lavoro cad estero

exxon

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#43
Spiace anche a me consigliarti diversamente dalle tue aspettative, ma MVW in #36 ha dipinto la situazione come meglio non si potrebbe. Andare allo sbaraglio come vuoi fare rischia di essere controproducente, non qualificante.

"Andare all'estero" non è sinonimo di qualificazione. Lo è se si va in un posto specifico per svolgere un'attività che non si può svolgere in patria. Altrimenti si è avventurieri o emigranti, che è una cosa diversa dall'essere espatriati.

Il mondo è pieno di stranieri che fanno i lavapiatti all'estero perché a casa loro non potrebbero fare neppure quello. Non credo proprio tu voglia aggiungerti alla lista, ma senza un "qualcosa" da proporre che ti distingua nettamente, rischi di doverti aggrappare a qualsiasi cosa per non annegare, e questo non è certo qualificante.

Noi dalla sede di Dubai andiamo a Manila a reclutare la forza lavoro (tramite agenzie in loco) che poi "importiamo" offrendo un pacchetto completo. La stessa cosa la facciamo per la (minima) parte tecnica svolta localmente, ma così per noi, come per più o meno tutti in zona, si prendono gli ingegneri pakistani che se se la cavano molto, ma molto bene. Un italiano senza esperienza e neodiplomato con un corso nazionale... non lo prenderemmo neppure in considerazione. Pensaci.

Certo, se parlassi correntemente arabo, allora ne potremmo discutere (per ribadire che devi avere qualcosa da offrire...).
 

gabdia

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#44
Spiace anche a me consigliarti diversamente dalle tue aspettative, ma MVW in #36 ha dipinto la situazione come meglio non si potrebbe. Andare allo sbaraglio come vuoi fare rischia di essere controproducente, non qualificante.

"Andare all'estero" non è sinonimo di qualificazione. Lo è se si va in un posto specifico per svolgere un'attività che non si può svolgere in patria. Altrimenti si è avventurieri o emigranti, che è una cosa diversa dall'essere espatriati.

Il mondo è pieno di stranieri che fanno i lavapiatti all'estero perché a casa loro non potrebbero fare neppure quello. Non credo proprio tu voglia aggiungerti alla lista, ma senza un "qualcosa" da proporre che ti distingua nettamente, rischi di doverti aggrappare a qualsiasi cosa per non annegare, e questo non è certo qualificante.

Noi dalla sede di Dubai andiamo a Manila a reclutare la forza lavoro (tramite agenzie in loco) che poi "importiamo" offrendo un pacchetto completo. La stessa cosa la facciamo per la (minima) parte tecnica svolta localmente, ma così per noi, come per più o meno tutti in zona, si prendono gli ingegneri pakistani che se se la cavano molto, ma molto bene. Un italiano senza esperienza e neodiplomato con un corso nazionale... non lo prenderemmo neppure in considerazione. Pensaci.
In Italia è pressocchè impossibile farla questa esperienza perchè nessuno mi ha mai assunto realmente per quanto acquisito nel corso degli anni. La voglia di fare il salto di qualità parte proprio dal fatto che qui non imparo nulla sinceramente, almeno nell'ambiente che frequentavo e dove ho avuto modo di lavorare. Credo che avventurarmi in questo percorso non sia proprio un salto nel buio, altrimenti non credo avrebbe molto senso aver ricevuto queste indicazioni da persone che ci sono già passate. Potrei essere concorde qualora uno decidesse di andare all'estero e dire non ho mai lavorato e fatto nulla e non ho nemmeno una formazione base e nessuna conoscenza della lingua, a quel punto anche io penserei certo così andresti a cercare non poche rogne. Guardandomi intorno di aziende che all'estero offrono crescita professionale ne ho viste parecchie, non a Dubai poichè probabilmente non rientra tra le mie mete però già parlando di Sydney o anche Nuova Zelanda ho ricevuto molti consigli positivi riguardo quello che intendo fare. Inizialmente nolenti o volenti con tutto il rispetto per chi fa il lavapiatti, l'hanno fatto in parecchi, laureati e non, poichè avevano una conoscenza pressocchè nulla della lingua inglese o insufficiente per lavorare con il loro titolo.
 
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gabdia

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#45
Spiace anche a me consigliarti diversamente dalle tue aspettative, ma MVW in #36 ha dipinto la situazione come meglio non si potrebbe. Andare allo sbaraglio come vuoi fare rischia di essere controproducente, non qualificante.

"Andare all'estero" non è sinonimo di qualificazione. Lo è se si va in un posto specifico per svolgere un'attività che non si può svolgere in patria. Altrimenti si è avventurieri o emigranti, che è una cosa diversa dall'essere espatriati.

Il mondo è pieno di stranieri che fanno i lavapiatti all'estero perché a casa loro non potrebbero fare neppure quello. Non credo proprio tu voglia aggiungerti alla lista, ma senza un "qualcosa" da proporre che ti distingua nettamente, rischi di doverti aggrappare a qualsiasi cosa per non annegare, e questo non è certo qualificante.

Noi dalla sede di Dubai andiamo a Manila a reclutare la forza lavoro (tramite agenzie in loco) che poi "importiamo" offrendo un pacchetto completo. La stessa cosa la facciamo per la (minima) parte tecnica svolta localmente, ma così per noi, come per più o meno tutti in zona, si prendono gli ingegneri pakistani che se se la cavano molto, ma molto bene. Un italiano senza esperienza e neodiplomato con un corso nazionale... non lo prenderemmo neppure in considerazione. Pensaci.

Certo, se parlassi correntemente arabo, allora ne potremmo discutere (per ribadire che devi avere qualcosa da offrire...).
PS: come inizio sarei disposto anche a farlo il lavapiatti, molti amici che l'hanno fatto anche con laurea hanno migliorato notevolmente la conoscenza della lingua inglese.
 

exxon

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#46
Ahi, ahi, ahi...

Chi non fa un lavoro qualificante come il lavapiatti (il rispetto qui non c'entra nulla...), è costretto a farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio, non perché non conosca la lingua. Tu avrai anche imparato molto bene l'inglese, ma lavorare in un'altra lingua è una cosa diversa, credimi. E a pensare in un'altra lingua non lo si impara studiando nel proprio Paese.

Le lingue, poi, sono un "mezzo" non un valore intrinseco; sono uno strumento con il quale lavorare, ma... prima c'è altro. Ovvio, se vai a Londra e "iu spich inglisc" all'italiana, puoi sperare solo di lavorare in un pub, ma a pulire per terra ci finiscono anche i madrelingua, quindi...

Con quanto sopra non intendo certo affermare che tu non abbia una preparazione che possa essere anche eccelsa: da quanto scrivi non emerge evidente, ma potrebbe benissimo essere. Ma se scrivi "[in Italia] nessuno mi ha mai assunto realmente per quanto acquisito nel corso degli anni", cosa ti fa pensare che all'estero lo farebbero a occhi chiusi? Questa sì è pura illusione, stai attento.

Il fatto (purtroppo concreto) che in Italia le menti non sono valorizzate, mentre all'estero ricevono braccia aperte è vero per quelli che sono al top di una piramide già scalata in patria. Sono quelli che non ricevono i fondi per la ricerca, quelli tenuti in basso dai piedi dei Baroni che non si scollano dalle cattedre. Difficilmente sono quelli nella tua situazione.

Poi scrivi "Guardandomi intorno di aziende che all'estero offrono crescita professionale ne ho viste parecchie". Cosa vuol dire? C'è forse qualche azienda che scrive nella pagina di recruitment "chi viene da noi non impara nulla e resta inchiodato al suo posto"? Tutte le aziende scrivono che lo fanno ed è vero: lo fanno fino a quando conviene a loro, ovvero fino a quando tu avrai qualcosa da offrire. Se invece speri di presentarti all'estero dicendo "ho molta buona volontà e voglia di imparare", stai per avere amare sorprese.
 
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#47
Ahi, ahi, ahi...


Chi non fa un lavoro qualificante come il lavapiatti (il rispetto qui non c'entra nulla...), è costretto a farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio, non perché non conosca la lingua. Tu avrai anche imparato molto bene l'inglese, ma lavorare in un'altra lingua è una cosa diversa, credimi. E a pensare in un'altra lingua non lo si impara studiando nel proprio Paese.


Le lingue, poi, sono un "mezzo" non un valore intrinseco; sono uno strumento con il quale lavorare, ma... prima c'è altro. Ovvio, se vai a Londra e "iu spich inglisc" all'italiana, puoi sperare solo di lavorare in un pub, ma a pulire per terra ci finiscono anche i madrelingua, quindi...


.......


Il fatto (purtroppo concreto) che in Italia le menti non sono valorizzate, mentre all'estero ricevono braccia aperte è vero per quelli che sono al top di una piramide già scalata in patria. Sono quelli che non ricevono i fondi per la ricerca, quelli tenuti in basso dai piedi dei Baroni che non si scollano dalle cattedre. Difficilmente sono quelli nella tua situazione.


......

Un motivo per il quale molte persone lasciano l'Italia , io credo sia invece questo:


"Italia fanalino di coda per mobilità sociale"


http://scuola24.ilsole24ore.com/art...sociale-183405.php?uuid=AELXPC7E&refresh_ce=1


Perche' anche se studi Ingegneria, ma non sei figlio di Ingegneri o altri professionisti che ti introducono nella loro rete di relazioni , difficile che tu riesca a scalarla, quella "piramide".
In questo senso , fare per 2 mesi o 1 anno il lavapiatti o il cameriere all'estero in attesa del lavoro giusto che ti permetta , tra 10 o 20 anni, di arrivare a traguardi che sono preclusi in Italia , non mi pare "...farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio...".
Oltretutto , vivendo all'estero , non si puo' non notare come molte societa' abbiano manager mediamente giovani , mentre in Italia , sembra che per diventare responsabili di qualche azienda il pre-requisito sia essere vicini all'eta' della pensione ....
 

IronMike87

Utente Junior
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Regione: Lombardia
#48
E in questi 3 anni con quale visto e' stato la' ?
Sinceramente non lo so, visto che la questione è un filo complicata.
So per certo che quest'estate gli scade il visto (che se non erro era della durata di 2 anni) e che se non viene sponsorizzato dal datore di lavoro (attuale o diverso che sia) deve far armi e bagagli e tornare.

Precedentemente non so con che visto lavorasse. Per certo, so solo che non aveva il woking holiday visa che prendono generalmente gli italiani per andare a cercar fortuna per 6 mesi (poi estendibile fino a 12 mesi, se non erro)
 

gabdia

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#49
Ahi, ahi, ahi...

Chi non fa un lavoro qualificante come il lavapiatti (il rispetto qui non c'entra nulla...), è costretto a farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio, non perché non conosca la lingua. Tu avrai anche imparato molto bene l'inglese, ma lavorare in un'altra lingua è una cosa diversa, credimi. E a pensare in un'altra lingua non lo si impara studiando nel proprio Paese.

Le lingue, poi, sono un "mezzo" non un valore intrinseco; sono uno strumento con il quale lavorare, ma... prima c'è altro. Ovvio, se vai a Londra e "iu spich inglisc" all'italiana, puoi sperare solo di lavorare in un pub, ma a pulire per terra ci finiscono anche i madrelingua, quindi...

Con quanto sopra non intendo certo affermare che tu non abbia una preparazione che possa essere anche eccelsa: da quanto scrivi non emerge evidente, ma potrebbe benissimo essere. Ma se scrivi "[in Italia] nessuno mi ha mai assunto realmente per quanto acquisito nel corso degli anni", cosa ti fa pensare che all'estero lo farebbero a occhi chiusi? Questa sì è pura illusione, stai attento.

Il fatto (purtroppo concreto) che in Italia le menti non sono valorizzate, mentre all'estero ricevono braccia aperte è vero per quelli che sono al top di una piramide già scalata in patria. Sono quelli che non ricevono i fondi per la ricerca, quelli tenuti in basso dai piedi dei Baroni che non si scollano dalle cattedre. Difficilmente sono quelli nella tua situazione.

Poi scrivi "Guardandomi intorno di aziende che all'estero offrono crescita professionale ne ho viste parecchie". Cosa vuol dire? C'è forse qualche azienda che scrive nella pagina di recruitment "chi viene da noi non impara nulla e resta inchiodato al suo posto"? Tutte le aziende scrivono che lo fanno ed è vero: lo fanno fino a quando conviene a loro, ovvero fino a quando tu avrai qualcosa da offrire. Se invece speri di presentarti all'estero dicendo "ho molta buona volontà e voglia di imparare", stai per avere amare sorprese.

Non sto dicendo ciò perchè io mi sento il migliore in assoluto ma pensare che se uno va all'estero sia un professionista del mestiere credo sia abbastanza ridicola come cosa. Questo cosa vuol dire? Se la pensassi come lei dovrei dire che all'estero lavorano solo ingegneri, medici, scienziati, ricercatori che in Italia hanno accumulato un bagaglio lavorativo decennale. Invece su questo devo completamente smentirla, ci sono persone laureate e non anche senza esperienza lavorativa ma con una formazione tecnica come la mia che hanno deciso di recarsi in questi posti e costruire la loro vita da zero. Credo dopo un corso formativo dalla durata di un anno sia praticamente impossibile che non sappia realizzare un disegno tecnico, l'esperienza maggiore la farò nelle aziende, ma se non mi assumi mai a lavorare per quello che vorrei fare non avrò mai questo bagaglio alle spalle. Il fatto di valutare l'estero parte proprio da questo, e non credo che uno che abbia imparato ad utilizzare dei software debba essere buttato, almeno in Australia mi han detto così e posso garantirlo che conosco un ragazzo perito in informatica e programmatore CNC che ha avuto anche il visto permanente e mi ha tranquillizzato dicendo vieni tranquillamente qui,sei un mio clone non avrai problemi. A me piacerebbe realizzare disegni tecnici, indipendentemente dal settore, tessile, meccanico,edilizio per me non costituisce problema, anche se sarei orientato verso le classiche aziende aeronautiche o navali che mi hanno sempre affascinato e sono state il mio sogno. Voglio solo essere impiegato per quello in cui mi sono formato. Il corso con il quale attualmente mi sto formando offre una formazione generale,la finalità del corso è quella di trasferire agli allievi conoscenze, abilità e capacità comportamentali che gli permettano di ricoprire il ruolo di Tecnico Cad, indipendentemente dal settore produttivo nell’ambito del quale svolgeranno la loro attività lavorativa. Non dico che in Italia non mi hanno mai assunto, bensì ho semplicemente svolto lavori al di fuori delle mie aspettative semplicemente per mancanza di meritocrazia o anche a causa della mancanza di lavoro. Mi sono adeguato a qualsiasi proposta pur a costo di lavorare accumulando esperienza professionale, però mi sento pronto a cambiare orientandomi dove le mie competenze seppur minime potranno essere gratificate.
 

gabdia

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#50
Un motivo per il quale molte persone lasciano l'Italia , io credo sia invece questo:


"Italia fanalino di coda per mobilità sociale"


http://scuola24.ilsole24ore.com/art...sociale-183405.php?uuid=AELXPC7E&refresh_ce=1


Perche' anche se studi Ingegneria, ma non sei figlio di Ingegneri o altri professionisti che ti introducono nella loro rete di relazioni , difficile che tu riesca a scalarla, quella "piramide".
In questo senso , fare per 2 mesi o 1 anno il lavapiatti o il cameriere all'estero in attesa del lavoro giusto che ti permetta , tra 10 o 20 anni, di arrivare a traguardi che sono preclusi in Italia , non mi pare "...farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio...".
Oltretutto , vivendo all'estero , non si puo' non notare come molte societa' abbiano manager mediamente giovani , mentre in Italia , sembra che per diventare responsabili di qualche azienda il pre-requisito sia essere vicini all'eta' della pensione ....
La prima riga che ha citato è la triste realtà con la quale mi scontro tutti i giorni.
 

gabdia

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#51
Sinceramente non lo so, visto che la questione è un filo complicata.
So per certo che quest'estate gli scade il visto (che se non erro era della durata di 2 anni) e che se non viene sponsorizzato dal datore di lavoro (attuale o diverso che sia) deve far armi e bagagli e tornare.

Precedentemente non so con che visto lavorasse. Per certo, so solo che non aveva il woking holiday visa che prendono generalmente gli italiani per andare a cercar fortuna per 6 mesi (poi estendibile fino a 12 mesi, se non erro)
Credo che se all'azienda frutta bene lo passeranno pemanent, tutto dipende da lui. Il mio amico ha una formazione simile alla mia però è informatico nonostante tutto dopo 4 anni il datore di lavoro l'ha passato permanent.
 
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#52
Credo dopo un corso formativo dalla durata di un anno sia praticamente impossibile che non sappia realizzare un disegno tecnico
un anno per fare 400 ore? sono poco più di 12 ore alla settimana... come si fa a immagazzinare conoscenza con questi ritmi, tra una lezione e l'altra si è dimenticato metà roba.

comunque se hai già deciso e sei convinto a che pro tutto questo thread?
 

exxon

Utente Junior
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#53
Perche' anche se studi Ingegneria, ma non sei figlio di Ingegneri o altri professionisti che ti introducono nella loro rete di relazioni , difficile che tu riesca a scalarla, quella "piramide".
La penso in modo nettamente diverso: quando faccio un colloquio, non guardo lo stato di famiglia del candidato, cerco di capire cosa vale oggi e cosa potrebbe valere tra cinque o dieci anni. Come faccio io, sono convinto facciano tutti coloro che puntano al successo dell'azienda.

Quanto sopra vale per il settore privato. Nel pubblico...

In questo senso , fare per 2 mesi o 1 anno il lavapiatti o il cameriere all'estero in attesa del lavoro giusto che ti permetta , tra 10 o 20 anni, di arrivare a traguardi che sono preclusi in Italia , non mi pare "...farlo perché non può offrire al mercato del lavoro nulla di meglio...".
Se potesse offrire qualcosa di meglio... farebbe un lavoro migliore. Non credo qualcuno faccia il lavapiatti per scelta professionale. Rispetto chiunque lavori e se qualcuno fa un lavoro di braccia non si può nascondere dietro una scrivania, pertanto ha il mio rispetto a prescindere. Questo però non ha nulla a che vedere con il giudicare determinati lavori comunque come un ripiego dettato dall'impossibilità di accedere a nulla di più qualificante.

Oltretutto , vivendo all'estero , non si puo' non notare come molte societa' abbiano manager mediamente giovani , mentre in Italia , sembra che per diventare responsabili di qualche azienda il pre-requisito sia essere vicini all'eta' della pensione ....
Anche qui abbiamo visioni nettamente divergenti. Vero che in Italia le posizioni di vertice (e ultimamente non solo quelle...) sono coperte da ultra-cinquantenni, ma la motivazione non è una qualche strana congiura dei "brizzolati" verso i giovani. Se i giovani nel nostro Paese restano a casa, mentre i sessantenni vengono incentivati a restare è semplicemente perché i primi hanno meno da offrire dei secondi.
 

cacciatorino

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#54
.
anche qui abbiamo visioni nettamente divergenti. Vero che in Italia le posizioni di vertice (e ultimamente non solo quelle...) sono coperte da ultra-cinquantenni, ma la motivazione non è una qualche strana congiura dei "brizzolati" verso i giovani. Se i giovani nel nostro Paese restano a casa, mentre i sessantenni vengono incentivati a restare è semplicemente perché i primi hanno meno da offrire dei secondi.
Secondo me quando accade questo si tratta di un limite culturale italiano: per la scarsa propensione al rischio i giovani non vengono responsabilizzati e quindi hanno poche possibilità di mettersi alla prova, sbagliare e di conseguenza crescere.

Poi nelle aziende in cui giro io vedo tranquillamente trentenni che hanno a che fare con impianti da milioni di euro, si vede che non dappertutto accade lo stesso.
 

exxon

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#55
Secondo me quando accade questo si tratta di un limite culturale italiano: per la scarsa propensione al rischio i giovani non vengono responsabilizzati...
Quindi, a tuo parere, la responsabilità è ancora una volta della classe imprenditrice che per "non rischiare", impedisce ai giovani di esprimersi nel modo migliore. E' anche questa una possibile chiave di lettura, indubbiamente comoda anche per chi preferisce non impegnarsi affatto.

Tu vedresti invece come auspicabile una società di imprenditori illuminati che diano la possibilità a una schiera di dipendenti neoassunti di "sbagliare per crescere", con i loro errori pagati dall'azienda, sopra la retribuzione che ovviamente non può essere negata per non limitare la loro vita sociale, mentre conducono il percorso di crescita.

Scusa, ma io passo. Quando trovi uno di questi imprenditori-mecenati, fammelo conoscere.
 

cacciatorino

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#56
Quindi, a tuo parere, la responsabilità è ancora una volta della classe imprenditrice che per "non rischiare", impedisce ai giovani di esprimersi nel modo migliore. E' anche questa una possibile chiave di lettura, indubbiamente comoda anche per chi preferisce non impegnarsi affatto.

Tu vedresti invece come auspicabile una società di imprenditori illuminati che diano la possibilità a una schiera di dipendenti neoassunti di "sbagliare per crescere", con i loro errori pagati dall'azienda, sopra la retribuzione che ovviamente non può essere negata per non limitare la loro vita sociale, mentre conducono il percorso di crescita.

Scusa, ma io passo. Quando trovi uno di questi imprenditori-mecenati, fammelo conoscere.
Da me funziona che il giovane ventenne riceve le direttive, poi lavora due giorni e poi si rivaluta quanto fatto. La cosa richiede che il progettista esperto dedichi due ore del suo tempo a fare una revisione critica di quanto elaborato dal ventenne, ma diversamente non vedo come possa esistere un travaso delle conoscenze dall'anziano al giovane.
Facendo così mi pare che i ventenni stiano crescendo molto in fretta, probabilmente saranno in grado di progettare una macchina in età ancora giovane.

Secondo me l'impresa è un attore della società e quindi ne ha onori e oneri, fra cui appunto la formazione dei giovani.
 

exxon

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#57
Secondo me l'impresa è un attore della società e quindi ne ha onori e oneri, fra cui appunto la formazione dei giovani.
E'un punto di vista interessante che merita approfondimento.

Si potrebbe stigmatizzare come un approccio socialista all'interazione azienda-individuo. Ho diretto per alcuni anni un'azienda in Cina, ed effettivamente avevamo un aula (con tanto di banchi e lavagna) e personale dedicato specificatamente all'istruzione della forza lavoro. Non c'era in realtà alcun fine sociale, ma lo scopo era quello di preparare il personale prima di immetterlo in linea di montaggio a causa dello spaventoso turnover al quale dovevamo fare fronte.

Una forte interazione sociale dell'azienda l'abbiamo avuta anche qui, ai tempi di mamma-FIAT, quando "la fabbrica" si occupava di tutto, dal trovare alloggio agli operai sradicati dal meridione e compressi negli alveari della periferia torinese, alle vacanze organizzate per i bambini degli operai nelle colonie della costa romagnola. Anche loro avevano veri e propri corsi per le maestranze, ma anche in questo caso, il fine era tutt'altro che sociale.

Per ciò che riguarda la situazione attuale, quando da imprenditore vedrò anche il più piccolo "onore sociale", allora sarò disposto a prendere in esame anche gli oneri equivalenti. Per ora, di oneri mi bastano quelli imposti da uno Stato che mi vede solo come una cassa della quale ha una copia delle chiavi.
 

cacciatorino

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#58
E'un punto di vista interessante che merita approfondimento.

Si potrebbe stigmatizzare come un approccio socialista all'interazione azienda-individuo. Ho diretto per alcuni anni un'azienda in Cina, ed effettivamente avevamo un aula (con tanto di banchi e lavagna) e personale dedicato specificatamente all'istruzione della forza lavoro. Non c'era in realtà alcun fine sociale, ma lo scopo era quello di preparare il personale prima di immetterlo in linea di montaggio a causa dello spaventoso turnover al quale dovevamo fare fronte.

Per ora, di oneri mi bastano quelli imposti da uno Stato che mi vede solo come una cassa della quale ha una copia delle chiavi.
Esempio: con quali soldi pensi si paghino le strade su cui viaggiano le tue merci o lo stipendio di chi è sempre allerta pronto a spegnere l'incendio che potrebbe distruggere le tue attrezzature, o l'ospedale in cui vieni curato quando sei malato, o le scuole in cui vengono istruiti i nostri bambini?
 

IronMike87

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#59
Credo che se all'azienda frutta bene lo passeranno pemanent, tutto dipende da lui. Il mio amico ha una formazione simile alla mia però è informatico nonostante tutto dopo 4 anni il datore di lavoro l'ha passato permanent.
La gente sovrastima l'estero perché pensa a quanto facciano schifo certe situazioni in Italia. La realtà invece è che l'idiozia e la stupidità son un tratti comuni dell'essere umano.

La stessa azienda, nel momento in cui gli scadeva il primo contratto a termine, ed in cui lavora tuttora, gli dissero più o meno "Tu non ti preoccupare, domani anche se non sei regolarmente assunto, vieni lo stesso a lavorare che poi sistemiamo il tutto "

Per la serie ... tutto mondo è paese :rolleyes:
 

cacciatorino

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#60
La stessa azienda, nel momento in cui gli scadeva il primo contratto a termine, ed in cui lavora tuttora, gli dissero più o meno "Tu non ti preoccupare, domani anche se non sei regolarmente assunto, vieni lo stesso a lavorare che poi sistemiamo il tutto "

Per la serie ... tutto mondo è paese :rolleyes:
forse era un'azienda fondata da emigranti italiani :giggle: