Iniziare lavoro come disegnatore meccanico

Professione: Disegnatore CAD
Software: Catia V5, V4, NX2, cadds4x, tecnigrafo
Regione: UK - South England
#21
......Personalmente ho visto non uno ma più di un grande ufficio tecnico con molti ingegneri lavorare alla direzione di un diplomato. Senza andare a scavare nella memoria, ne ricordo almeno quattro, tutte aziende con oltre 100 addetti.
2 domande:
A) Che eta' hanno , ad oggi, i diplomati di cui parli ?
B) "oltre 100 addetti " ok, dei quali in UT ?

Perche' , a voler cercare, si trova anche un certo numero di persone che si e' laureato in Matematica prima dei 18 anni .
Ma che siano lo "standard" , non mi pare.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#22
Penso sia più interessante sapere a che età hanno iniziato a ricoprire quella posizione. La risposta è "variabile":

in un caso (azienda elettromeccanica di circa 300 persone, una ventina in U.T.) il direttore è un perito elettrotecnico di quasi sessantanni che da oltre 15 ricopre quella posizione. Quindi, 45 anni.

Un altro caso è quello di un'azienda elettronica multinazionale, 500 addetti, una decina in U.T. (tutti ingegneri elettronici). Il primo D.T. (perito elettronico) ha iniziato a 30 anni e ha lasciato a 50, quando è stato sostituito dall'unico perito che faceva parte del team R&S, quarantenne. Situazione abbastanza particolare della quale ho anche chiesto il perché. Mi è stato risposto che gli altri elementi erano focalizzati nel loro lavoro, mentre il "tizio", avendo ricoperto una vasta area di competenze diverse... era in definitiva il più adatto.

Il terzo caso è un'azienda che si occupa della trasformazione delle materie plastiche (100 dipendenti 5 persone in U.T. con la previsione di assumerne altre). Il D.T. (38 anni) è stato scelto per la sua (veramente enorme) esperienza accumulata nell'aver messo in piedi stabilimenti simili in diversi paesi del mondo. Conoscenza dei prodotti, delle tecnologie, lingua inglese pari a madrelingua, corsi di economia svolti nelle precedenti occupazioni, ecc.

Il quarto caso è quello di una piccola azienda elettronica di una decina di dipendenti, ma l'ufficio tecnico è comunque gestito da un perito elettronico (57 anni) e ha due ingegneri nel team.

Che questo sia lo standard, ovviamente no: sono molte di più le aziende nelle quali l'ufficio tecnico è diretto da un ingegnere, ma gli esempi stanno a dimostrare che comunque, più in alto si sale nella gerarchia aziendale e più ciò che conta è il valore della figura, non il suo titolo di studio.

Resta inteso che valgono tutte le affermazioni precedenti, prima fra tutte quella che chi afferma che un etto di pratica vale più di un chilo di grammatica è solo chi la grammatica non la conosce affatto.

P.S. Quella del laureato in matematica diciottenne non l'ho capita. Era per citare la metaforica mosca bianca?
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#23
Exxon metti nel tuo elenco anche la mia aziendina: Macchine per il packaging di fascia medio-alta, 30 persone con 12 in UT di cui 5 ingegneri di varie età, tutti con bei voti. Il capo ha il diploma del liceo scientifico ma ha iniziato a disegnare / progettare nel 78 e ne ha viste tante, a partire dal CAD con il 386 e il coprocessore matematico 387, il PLC 5TI e tante ore di tornio e fresa. Ma questo non toglie che il capo, con il quale parlo spesso, rimpiange ancora di non essersi laureato ed esclude categoricamente che si possa fare a meno della teoria nella progettazione meccanica.
Senza la fisica e la matematica non esiste la meccanica, hai voglia a leggerti cataloghi su internet e tutorial su YouTube.
Ogni tanto arriva a colloquio qualche giovanotto fresco di laurea che, a volte per finta modestia, è pronto ad affermare con magnanima accondiscendenza, che " la teoria è un conto, ma la pratica è tutt'altra cosa"... e il capo li manda via dopo aver chiesto loro per quale oscuro motivo, allora, si sono laureati.:cautious:

Se posso concludere, credo che la passione e la voglia di fare siano assolutamente fondamentali, ma la formazione di base è indispensabile per trasformare l'esperienza in conoscenza. Non ci sono scorciatoie e le eccezioni sono davvero mosche bianche.
In ogni caso passare da disegnatore a progettista non è affatto automatico e gli anni passati al CAD niente hanno a che vedere con la capacità di ideare soluzioni e verificarne la fattibilità, non con prove empiriche ma con fondate teorie.
Scusate se sono andato OT .

P.S. a contraddire tutto quello che ho detto, una delle menti più brillanti con cui ho avuto ed ho ancora il piacere di lavorare ,un maghetto con il CAD ma soprattutto con i calcoli applicati alla realtà delle cose, è.... ragioniere! In pratica come Fantozzi !
 
Professione: Disegnatore CAD
Software: Catia V5, V4, NX2, cadds4x, tecnigrafo
Regione: UK - South England
#24
Penso sia più interessante sapere a che età hanno iniziato a ricoprire quella posizione. La risposta è "variabile":

in un caso (azienda elettromeccanica di circa 300 persone, una ventina in U.T.) il direttore è un perito elettrotecnico di quasi sessantanni che da oltre 15 ricopre quella posizione. Quindi, 45 anni.

Un altro caso è quello di un'azienda elettronica multinazionale, 500 addetti, una decina in U.T. (tutti ingegneri elettronici). Il primo D.T. (perito elettronico) ha iniziato a 30 anni e ha lasciato a 50, quando è stato sostituito dall'unico perito che faceva parte del team R&S, quarantenne. Situazione abbastanza particolare della quale ho anche chiesto il perché. Mi è stato risposto che gli altri elementi erano focalizzati nel loro lavoro, mentre il "tizio", avendo ricoperto una vasta area di competenze diverse... era in definitiva il più adatto.

Il terzo caso è un'azienda che si occupa della trasformazione delle materie plastiche (100 dipendenti 5 persone in U.T. con la previsione di assumerne altre). Il D.T. (38 anni) è stato scelto per la sua (veramente enorme) esperienza accumulata nell'aver messo in piedi stabilimenti simili in diversi paesi del mondo. Conoscenza dei prodotti, delle tecnologie, lingua inglese pari a madrelingua, corsi di economia svolti nelle precedenti occupazioni, ecc.

Il quarto caso è quello di una piccola azienda elettronica di una decina di dipendenti, ma l'ufficio tecnico è comunque gestito da un perito elettronico (57 anni) e ha due ingegneri nel team.

Che questo sia lo standard, ovviamente no: sono molte di più le aziende nelle quali l'ufficio tecnico è diretto da un ingegnere, ma gli esempi stanno a dimostrare che comunque, più in alto si sale nella gerarchia aziendale e più ciò che conta è il valore della figura, non il suo titolo di studio.

Resta inteso che valgono tutte le affermazioni precedenti, prima fra tutte quella che chi afferma che un etto di pratica vale più di un chilo di grammatica è solo chi la grammatica non la conosce affatto.

P.S. Quella del laureato in matematica diciottenne non l'ho capita. Era per citare la metaforica mosca bianca?
Exxon metti nel tuo elenco anche la mia aziendina: Macchine per il packaging di fascia medio-alta, 30 persone con 12 in UT di cui 5 ingegneri di varie età, tutti con bei voti. Il capo ha il diploma del liceo scientifico ma ha iniziato a disegnare / progettare nel 78 e ne ha viste tante, a partire dal CAD con il 386 e il coprocessore matematico 387, il PLC 5TI e tante ore di tornio e fresa. Ma questo non toglie che il capo, con il quale parlo spesso, rimpiange ancora di non essersi laureato ed esclude categoricamente che si possa fare a meno della teoria nella progettazione meccanica.
Senza la fisica e la matematica non esiste la meccanica, hai voglia a leggerti cataloghi su internet e tutorial su YouTube.
Ogni tanto arriva a colloquio qualche giovanotto fresco di laurea che, a volte per finta modestia, è pronto ad affermare con magnanima accondiscendenza, che " la teoria è un conto, ma la pratica è tutt'altra cosa"... e il capo li manda via dopo aver chiesto loro per quale oscuro motivo, allora, si sono laureati.:cautious:

Se posso concludere, credo che la passione e la voglia di fare siano assolutamente fondamentali, ma la formazione di base è indispensabile per trasformare l'esperienza in conoscenza. Non ci sono scorciatoie e le eccezioni sono davvero mosche bianche.
In ogni caso passare da disegnatore a progettista non è affatto automatico e gli anni passati al CAD niente hanno a che vedere con la capacità di ideare soluzioni e verificarne la fattibilità, non con prove empiriche ma con fondate teorie.
Scusate se sono andato OT .

P.S. a contraddire tutto quello che ho detto, una delle menti più brillanti con cui ho avuto ed ho ancora il piacere di lavorare ,un maghetto con il CAD ma soprattutto con i calcoli applicati alla realtà delle cose, è.... ragioniere! In pratica come Fantozzi !
Come immaginavo , sono esempi estremi che poco hanno a che fare con le prospettive di una persona che vuole iniziare, oggi , a fare il disegnatore meccanico senza laurea e senza esperienza specifica.
Sono estremi perche':
1) Settore : In alcuni casi si parla di aziende di elettronica. Buon per loro , ma si parlava di meccanica. Non di elettronica, non di informatica, non di chimica . Questo perche' le dinamiche del lavoro , possono essere molto differenti a seconda di molti aspetti, come il numero di laureati e diplomati in quel settore o la domanda di beni di quel settore.
Se c'è carenza di personale in un settore con gran richiesta di beni , mi pare evidente che le aziende saranno portate ad essere meno selettive sugli aspetti formali del personale.
2) Piccoli UT: Le aziende sono, nel complesso, medie aziende , ma uffici tecnici di 3,5,10,20 persone sono uffici tecnici piccoli, almeno per me.
E con la struttura della piccola industria, senza voler criticare o sollevare alcun problema relativo, in generale e' piu' semplice che un perito che conosce profondamente l'impresa , possa avere credenziali migliori di uno che ha la laurea ma e' all'interno da 2 anni.
3) Periodo storico, eta' , esperienza : ogni esempio che avete portato , fa riferimento a persone con una esperienza almeno ventennale, con eta' dai quasi 40 anni in su, vuol dire aver cominciato a lavorare negli anni '90 , come ho fatto io, in un periodo nel quale ancora si poteva cominciare a fare il disegnatore senza laurea . E, a volte, anche con diplomi non inerenti la meccanica, come il geometra, per esempio.
Ma sono situazioni specifiche e legate al passato.

Motivo ulteriore per dubitare che , chi oggi intraprende la professione di disegnatore meccanico senza laurea , possa , in futuro, avere accesso a qualche miglioramento professionale, e' la naturale tendenza ad "alzare l'asticella" come avevo tentato di evidenziare nei post precedenti. Negli anni '50 , una licenza di terza media era gia' un bel biglietto da visita. Poi un professionale . Poi il diploma. Oggi , la laurea. Poi i Master. Poi arrivare dal MIT o dalla Facolta' di di Pisa o dalla Federico II.
Poi chissa' quali altri titoli saranno necessari in futuro .
 

stevie

Utente Standard
Professione: Ingegnere meccanico
Software: Solidedge, Cosmos
Regione: Lombardia
#25
Senza la laurea hai:

1) Alcune strade precluse (insegnamento, progetto di strutture con accesso al pubblico, consulenze legali, ecc.).
2) Un tetto massimo difficilmente sfondabile in presenza di colleghi laureati.
3) Maggior difficoltà ad accedere ai colloqui ad alto livello per filtri automatici all'ingresso.
4) Una sensazione di inadeguatezza che può creare soggezione e difficoltà di affermazione personale.
5) Varie ed eventuali.

Questo non significa certo tu non possa arrivare ad essere magari D.T. anche in una grande azienda. Personalmente ho visto non uno ma più di un grande ufficio tecnico con molti ingegneri lavorare alla direzione di un diplomato. Senza andare a scavare nella memoria, ne ricordo almeno quattro, tutte aziende con oltre 100 addetti.
Non creiamo false aspettative ed illusioni per favore...parli di direttori tecnici diplomati che dirigono squadre di ingegneri in aziende di medie dimensioni in Italia nel 2019?
Gli unici casi possibili sarebbero quelli nei quali questo fantomatico direttore tecnico è o il padrone, o il figlio del padrone, o un parente del padrone, o un raccomandato dal padrone...
O comunque parliamo nella migliore delle ipotesi di gente con parecchi capelli bianchi in testa e prossimi alla pensione.
Forse quello che dici tu poteva valere decenni fa, ma più si va avanti più queste situazioni vanno a diminuire.
Come spiegavo in un altro thread il motivo è semplice, c'è talmente tanta disponibilità di laureati e neolaureati che per un diplomato ormai diventa già difficile non essere assunto ma non vedersi respingere la candidatura. E questo non vale solo per gli studi tecnici, ma persino posizioni di segreteria spesso vedono la laurea come conditio sine qua non per poter presentare la candidatura.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#26
Voglia di polemica? Ma sì, dai... facciamola:

Confermo, anzi, oggi come oggi la laurea vale molto meno di quanto valesse dieci o venti anni fa. Tra il lavoro che svolgo c'è anche la selezione del personale per più di un mio cliente e ultimamente ho assunto (negli uffici tecnici) più periti che ingegneri.

Altro che false aspettative. La falsa aspettativa ce l'ha il laureato con 110 e lode che non sa tenere un micrometro con una mano sola, non il perito che si offre per quello che è e non per quello che crede di essere.

Se vent'anni fa nelle aziende manifatturiere c'era una piramide ben strutturata che vedeva la scala gerarchica salire parallela a quella della preparazione formale, oggi c'è una tale inflazione di ingegneri che il valore del titolo di studio è inflazionato al punto di essere considerato poco più di un fattore collaterale.

Nelle aziende piccole la selezione viene fatta da chi poi deve lavorare con la risorsa e conta quello che sai; nelle aziende medie ci si rivolge a consulenti esterni che hanno tutto l'interesse a inserire personale competente e con capacità di apprendimento; le grandi aziende si rivolgono a strutture esterne che valutano i candidati in base a veri e propri esami nei quali viene messa in luce la vera competenza e non quella dimostrata da uno o più pezzi di carta.

Riguardo alle dimensioni aziendali, se un ufficio tecnico con decine di addetti viene considerato non rappresentativo, bisogna puntualizzare che fatto cento il numero di aziende italiane, quelle con un ufficio tecnico con 50 o più addetti quante sono? Più o meno di una? Mi pare ovvio che nell'ottica di una possibile assunzione si guardi alla maggioranza delle aziende, non ai casi di strutture con dimensioni estreme.

Termino chiedendo: 40 anni sono un'età troppo avanzata per un direttore tecnico? Eh già, tutti 23enni di D.T. di oggi. Ma quando mai.