Dubbi su stage e poststage.

Cornetto

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#1
Buongiorno a tutti.
Questo è il mio primo messaggio qui nel forum (mi sono iscritto un attimo fa :D) e spero di aver azzeccato la sezione.

Vi do un pochettino di background personale e poi vi vado ad esporre il mio problema : ho 23 anni (24 il 7aprile o_O) , mi sono diplomato al liceo scientifico e ho frequentato per 3 anni l'università (non conclusa , ho interrotto nel 2017 al 3° anno per un tracollo psicologico)
, sono stato un anno fermo (il peggior periodo della mia vita , mi sentivo una m***a per aver interrotto gli studi , ero sempre depresso e i miei genitori facevano pressioni per trovare un lavoro ) ma mi sono ripreso un pochettino e da novembre dell'anno scorso ho iniziato un corso per disegnatori/progettisti meccanici di 600 ore finanziato da confindustria con uno stage di 240ore.
Per lo stage mi hanno mandato in una azienda che produce testine tosaerba tramite stampaggio ; avevano bisogno di un progettista nell'ufficio tecnico che si occupasse della creazione del modello e di eseguire i test su di esso .
Ho iniziato lo stage con questa azienda il 25marzo e sin dal primo giorno è sorto questo problema : sono il solo che si occupa di progettazione in tutta l'azienda.
Sono l'unica persona in questo "ufficio tecnico" ,ogni giorno passo 8ore da solo in questa stanza (tranne visite sporadiche del titolare che passa per darmi linee guida sul progetto e altre info utili) ,nessun altro dei dipendenti sa svolgere questa mansione e perciò mi sono ritrovato da solo in questa stanza ad utilizzare un software che non conoscevo e del quale non riesco a trovare dispense o video aiuti online(VERO VISI) , senza un tutor che mi desse le linee guida (il tutor designato da confindustria è solo un operaio addetto al montaggio :cry:).
Tuttavia , essendo l'unico in tutta l'azienda a saper fare questo tipo di lavoro , l'assunzione post-stage sarebbe praticamente garantita.

Ed è qui che sono in conflitto : da una parte , passato il periodo di stage , vorrei andare a cercare altre aziende disposte ad istruirmi come si deve (ne ho già trovate 2-3 che cercano profili in linea con il mio e che offrono stage) , ma dall'altro lato , andrei a perdere la sicurezza del posto fisso e anche la fiducia dei miei genitori che vogliono che ottenga un lavoro il prima possibile.

Questo è quanto ... scusate per sto papiro ma non sono riuscito a sintetizzare più di così .
Grazie in anticipo per chi risponderà :whistle:
 
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#2
quello che stai facendo non è uno stage, ne devi parlare e render conto all'istituto che ti sta facendo la formazione. che se avesse buon senso farebbe dei controlli dell'azienda in cui ti manda e verificando anche che abbia un software inerente al corso (magari che non ci siano più grandi contributi da parte della comunità europea è dovuto anche a questi corsi fatti alla viva il parroco)

già una persona che a 23 anni, con scarse conoscenze di meccanica, disegno tecnico e studi di scienza delle costruzioni (che università hai fatto ti sei dimenticato di dirlo) viene messa a fare progettazione rasenta l'assurdo; tosaerba poi, mica le palette per girare la pizza... se sbagli qualcosa tranci le gambe alla gente..

tu dovresti essere il primo a dire che questa mansione non è adatta e neppure utile alla tua persona per tanti motivi, tra cui quello emotivo e psicologico.

solidworks ha un tutorial interno ben fatto e tanti altri ne trovi in rete.

se hai posti in cui vieni preso per fare tirocinio vero perché star a mangiarsi il fegato? solo per il posto fisso? non credere che sia così, se vogliono ti mandano a casa ugualmente o ti mettono nelle condizioni di andartene tu stesso. anche mettendo che il posto sia realmente sicuro come pensi sarà la tua vita se inizi la giornata col magone e torni a casa col magone doppio per i prossimi 5, 10, 40 anni?
 

Cornetto

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#3
che università hai fatto ti sei dimenticato di dirlo
Hai ragione scusa :LOL:
Cmq Ingegneria Edile interrotta al 3° anno con circa 5-6 esami lasciati indietro quindi sul lato di disegno tecnico non sono cosi' impreparato come magari traspariva dal post .

solidworks ha un tutorial interno ben fatto e tanti altri ne trovi in rete.
Solidworks infatti era uno dei programmi che abbiamo usato all'interno di questo corso e li non avrei avuto tutti i problemi che sto avendo ora con visi.

se avesse buon senso farebbe dei controlli dell'azienda in cui ti manda e verificando anche che abbia un software inerente al corso (magari che non ci siano più grandi contributi da parte della comunità europea è dovuto anche a questi corsi fatti alla viva il parroco)
Guarda lasciamo perdere , l'organizzazione di questo corso è stata orribile sin dai primi giorni.
Io e i miei compagni ci siamo sempre lamentati ma non è mai cambiato nulla ... oramai mi sembra anche inutile lamentarmi se tanto so che non verrò ascoltato.
 
Ultima modifica:
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#4
se non ti dai una mossa tu non lo farà nessun altro al posto tuo.
le cose imprescindibili che devi fare sono:
chiarire la situazione con l'istituto
chiarire la situazione con titolare

facoltativo:
togliere quel progettista/disegnatore dal profilo perché al momento non sei nessuno dei due
 
Professione: disegnatore
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#6
Ingegneria edile con i tosaerba c'entra poco, molto poco, ma anche niente.
Come ci si possa buttare di punto in bianco a fare qualcosa che ha poca attinenza coi propri studi per me rimane un mistero. Non ti giudico, è una mia riflessione.
fai bene a fare corsi piuttosto che stare a casa a maledire il governo. meglio cercare di aprirsi più porte possibili, ma fossi stato io forse un corso di architettura o di geometra mi sarebbe sembrato un iter più logico.
Io ho fatto un corso simile al tuo dove si è fatto tanto CAD, informatica, cam, ma di disegno tecnico e progettazione veramente poco.
Ci sono soluzioni tecniche che non si apprendono dai testi, ma perché si ha acquisito un processo logico meccanico: come fare una sequenza di saldatura, come fare uno smusso, qual'è il procedimento per calettare un accoppiamento forzato...
non voglio remarti contro, ma essere realista e farti prendere coscienza che il percorso che hai scelto è decisamente ripido
 

MoldMaker

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#7
Ciao, posso chiederti di che zona sei? anche da me in azienda ha iniziato un nuovo stagista (mi sa che ha fatto il tuo stesso corso), comunque non per buttarti giù, ma il posto fisso secondo me non te lo garantisce nessuno, nel senso... se questa azienda non ha mai avuto un'ufficio tecnico perché iniziare proprio da te??? (senza offesa naturalmente, ma da quello che hai detto, hai si e no le basi della meccanica) io questa domanda me la farei.. sei giovane e sicuramente se hai voglia e passione puoi imparare qualsiasi mestiere, un mio consiglio e cerca realmente qualcuno che possa insegnarti il lavoro (non pensare però di trovare una persona che ti segue 8/8 ore al giorno perché nella realtà lavorativa sarebbe uno spreco di risorse e denaro non indifferente, devi essere tu capace di estrapolare tutto quello che ti possono insegnare e farlo tuo fino all'ultima goccia) inoltre come ti hanno già consigliato cerca un lavoro che ti piace realmente perché alzarti la mattina e fare un lavoro che non ti piace per degli anni e stressante e demotivante..
 

exxon

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#8
Gli stage ai miei tempi non c'erano, come non c'era l'Erasmus e le altre "innovazioni" tipo... internet. A 19 anni, appena iscritto all'università dopo la maturità tecnica, ho iniziato a lavorare in un'azienda della mia zona. L'accordo era: tu vieni qui, lavori, impari, e in cambio non pigli niente. Ho accettato. Cinque anni dopo ero DT di quella azienda, e lo sono stato per 11 anni.

Oggi sembra un diritto acquisito che chiunque debba essere assunto e messo "in formazione" con lo stesso stipendio di un operativo di pari livello. Si sentono in continuazione lamentele del tipo "mi hanno assunto, ma non mi hanno messo nessuno a insegnarmi il mestiere. Ah, e mi pagano solo 1200 Euro al mese".

Sarò vecchio, sarò antisociale, ma a me che qualcuno pretenda di essere pagato per imparare, sembra una grande... sciocchezza.
 
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#9
qui exxon esageri secondo me.
anche io ho fatto gli stage gratuitamente e solo per benevolenza del titolare si veniva risarciti di un qualcosa che bastava giusto per fare una serata con gli amici.
e penso anch'io che non sia un dovere essere pagati per fare lo stage che di fatto sostituisce la scuola dove non vieni di certo pagato e non si deve pretendere da te di essere produttivo all'azienda che ti ospita, anzi di fatto sei una zavorra.
questo però non significa che non si debba ricevere la formazione per cui si viene ospitati. se è tutto vero quello che dice e non un eccesso di vittimismo, essere messi da soli in un ufficio a fare cose che non si sanno fare, con sporadiche visite del titolare non è venire formati, ma essere usati da soprammobili.
certamente la mossa deve partire dall'utente che, come detto, deve parlare coi responsabili e poi invece di aspettare la discesa dello spirito santo tramite twitter, scendere in officina e dal suo ideale piedistallo, andare in reparto montaggio e mettersi a guardare il suo tutor che anche se è
solo un operaio addetto al montaggio :cry:
(ora che rileggo questa frase mi scapperebbe un sberlottone... ma come si fa a scrivere una cosa del genere, che se si dovrebbe pagare il caffé ogni giorno e ringraziare per quello che ti può insegnare) insegna più tecnica pratica lui che un'università... e magari anche mettere su un paio di guanti e dare una mano.
 
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#10
" che qualcuno pretenda di essere pagato per imparare, sembra una grande... sciocchezza."
E' un argomento spinoso, ma secondo me quello che fa la differenza è " pretenda".
 

Stan9411

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#11
Dipende sempre dalla situazione di fondo @exxon ... tu hai detto che hai iniziato a lavorare in un’azienda della tua zona: vuol dire avere il costante appoggio fisico della famiglia e una relativa facilità negli spostamenti.
Io da studente fuorisede ho sempre dovuto fare affidamento sui miei genitori negli anni dell’università per le grosse spese (affitto, bollette, tasse universitarie...), mentre la serata con la ragazza la finanziavo dando ripetizioni una volta ogni tanto. Chiaramente a 24 anni, con tanti sacrifici fatti questa situazione comincia a pesare. Quando sono arrivato allo stage pre-tesi, ho avuto la fortuna di trovare dei capi che hanno ascoltato la mia situazione, hanno visto il mio curriculum e sono stati ben contenti di formarmi e PAGARMI (poche centinaia di euro). Io la mattina seguivo il mio responsabile nelle varie attività aziendali e dopo pranzo mi mettevo alla mia scrivania ad affrontare un lavoro, per il quale i loro tecnici avevano poco tempo e che mi è valso come tesi.

Con questo voglio dire che la tua idea non può essere generalizzata (“il giovane all’inizio deve imparare quindi non può lamentarsi se non lo pagano”), perché dipende da quanto le situazioni permettano al giovane di “sopravvivere” in questa situazione.

E io a questo punto devo dire PER FORTUNA c’e gente che non la pensa come te e guarda anche a ciò che c’è dietro un poveretto neolaureato
 

+forte

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#12
gli stage sono un modo furbo usato dalla maggioranza degli imprenditori italiani per far lavorare qualcuno senza pagarlo
 

exxon

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#13
@Stan9411

Le aziende non sono degli enti di beneficenza o una propaggine del sistema scolastico che debbano utilizzare risorse per sopperire o coadiuvare la formazione degli studenti. Uno stagista è sempre un costo per l'azienda e nella maggior parte dei casi non entrerà nell'organico, diventando uno spreco di risorse.

L'unico modo nel quale l'azienda può rientrare dei costi e considerarli un investimento, è nel caso lo stagista venga assunto e resti in azienda per un periodo sufficientemente lungo. Se lo stesso studente dimostra da subito di non essere adatto o interessato all'ambiente nel quale è stato inserito, non stupisce venga trascurato.

In altri casi, come appare quello dell'OP, è l'azienda che non è strutturata per offrire ciò che lo stagista magari si aspetta, e questo "abbandono" ne è conseguenza. Non stupisce che poi siano proprio queste le aziende, quelle nelle quali è più probabile l'assunzione a fine stage.

Il mio esempio personale non l'ho riportato come vanto, ma come esempio di com'era la situazione 40 anni fa. Il mio non era un caso isolato, era così per tutti. Gli operai avevano l'apprendistato, per gli altri c'era questo tipo di gavetta. Io non me ne lamento: se tornassi indietro, farei esattamente la stessa cosa. Tirando la famosa riga, alla fine quell'azienda mi ha dato tutto ciò che mi spettava.

Sarebbe meglio se le cose non fossero cambiate: stage e "alternanza scuola-lavoro" non hanno portato nulla di buono, prima di tutto ai diretti interessati. Se l'apprendistato fosse stato esteso a tutte le categorie, i risultati sarebbero di certo stati migliori.

Con questo voglio dire che la tua idea non può essere generalizzata (“il giovane all’inizio deve imparare quindi non può lamentarsi se non lo pagano”), perché dipende da quanto le situazioni permettano al giovane di “sopravvivere” in questa situazione.
E' qui che non siamo d'accordo: la condizione economica del neolaureato (o neodiplomato, che sappiamo tutti quale è...) non può essere motivo di giusta rivalsa per ottenere un qualche servizio gratuito, o magari retribuito. Come dicevo prima, le aziende non sono enti di beneficenza.

Per quanto "cattiva" possa apparire l'ultima affermazione, va precisato che ogni azienda, grande o piccola essa sia, ha dei doveri, sia di legge, sia etici, nei confronti degli investitori. La SpA ha questo dovere nei confronti degli azionisti, la ditta individuale o il professionista ha gli stessi doveri nei propri confronti. Questi doveri riguardano gli investimenti e la retribuzione del capitale investito. L'amministratore che decide di formare e retribuire qualcuno, senza un preciso piano di inserimento fruttifero del soggetto nell'organico aziendale, magari potrà apparire di buon cuore, ma è un pessimo amministratore che prima o poi porterà danno all'azienda, agli investitori e di conseguenza anche ai dipendenti.

E io a questo punto devo dire PER FORTUNA c’e gente che non la pensa come te e guarda anche a ciò che c’è dietro un poveretto neolaureato
Replico a queste righe in due modi diversi, uno formale che rischia di essere preso per polemica (mentre non vuole assolutamente esserlo), l'altro più edulcorato, anche se in sostanza esprime lo stesso concetto.

1. Ti rispondo che per fortuna ci sono aziende che non guardano cosa c'è alle spalle di nessuno, perché queste aziende sono quelle sane, che investono oculatamente e che garantiscono non solo la loro sopravvivenza, ma anche la crescita, che implica maggiore occupazione, pure per i neolaureati.

2. Ti rispondo che la fortuna non è tanto quella di trovare chi ti retribuisca per farti tirare avanti, ma chi riesca a vedere in te la volontà di essere una risorsa per l'azienda. In questo, molto dipende anche dal candidato: chi svolge colloqui per la selezione del personale può decidere se valga il rischio di supportare qualcuno che domani possa rivelarsi una risorsa, ma non è (e non deve essere) una cosa automatica.

Nei forum si leggono spesso consigli del tono "che ti frega, ti fai un anno là, e intanto cerchi qualcosa di meglio". Questo è l'atteggiamento più distruttivo si possa immaginare: distruttivo per le aziende, che da questi "candidati" si devono proteggere; distruttivo per chi affronta il mondo del lavoro con questi "principi etici", che poi sono quelli che portano all'idea che tutto si risolva sempre in uno sfruttamento reciproco.
 

ale47p

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#14
...
Nei forum si leggono spesso consigli del tono "che ti frega, ti fai un anno là, e intanto cerchi qualcosa di meglio". Questo è l'atteggiamento più distruttivo si possa immaginare: distruttivo per le aziende, che da questi "candidati" si devono proteggere; distruttivo per chi affronta il mondo del lavoro con questi "principi etici", che poi sono quelli che portano all'idea che tutto si risolva sempre in uno sfruttamento reciproco.
senza polemica, vedila da questo punto di vista: i soldi ci sono o non ci sono, è una cosa molto, molto semplice. quando vai a fare la spesa non vogliono il tuo didietro, vogliono il vile danaro. in qualche maniera lo devi prendere.siccome in carcere non ci voglio andare, preferisco una maniera onesta. se, per prendere il danaro, dopo il diploma vai a raccogliere radicchio, non maturi di certo esperienza in campo tecnico. finirai con la schiena rotta. easy.

se la società non volesse il mio danaro, io con i miei precedenti titolari non avrei mai avuto a che fare. loro hanno sempre cercato di tenermi solo ed esclusivamente per la mia professionalità. non c'è amore in tutto questo. il succo del discorso del "principio etico" come lo chiami tu, alla fine, nel mondo reale, è un mero scambio, a me sembra così. "c'hai l'affitto da pagare e vai a lavorare", diceva il vecchio saggio.
altro che. che poi mi piaccia il mio lavoro, che mi abbiano sempre trattato più o meno bene, che mi abbiano sempre pagato, che io mi sia sempre comportato bene, non cambia il fatto che io prendo lo stipendio perchè porto a termine il turno di lavoro.

se uno è "frustrato" penso che debba cambiare lavoro, glie lo consiglierò sempre.
sono il primo a dire che un'azienda debba fare i propri interessi, però lo stesso vale per gli esseri umani, che prima di tutto sono esseri umani, che vanno a letto con i pensieri e si svegliano più o meno bene o male la mattina.

probabilmente esiste un punto in cui uno si sente "arrivato".
ecco, secondo me, fino ad allora, uno si deve fare il culetto e provare a migliorare la propria vita. altrimenti tanto valeva arruolarsi nell'esercito.
 

Stan9411

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#15
Mi dispiace @exxon ma continuo a leggere nelle tue parole il pensiero di chi, da ragazzo, non si è mai dovuto porre di fronte a difficoltà logistiche/economiche/burocratiche nel far convivere la fase di inserimento post-laurea e la vita di tutti i giorni. I tuoi discorsi sono giusti da un punto di vista formale e di gestione aziendale, ma come dice anche ale47p io l’affitto non posso pagarlo dando il culo (scusa il francesismo) e dalla mia famiglia ho sempre imparato che se si vuole fare un investimento su una persona, la si deve mettere in condizione di lavorare anche in una condizione psicofisica accettabile. Questo atteggiamento stile Marines (neo-laureato non sei nessuno, sgobba e poi vediamo) di cui leggo spesso sul forum, mi sa tanto di quelle reminiscenze nostalgiche (stile “quando c’era la leva nell’esercito allora si che venivano su ragazzi educati!!”, ma questo è OT), di cui gli utenti anziani vanno fieri ma che al giorno d’oggi secondo me non fa bene a nessuno: il ragazzo lavora con un po’ meno soddisfazione (a prescindere che il lavoro sia ciò che gli piace fare) e l’azienda rischia di bruciare un talento per due spicci rispetto al suo giro d’affari. Nessuno pretende la luna, ma poche centinaia di euro al mese per coprire le spese, per i primi 6/8/10 mesi, non penso siano un buco incolmabile. Tutte le grandi e grandissime realtà strutturate (meccanica , automazione , servizi) con cui ho avuto modo di parlare garantiscono dai 200 agli 800 € mensili ad uno stagista se lo stage lo propongono loro. A me sembra l’atteggiamento di chi sa come funzionano le cose là fuori.
Poi continui a generalizzare: “ai miei tempi era così per tutti” ... si vede che quelli che conoscevi tu vivevano le tue stesse condizioni extra-lavorative..
 

Stan9411

Utente Junior
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#16
E prova ad andarglielo a dire a quelle aziende lì che se pagano uno stagista mentre gli insegnano il lavoro, allora sono istituti di beneficenza ...
 

exxon

Utente Junior
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#17
Tu puoi fare tutte le supposizioni che vuoi sulla mia condizione economica di quegli anni, ma non ha nulla a che vedere con quanto ho scritto.

Oltre a questo, non corrisponde a verità neppure che abbia detto che le aziende non dovrebbero retribuire gli stagisti (se così fosse, riporta dove l'avrei scritto).

Ho detto che è sbagliato il concetto che lo stagista lo pretenda come un qualche tipo di diritto acquisito.

Come ho affermato che il neoassunto non può pretendere di essere formato invece di lavorare, ma deve dare almeno quanto riceve, perché le aziende non sono degli enti di beneficenza.

Se nella tua visione storico-sociale, queste affermazioni corrispondono a essere fascista... cosa vuoi, sono opinioni.
 

exxon

Utente Junior
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Regione: veneto
#19
Un attimo: io non sto affermando che l'azienda non dovrebbe seguire quelle che sono le imposizioni legislative (ci mancherebbe altro). La mia è una valutazione su come le cose dovrebbero essere.

Io ritengo che stage e alternanza scuola-lavoro siano un fallimento su tutti i fronti. Ciò che dovrebbe essere fatto è rendere l'apprendistato disponibile per ogni categoria e senza limiti di età. Un vero apprendistato, con durata pluriennale e retribuzione dell'apprendista che cresce linearmente con il tempo (e quindi con la preparazione e la possibilità di prestazione offerta).

Uno stage di qualche mese è tempo buttato da entrambe le parti. Non parliamo poi dell'alternanza scuola-lavoro che significa solo sottrazione di tempo alla preparazione degli studenti (come se ce ne fosse bisogno...).
 

antonio_sc

Utente Junior
Professione: Ingegnere Meccanico
Software: PTC Creo Parametric
Regione: Campania
#20
Io ho sempre creduto che trattare una persona come un essere umano e non come un pistone od un ingranaggio di una macchina sia un qualcosa che prima o poi ripaga...
Ci sono svariati articoli e testi di management che evidenziano come la "motivazione" sia un valore aggiunto per le aziende (non lo dico io che sono un emerito x)..avere una persona "motivata" che lavora nella propria organizzazione rende molto più di avere un soggetto "disengaged/disallineato" che tra l'altro non fa che portare negatività nell'organizzazione..
Ora..non credo che un Siciliano che è costretto a lavorare per 800 euro al mese 10 ore al giorno ,come ingegnere meccanico od altra mansione in Piemonte ,col fitto da pagare,sia "motivato"a lavorare in un azienda..probabilmente lo fa perchè è l'unico modo che ha per tirare avanti in quel preciso momento della sua vita...
Morale della favola? Perchè se mi tratti come un "cilindro pneumatico" dovrei ripagarti un domani quando ,fatta la mia benedetta esperienza, posso aspirare a ben altro?
Se poi però te ne vai quando inizi ad avere le carte in tavola per dare valore aggiunto ..allora sei un ingrato o peggio ancora c'è sempre l'imprenditore che si lamenta che i "ragazzi oggi non vogliono lavorare in fabbrica"...
Magari sbaglierò concettualmente ma anche durante uno stage una persona ,nel suo piccolo, un minimo contributo lo da sempre...il tempo che quella persona dedica al lavoro non è diverso dal tempo che dedica un lavapiatti,un muratore od un medico in formazione in ospedale/strutture sanitarie (eppure questi ultimi prendono 1600 euro netti al mese..)..
Si riesce ad investire su tante futilità ma non si riesce ancora ad investire sulle persone e sul capitale umano (almeno nella stragrande maggioranza dei casi)...un collaboratore va "coltivato" non va "sfruttato"...anche per questo secondo me questo paese sta andando sottosopra ( a parte fenomeni organizzativo/politico/sociali)...
Magari mi sbaglio ripeto..ma questa è la mia idea..