO LA BARCA...

Exatem

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#1
MI FACCIO LA BARCA…

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”.
Erasmo da Rotterdam


Ho ricevuto una mail nella quale mi si chiedeva consiglio su come autocostruirsi una barca iniziando dalla scelta del modello. Premesso che non sono in grado di rispondere a questa richiesta, legittima e degna di essere affrontata seriamente, la domanda ha comunque scatenato in me un desiderio irrefrenabile. Per una volta anziché affrontare i soliti temi storico/tecnici, che ormai penso rappresentino una sorta di “firma” identificativa, consentitemi una disgressione o quanto meno, di affrontare un aspetto, comunque sufficientemente tecnico, con un approccio diverso…semiserio (senza che per questo qualcuno debba sentirsi offeso).

Questa volta infatti, voglio parlare della pazzia.

Intendo descrivere la folle, euforica, devastante esperienza vissuta di chi, un giorno insano, decide di impegnarsi nella realizzazione in proprio di una barca, ma per far questo è essenziale che prima definisca i tratti caratteristici del protagonista assoluto di questa avventura… “l'autocostruttore”.

Secondo Wikipedia, con il termine autocostruzione “nel campo dell'architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti”.
E’ interessante notare che le voci che definiscono le tipologie dell’autocostruzione siano: Tradizionale, Innovativa, Guidata, Didattica e, Utopistica…
La Treccani definisce il termine Utopia: “Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto), altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale (in questo senso utopia è stata contrapposta a ideologia)”.

Da un esercizio fin troppo semplicistico (ma lasciatemelo passare) dei due termini, si potrebbe dedurre che l’autocostruzione è un utopia, un sogno irrealizzabile e quindi come tale, una follia.
La presunta diversità dei folli ha sempre affascinato scrittori, poeti e, filosofi di ogni tempo e tutt’ora si contano numerosi tentativi di analizzare e interpretare la follia.
E’ indubbio che pur essendo un tema ricorrente, essa si presti a molteplici chiavi di lettura tanto che ne è molto difficile, se non impossibile, darne un'unica definitiva spiegazione. La follia è agire senza ragione, è compiere atti temerari e irragionevoli, è abbandonare il giudizio razionale. A monte di questa mutazione c’è quasi sempre una “causa scatenante”, un evento che è motivo di deviazione dai propositi “normali”.

Per Ariosto la pazzia di Orlando è conseguenza della scoperta dell’amore segreto tra la sua amata Angelica e Medoro; Orlando diventa Furioso perché non più in grado di controllare la sua follia.
Sembrerebbe quindi che tutti siamo destinati alla follia, basta individuare la “causa scatenante” nascosta in ciascuno di noi.
Ma secondo Erasmo da Rotterdam non necessariamente è così. Nel suo “Elogio alla follia”, il mondo è permeato su di essa, la follia è una forza vitale che consente una visione illusoria della realtà altrimenti detestabile. Erasmo sostiene che “la maggior parte dell’umanità indulge alla follia e quindi le cose peggiori incontrano sempre il massimo successo”.
Il saggio è eccessivamente prudente quindi si accontenta di ciò che ha mentre il folle ha l’audacia necessaria per rischiare e sognare.

Qualcuno disse che “Nella follia c'è un piacere, che solo i pazzi conoscono”. Alla luce di quanto andrò ad esporre, è palese che per alcuni di loro è in questo intimo piacere che si cela la causa scatenante della follia, in quanto posseduti dal gene dell'autocostruttore.
Ma chi è ’autocostruttore? Dalla premessa si deduce che si tratta quasi sicuramente di un “matto”, un soggetto che si ritiene invincibile, che non teme il fallimento ed è smisuratamente convinto dei propri mezzi e delle innate capacità, convinzioni nelle quali confida ciecamente per cui si getta a capofitto in qualsiasi titanica impresa.

Esiste un proverbio inglese secondo cui la barca, dopo quella della moglie, è la scelta più bella ed importante che un uomo possa fare nella sua vita. E’ altresì vero che secondo altri, la barca può regalare ad un uomo solo due momenti felici, il momento in cui la compra ed il momento in cui se ne libera. Figuriamoci poi se la stessa è il risultato di ore e ore passate a tagliare, formare, maledire, piegare, litigare, saldare, imprecare...

Veniamo ora alla impresa vera e propria supponendo comunque che esista ancora qualche illuso convinto di essere stato lui a “scegliersi” la consorte (quello che subdolamente ci fanno credere).
Supponiamo altresì che questo qualcuno non sia sufficientemente pentito della sua “scelta” ma voglia “masochisticamente” sottoporsi anche alla tortura di autocostruirsi una barca.
Finalmente è giunto il momento di rendersi la vita impossibile ed esserne felice, perché alla fine di immani fatiche, mettere in acqua il risultato rendendosi conto che lo stesso galleggia, è una soddisfazione immensa, capace di far impallidire la più immonda delle fantasie umane, insomma, una vera e propria libidine.

Ma procediamo con ordine quindi, dall’inizio. Già decidere su che tipo di barca impegnare le proprie risorse, è una vera e propria "mission impossible". Si deve definire il progetto e questo ci pone già di fronte ad una scelta determinante, il materiale da utilizzare. In genere per barche fino ad 8 metri opta per il legno, oltre è preferibile orientarsi sulla vetroresina, oltre ancora si può pensare al metallo, alluminio o acciaio.
In ogni caso sappiate che non basta avere minime conoscenze marinaresche, disporre di una buona manualità, di una fornita attrezzatura. A queste doti è indispensabile aggiungere una infinita pazienza, disponibilità di tempo e denaro, dedizione assoluta alla causa, anche se spesso non è sufficiente visto che nei giardini di case di mezzo mondo giacciono relitti incompiuti, silenti testimonianze di aspettative disilluse, amissioni di colpa di fronte alla amata coniuge la quale, perfida più che mai, non si lascerà certo sfuggire l’occasione per rinfacciarvi il fallimento, il tempo sprecato, i soldi buttati nella ennesima impresa fallita e che si dimostrerà disponibile a concedervi il perdono, solo di fronte ad una scandalosa, onerosa, “donazione”.
 

Exatem

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#2
Fatta questa avvilente ma doverosa premessa, appurato l’assoluto masochismo, la importante disponibilità economica, il fatto che siete i fortunati possessori di una villetta con annesso giardino e garage, che la moglie in cambio di quel visone che tanto le donava vi ha finalmente autorizzato, iniziamo comunque l’impresa e, dopo una sobria cerimonia alla quale siamo gli unici invitati, inauguriamo quello che pomposamente battezziamo il “Cantiere” ossia, il luogo che da oggi sarà teatro delle nostre più becere attività. Superati brillantemente questi primi ostacoli, il prossimo passo da compiere è la scelta del piano di costruzione.
Il mercato offre una vasta scelta sia di prezzo che di “originalità”. In particolare il mercato statunitense offre cataloghi particolarmente ricchi visto che negli “States” evidentemente gli autocostruttori masochisti abbondano. Una volta ottenuto il piano di costruzione, occorre ricavare le dimensioni degli elementi, estrarre le linee d’acqua e il tracciato delle forme con cui realizzare le seste.

Per il legno la costruzione è sufficientemente semplice (un eufemismo), con pochi pannelli si può ottenere già una costruzione in compensato marino che rende più semplice la successiva levigatura e verniciatura ma obbliga alla realizzazione di uno scafo a spigolo. Per realizzare una carena tonda si possono adottare diverse tecniche costruttive come il clinker, ossia a fasciame sovrapposto, lo strip planking, strisce longitudinali incollate, o a strati diagonali, incrociati e sovrapposti.

Con la vetroresina le cose si fanno già più complicate in quanto occorre necessariamente disporre di uno stampo. Per i metalli la costruzione è simile a quella in legno con la differenza che è meno impegnativo impermeabilizzare lo scafo. E se l’alluminio richiede specifiche attenzioni nella saldatura, il ferro è meno sofisticato e una saldatrice, uno smeriglio, un trapano e poco altro, potrebbero essere già sufficienti per lo scopo per cui opteremo per tale soluzione ritenendola più semplice e economica.

Il consiglio per un buon progetto in acciaio (ma è una regola in genere valida per ogni progetto) è la semplicità, sia dello scafo che della coperta. Meno saranno tagli e le saldature, pur mantenendo buoni doti estetiche, più sarà facile ottenere un buon risultato. Il massimo della semplicità è logicamente rappresentato dalla carena a spigolo singolo, ma è altrettanto verso che difficilmente un disegno di questo tipo potrà definirsi bello. Le murate senza curvatura saranno semplicemente realizzabili ma lo scafo sembrerà uno scatolone. Il fondo dello scafo rimane la parte più complessa da realizzare visto che dalle sezioni piatte di poppa e centro, mano a mano che ci si avvicina alla prua, si dovrà assumere una forma a V realizzabile solo con numerosi tagli e curvature. Certamente la carena a spigoli multipli è esteticamente più gradevole e migliora anche le prestazioni marine. Sempre che sia ben realizzato…

I pannelli di fasciame saranno più stretti e facili da curvare ma esagerare con gli stessi per approssimare una carena tonda, produrrà solo due risultati, carene orrende e, fortissimi mal di testa a causa delle difficoltà nel realizzare fasciame fortemente svergolato senza apposite apparecchiature impensabili per un hobbista (…ops, scusate. Dimenticavo che sto parlando con un esperto costruttore navale).
Osservando una carena di acciaio di una nave, non si potrà fare a meno di notare le vistose deformazioni delle lamiere del fasciame. Queste sono dovute al calore generato dalle saldature per cui se ne deduce che meno saldature facciamo, meglio è (si consideri che già il taglio effettuato con il cannello causa distorsioni). La costruzione a spigolo comporta un discreto spreco di energie e di materiale perso negli “sfridi”, una carena con 6 spigoli non richiede più ferramenta di una con un solo spigolo ma ha molti più tagli. La lamiera deve essere tagliata, sistemata, messa in opera, con un incremento dei tempi e dei costi.

A questo punto diciamo che nonostante le innumerevoli difficoltà superate con slancio, lo scafo è realizzato.
Credete di aver finito?.. Il"bello" comincia ora invece.

Bisogna installare motori e relativi servizi, impianti, arredi, stuccare, carteggiare, verniciare, testare e collaudare, smontare, sostituire, reinstallare, rismontare un'altra volta…. Tentare, maledire, sognare, illudersi, ricredersi, esaltarsi, avvilirsi…
Ma la follia non sente ragioni per cui da ora le vostre sere saranno illuminate dalle scintille prodotte da dischi si smerigliatrici, riscaldate da fiamme ossiacetileniche, musicate dal ritmico battere del martello.
E quando alla fine, stanchi, sudati, sporchi, rientrerete a casa per la cena, la vostra comprensiva consorte vi accoglierà con il malizioso sorriso di chi già ha visto i titoli di coda di questo nuovo film.
 

numero1

Utente Senior
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#5
Anch'io abito vicino al mare, ma sono molto + razionale, almeno per il momento .......... :(
 

Exatem

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#6
Se non fosse per la distanza ... :)
In realtà siamo relativamente più vicini del solito... Ma vedi cosa può causare una serata d'inverno senza le consuete comodità abitative? Senza telecomando, divano e Sky?
Meglio forse che torno a casa... :)
 
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maxopus

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#7
Fare una barca sull'Appennino Modenese ... mi sa che non gliela famo :)
 

Erikilrosso

Utente Standard
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#9
Eppure c'è chi la barca a vela, in ferro, se l'è costruita in Valle d'Aosta, a Quart vicino ad Aosta, e oramai naviga da 15 anni.
Relativamente piccola e scomoda, 10 m. armata con un palo, randa e fiocco, motore da motocoltivatore, aggiunto dopo il varo quando si è reso conto che ormeggiare a vela non è facile. Se non sbaglio su un vecchio progetto di Felci. Gli abbiamo fatto i complimenti per la pazienza e la costanza e tanto buon vento.
Ciao e Buon Anno a tutti