Fattore di forma Y ingranaggi elicoidali norma AGMA

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#1
Eccoci con un quesito che ho bisogno di risolvere.

Sto preparando un foglio Excel per il calcolo di una coppia di ruote cilindriche elicoidali esterne e sto usando la norma ANSI/AGMA 2101-D04 metrica. A dire il vero ho consultato pure le AGMA precedenti e la DIN 3990 ma la storia cambia radicalmente.

Con il termine Y si indica per gli americani il fattore di forma che non è il fattore di Lewis, così dice la norma e risulta inferiore a 1.

Ebbene ho in mano i valori calcolato da KissSoft e sono sicuro che siano inconfutabili. Non riesco a fare il conto a mano.

Z1=19
Z2=68
mn=6
Angolo pressione = 20°
Angolo elica = 12°
Interasse = 270mm
Spostamento di profilo X1=+0,41730 con sottotitoli presente
Spostamento di profilo X2=+0,13268

Premesso che devo ancora trovare per calcolare correttamente la parabola di Lewis, ho usato spessore e altezza del dente nella sezione critica con i raggi ala base del dente ricavati da KissSoft.

Con la seguente formula mi viene Y1=2,96 al posto di Y1=0,596
IMG_20190208_221625.jpg

E dovrebbe risultare tutto così:
IMG_20190208_221950.jpg

Qualcuno può darmi una mano per favore?

Già nelle formule di Kf ho scoperto che in una norma si usano i radianti e altra i gradi.... chissà che sia qualcosa di banale...

Altra formula mi fornisce Y1=0,418 ma ancora non ci siamo:
IMG_20190208_222319.jpg
Ovviamente per la geometria sto usando AGMA-908-B89 ma non è che ce ne sto uscendo molto....visto che non tornano i numeri.
 

Stan9411

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#2
Nella prima formula c’e qualcosa che non mi torna a livello dimensionale.
Che cos è “Ch” ? L’unico modo per rendere dimensionalmente possibile la sottrazione nelle parentesi quadre, è che Ch sia un numero puro (adimensionale). In attesa di una tua risposta, suppongo che sia un numero puro; vuol dire che che il risultato della sottrazione ha dimensione [1/m]; lo moltiplico per un rapporto tra coseni, quindi non cambia nulla; dopodiché divido un coefficiente adimensionale k_psi (suppongo) per il valore che ho ottenuto; il risultato è che Y non è un coefficiente (che suppongo debba essere adimensionale), ma ha dimensione [m].
Purtroppo non sono pratico di queste norme, quindi non riuscirei a scovare errori che vadano oltre la matematica pura.
 
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#3
Ch è il fattore di elica di Wellauer & Seireg e come tale è adimensionale.
 

Stan9411

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#4
Ok quindi convieni con me che nella prima formula Y viene una quantità dimensionale ( una lunghezza ) . È giusto ? Credo di no, chiamandosi Y “coefficiente di forma”.
Pertanto non mi fiderei tanto di quella formula, tant è che mi sembra sia quella che ti da il risultato piu distante da ciò che tu vorresti.
 

exxon

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#5
Per me, nella prima formula manca il modulo al denominatore.
Inserendolo, le dimensioni vanno a posto e i risultati si avvicinano molto.
 
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#6
Anche io ho il dubbio che manchi m. Solo che non ho trovato una errata corrige di questa formula. Forse mi è scappata. Approfondisci la ricerca.
Nel frattempo ringrazio per la disponibilità e chi primo arriva....posta la news 👍
 

exxon

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#8
Nel documento linkato in #7, Yc ha dimensioni [1]/[L], (l'inverso di una lunghezza) e queste dimensioni sono coerenti con le altre nel documento.

La formula è la stessa riportata in #1 a meno del fattore a numeratore (da qui probabilmente la differenza tra Y e Yc).

In queste formule, dove appaiono fattori numerici raggruppati (1.5, 6, 0.95, ecc.), è fondamentale conoscere con certezza le unità di misura. Nel documento (datato 1960...) linkato in #7 e di origine imperiale, la pressione è espressa in psi e certamente le lunghezze sono in pollici, mentre in altri documenti più recenti che fanno probabilmente capo al sistema SI, la stessa pressione potrebbe essere espressa in Pa e le lunghezze in metri, con sconvolgimento del risultato finale.
 
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#9
Infatti con la storia che la AGMA nasce con unità di misura imperiali e poi hanno fatto la norma in metrico è un disastro fare i conti giusti.

A questo punto dovrei provare a metterci i valori imperiali a questa formula che ho trovato ...
IMG_20190210_050645.jpg
Eppure non è ancora giusta perché fa Y1=0,64 però meglio di prima.
 

+forte

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#10
c'avevo dei pdf ........anche se avrai già fatto
 
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#11
Honda i PDF sia le norme in originale sulla carta bianca lucida ma secondo me ne manca comunque un pezzo a tutto ciò o sbaglio qualcosa perché non è possibile che in tutti questi anni nessuno se ne sia accorto.

Alcune formule prevedevano il valore dei "Gradi" in radianti .....pensa te che zucca che avevano
 

exxon

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#12
A dire il vero, nelle trattazioni analitiche bisogna utilizzare proprio il radiante per indicare l'anomalia (l'angolo) delle funzioni trigonometriche. Di conseguenza le derivate, velocità e accelerazione angolare, sono espresse in radianti al secondo e al secondo-quadrato, e tutte le grandezze risultano coerenti. Quando si inizia a utilizzare gradi e rpm, normalmente tutto va a prostitute.
 
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#13
A dire il vero, nelle trattazioni analitiche bisogna utilizzare proprio il radiante per indicare l'anomalia (l'angolo) delle funzioni trigonometriche. Di conseguenza le derivate, velocità e accelerazione angolare, sono espresse in radianti al secondo e al secondo-quadrato, e tutte le grandezze risultano coerenti. Quando si inizia a utilizzare gradi e rpm, normalmente tutto va a prostitute.
Strano perché per tutto il resto della norma usa i gradi e non i radianti.....meno che una formula.
 

exxon

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#14
I gradi sono utilizzati (e menomale che è così...) nella misura degli angoli meccanici.

Nelle formule, quando compaiono solo come anomalia di una funzione trigonometrica, è indifferente si utilizzino gradi o radianti (i.e. la funzione seno è diversa a seconda l'argomento sia espresso in un modo o nell'altro; chi applica la formula sceglie (spesso inconsciamente) l'accoppiata giusta).

Se gli angoli sono invece utilizzati in funzioni trascendenti diverse dalle trigonometriche pure, appaiono in forma differenziale o integrale, allora devono essere espressi in radianti (i.e. il calcolo della coppia resistente a una accelerazione angolare T=Iα).