Considerazioni di viaggio

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#1
In questi giorni di pausa, complice la lunga trasferta, mi sono riletto l’Idiota di Dostoevskij, opera sempre interessante. Se non altro, almeno per l’ambiguità sulla definizione del personaggio.
Sembra impossibile che la Russia abbia a suo tempo dato ai posteri autori come Dostoevskij (o più recentemente come Solženicyn), e che sia poi scivolata nell'attuale povertà intellettuale. Non che in questo l’Italia sia da meno: anche senza scomodare il Sommo Poeta, Michelangelo o Galilei, basterebbe ricordare Calvino, Pavese, Eco, o magari Levi. Come non stupirsi di fronte alla pochezza dell’attuale condizione culturale del nostro Paese?

Non so se sia ancora parte dei programmi scolastici delle superiori, ma anche chi non ha letto l’Inferno, avrà comunque sentito le parole “…fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.”, magari solo dal Benigni (sic…, giusto per rafforzare il concetto precedente). Quelle parole, dal significato incontestabilmente profondo, sono riportate da Dante come pronunciate da Ulisse e, a causa delle quali, lo stesso finisce nella penultima bolgia, quella destinata ai “consiglieri fraudolenti”.

Come non contestare una sentenza tanto ardita? Ulisse, l’eroe, il condottiero supremo che viene condannato per aver taciuto i rischi ai suoi compagni, a coloro che si fidavano di lui. Eh già… (come canta un “poeta” dei nostri giorni), eppure se lo merita proprio di finire all'inferno chi con false parole spinge gli ignari verso il possibile pericolo, conscio di farlo.
Non ci vuole molta fantasia per vedere anche la nostra società piena di novelli Ulisse che consigliano fraudolentemente i propri marinai. Il motivo è sempre lo stesso: nascondere la propria ignoranza. Ritorna nella letteratura con l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, ma la scuola odierna non è da meno. Ciò che ci riguarda più da vicino, è che lo stesso spirito permea anche il povero (di conoscenze) tessuto industriale italiano.

Potremmo definirla “ignoranza al potere”, ma assumerebbe un retrogusto anarchico in stile Bakuniano, o più facilmente riportarci ai tristi fatti di una certa politica casareccia. Anche se, a dire il vero, il disprezzo per la cultura e la competenza, sono diventati un costume ed una mentalità che hanno assunto sempre più potere. Quindi non una nuova ignoranza, ma un nuovo potere, costituito dall'insieme di chi combatte l’intellettuale non per ciò che è, ma per ciò che lui non può più essere.

Potremmo definirla “volontà di impoverire”, che come tale meriterebbe da sola un articolo del Codice Penale. Eppure non solo viene accettata, ma anche incentivata sia dal comportamento passivo delle vittime, sia dalla nascita di correnti trasversali di autodifesa dal pensiero “rivoluzionario”.

Potremmo definirla “pigrizia”, ma sarebbe riduttivo per descrivere chi decide che le proprie conoscenze sono bastanti, che la “docta ignorantia” di Socrate non sa cosa sia, e tanto meno gli interessa saperlo. Se la conoscenza è libertà, non bisogna dimenticare che lo stesso Dostoevskij (a volte ritornano…) scrisse che la libertà è la cosa che l’uomo teme di più nella vita. E come dargli torto? Basta guardarsi attorno: la pigrizia e diventata un business mondiale. Aziende ameboidi come Google e Amazon hanno fondato il loro impero sulla pigrizia dei loro clienti.

In ambiente tecnologico, la pigrizia consiste nel rifiutare le innovazioni a causa della conseguente necessità di comprensione e di aggiornamento. Rifiutare ciò che oltreoceano chiamano “Life Long Learning”. Meglio ancora combatterle, le innovazioni, definirle inutili complicazioni, tropo costose, adatte solo ad un numero limitato di applicazioni. Tutto, qualsiasi cosa purché non implichi il dover riaprire i libri, il doversi aggiornare, il mettere in discussione ciò che si è appreso, affrontando l’amara realtà che le proprie conoscenze perdono valore giorno per giorno, se non sono costantemente integrate con la padronanza delle innovazioni tecnologiche che ci vengono proposte quotidianamente.

Come stupirsi che Tizio consideri fantascientifico utilizzare un movimento motorizzato vettoriale anziché un’equivalente oleodinamico, se lo stesso Tizio è magari fermamente convinto che si possa prendere la “scossa” toccando un solo polo di una sorgente elettrica? Ovvio che per lui, l’avere a che fare con cavi, correnti e tensioni, equivalga a essere trascinato controvoglia in un terreno inesplorato. Informarsi? Capire? No, quando mai!

Meglio affermare che costa troppo, che è troppo difficile, che non va bene, magari inventando una serie di motivazioni inesistenti che contrastano anche le leggi fondamentali della fisica. L’importante è chiudere il recinto, serrare le fila, impedire che il nemico soffi un alito di novità in grado, da solo, di disgregare il piedistallo di falsi assoluti sul quale si è retto fino a quel momento.

Come pensare che Caio possa anche solo abbracciare l’idea di un allargamento delle proprie competenze, se le sue conoscenze sono costituite da un insieme di fogli Excel, un ammasso di formule che nella sua convinzione coprono l’intero scibile della progettazione meccanica? Al problema A si applica la formula X, al problema B si applica la formula Y. Come se l’ingegneria si potesse ridurre all'applicazione di una serie di calcoli preconfezionati, senza alcuna analisi di applicabilità, senza alcun dubbio al riguardo. Le certezze tecniche fondate sull'adagio “ha sempre funzionato bene, vuol dire che va bene così”.

Cosa dire poi di chi considera la matematica noiosa (e magari se ne vanta), oppure fuori dal mondo e di conseguenza inutile? Gli esami di Analisi visti come una perdita di tempo, come pura attività di selezione. Come possono coloro comprendere l’importanza che le dimostrazioni formali rivestono in ambito ingegneristico, l’avvallo che le stesse danno a una particolare scelta progettuale, la sicurezza che inducono in chi ne ha compreso l’essenza ed è in grado di applicarle quotidianamente? Difficile trovare le parole e, anche trovandole, sarebbero probabilmente inutili.

Che insegnamento possono dare certe figure professionali agli studenti che hanno la sciagura di incontrarli nel proprio percorso di studi? L’idea che viene trasmessa è che la scuola sia un percorso obbligato finalizzato solo al conseguimento del pezzo di carta, che quegli anni siano una perdita di tempo obbligatoria per poter aspirare a qualche “cento Euro” in più nello stipendio mensile. Sono gli stessi che vogliono trasmettere l’idea che chi ha studiato cinque anni all'università non sappia nulla se confrontato a chi ha passato cinque anni in officina. L’idea che è solo una volta usciti da scuola, che si inizia a imparare.

All'università ti fanno fare ore e ore di inutile analisi matematica, ma non ti danno le formule importanti, quelle che risolvono i problemi. Quelle te le dà con il contagocce il “guru”, quello che sa le cose, quello che per imparare te lo devi fare amico e non lo devi contraddire mai, neppure quando afferma, orgoglioso, l’opposto delle leggi fondamentali della statica.

Se a tutto questo aggiungiamo uno sguardo più allargato, che comprenda i Paesi a noi vicini o meno, il panorama assume contorni ancora più grotteschi. Parlare di Austria e Germania sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ma ci sono luoghi che la miope visione di alcuni piccoli italiani considera “terzo mondo”, mentre gli stessi viaggiano a velocità supersonica in direzione opposta a quella della decadenza illustrata qui sopra.

C’è chi si riempie la bocca parlando male della Cina, che di questo ardire ne fa una bandiera, ma utilizza quotidianamente (e forse anche inconsapevolmente) tecnologia sviluppata in quel Paese. Se gli viene fatta notare l’incongruenza, afferma che in Cina sono bravi solo a copiare, che la tecnologia l’abbiamo portata noi in Cina, e ci fa vedere le “prove certe” sul suo P30 della Huawei (evidentemente copiato dai modelli di punta di progettazione italiana…).

Del resto, se si nega il problema, lo stesso non esiste. La Cina da sola non farà mai nulla, perché preoccuparsene? Sono solo scimmie ammaestrate: quando gli occidentali smetteranno di produrre li, i cinesi torneranno a coltivare riso. E noi li batteremo a suon di automazioni oleopneumatiche.

Certo.
 
Professione: disegnatore
Software: autocad 2013; solidworks 2014
Regione: Friuli Venezia Giulia
#2
quanta acrimonia.... e un bel Non ragioniam di lor, ma guarda e passa nun ce lo metti nostro sommo vate?
per me rimane valido timeo hominem unius libri
comunque citiamo anche Ambrose Bierce che ci istruisce sul lemma Pulpito. Luogo sopraelevato cui ascendono persone giustamente preoccupate del fatto che la loro superiorità rispetto alla congregazione non venga altrimenti notata da nessuno.
 

meccanicamg

Utente Senior
Professione: Technical manager - Mechanical engineer 🔩📐
Software: SolidWorks, FreeCAD, Nanocad, Me10, Excel
Regione: Lombardia
#3
Ci risiamo....cambiato niente....e la storia riprende.
Tutto sbagliato, tutto non va bene, tutti non ragionano giusti..... alè.
È come il vino buono lasciato al sole con uno spaghetto dentro.
 

stevie

Utente Standard
Professione: Ingegnere meccanico
Software: Solidedge, Cosmos
Regione: Lombardia
#5
Che pesantezza...
Poi il tuo ragionamento fa acqua sotto diversi aspetti.
Tanto per iniziare sulle considerazioni tra sistemi elettrici e pneumatico-idraulici trascuri volutamente la questione costo, che ahimè ormai è diventato il fattore più importante.
Tutto il resto della discussione poi è opinabile ma non ho né voglia né tempo di approfondirlo.
Se ti riferivi a me poi vorrei informarti che con i servosistemi ci lavoro dal '82, dapprima con i sistemi cc e poi brushless.
Poi tu pensa che io sono stato tra i primi ad introdurre i sistemi brushless in un contesto dominato dalla pneumatica, però in quel caso l'aumento di costo è giustificato da una maggiore flessibilità e facilità di regolazione e quindi la penetrazione nel mercato è stata buona. Guarda caso i competitors hanno poi copiato il sistema.
Per il resto poi come dice meccanicamg la storia si ripete...
 

Cristallo

Utente Standard
Professione: Leggo e confronto
Software: Lettura critica
Regione: Fuori dalla cerchia
#6
Però.... wow
tirare per la giacca Dante, Dostoevskij e Manzoni pur di erigersi a depositario della conoscenza ha una suo perchè, se ci pensate.
E' il modo, non dichiarato, di dire "sta al tuo posto, plebeo"
E diventa quindi preambolo prodeutico alla condizione "io conosco, tu no" da cui deriva conseguenzialmente il "ti dimostro in modo schiacciante che ti sono superiore, in ogni ambito".

La cosa che mi chiedo è come mai abbiamo un nuovo Leonardo da Vinci, cima indiscussa dalla Letteratura, alla Meccanica, dall'Elettronica alla Robotica, ed ancora il Paese non sia in pieno secondo risorgimento.
"Mistero della fede" , recita qualcuno da un pulpito (Pulpito? ho detto Pulpito?? Mah! colpa di Massi!! :ROFLMAO:).

Se devo scegliere una soluzione, tra una nuova e più performante ed una meno performante ma con più letteratura alle spalle, io scelgo la seconda, a meno di non essere costretto per motivazioni contingenti.
Proprio ieri, con scetticismo, ho adottato delle giunzioni di barre d'armatura del tipo filettato (e non le classiche sovrapposizioni).
E' un prodotto nuovo, una novità. Certo, sono garantito dalle certificazioni del produttore. Certo, ci sono già diverse utilizzazioni del prodotto.
Ma mi pare anche che 50 anni fa le sigarette non facessero alcun male, certificato dalle aziende produttrici...
E l'amianto, materiale rivoluzionario, avesse prestazioni ben superiori degli isolanti termici dell'epoca...
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#7
"Se devo scegliere una soluzione, tra una nuova e più performante ed una meno performante ma con più letteratura alle spalle, io scelgo la seconda " A parte le divagazioni iniziali (a proposito: Leonardo = Rinascimento , il Risorgimento è un po' più tardi, ma solo pochi secoli :)) questo approccio , pur rispettabilissimo, è il tuo modo di pensare ma non può avere nessuna pretesa di validità assoluta, come non la ha neanche il mio, che la penso esattamente al contrario: Quando ho l'opportunità di adottare una soluzione nuova e migliorativa dello stato dell'arte, lo faccio senza esitazioni.
Gli esempi sulle sigarette e sull'amianto non li ho capiti, ma del resto io non so nemmeno cosa siano le giunzioni delle barre d'armatura...
 

TECNOMODEL

Utente Senior
Professione: Progettista/Disegnatore
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Regione: Emilia Romagna
#8
quanta acrimonia.... e un bel Non ragioniam di lor, ma guarda e passa nun ce lo metti nostro sommo vate?
per me rimane valido timeo hominem unius libri
comunque citiamo anche Ambrose Bierce che ci istruisce sul lemma Pulpito. Luogo sopraelevato cui ascendono persone giustamente preoccupate del fatto che la loro superiorità rispetto alla congregazione non venga altrimenti notata da nessuno.
Faccio una considerazione, se smettiamo di guardare verso quel pulpito il tutto si sgonfierà da solo, la persona in questione si troverà un altro piedistallo su cui ergersi e da cui sentenziare la propria superiorità verso una congregazione che, per un pò di tempo, gli darà l'attenzione che cerca.
 

stevie

Utente Standard
Professione: Ingegnere meccanico
Software: Solidedge, Cosmos
Regione: Lombardia
#9
"Se devo scegliere una soluzione, tra una nuova e più performante ed una meno performante ma con più letteratura alle spalle, io scelgo la seconda " A parte le divagazioni iniziali (a proposito: Leonardo = Rinascimento , il Risorgimento è un po' più tardi, ma solo pochi secoli :)) questo approccio , pur rispettabilissimo, è il tuo modo di pensare ma non può avere nessuna pretesa di validità assoluta, come non la ha neanche il mio, che la penso esattamente al contrario: Quando ho l'opportunità di adottare una soluzione nuova e migliorativa dello stato dell'arte, lo faccio senza esitazioni.
Gli esempi sulle sigarette e sull'amianto non li ho capiti, ma del resto io non so nemmeno cosa siano le giunzioni delle barre d'armatura...
Scrivi " Quando ho l'opportunità di adottare una soluzione nuova e migliorativa dello stato dell'arte, lo faccio senza esitazioni."
Mi auguro per te che tu lo faccia con raziocinio valutando anche il fattore costi-benefici, altrimenti è probabile che la tua attività incorra in difficoltà economiche non riuscendo a piazzare i prodotti in modo competitivo sul mercato.
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#10
L'esigenza di una corretta valutazione costi/benefici è un presupposto che non è nemmeno in discussione, ma i parametri di valutazione possono essere soggettivi in funzione del campo di attività. Io, per esempio, faccio un lavoro dove, se volessi confrontarmi sul piano dei costi/prezzi con aziende più strutturate organizzativamente e , soprattutto, inserite in un contesto industriale e di infrastrutture come quello della Germania o anche come quello del Nord Italia, morirei di fame...
Per forza o per fortuna mi sono ritagliato un lavoro dove viene richiesta e apprezzata la capacità di innovare e questo mi permette di dare la priorità alla qualità tecnica delle soluzioni e della componentistica utilizzata, anche a scapito dei costi. Non è facile essere praticamente obbligati ad innovare sempre sennò , a parità di proposta, non saremmo competitivi, ma non ho alternative...e poi mi piace così :)
Per tornare al'argomento, in questa ricerca non posso assolutamente permettermi di ignorare soluzioni tecniche nuove senza averle analizzate, solo per paura che non possano funzionare. Se invece poi funzionano e le adottano i concorrenti prima di me.....arrivo secondo , e non me lo posso permettere.
Capisco che è un punto di vista che altri possano non condividere, ma forse non facciamo lo stesso lavoro.
 

Cristallo

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Professione: Leggo e confronto
Software: Lettura critica
Regione: Fuori dalla cerchia
#11
ahahahahah, si mi hai beccato sul risorgimento. Intendevo Rinascimento ed ho scritto altro.

Ma lungi da me pensare che il mio pensiero abbia validità assoluta, non so da dove tu abbia potuto estrapolare questa chiave di lettura, da cui deriva la tua risposta.

Forse per il campo un cui opero (edilizia) sono dell'idea che i prodotti innovativi debbano avere un periodo di maturazione per utilizzarli al posto di una tecnologia consolidata, ma non non perchè sia attaccato "al vecchio e sicuro", ma perchè le variabili sono moltissime (spesso lontane nel tempo) e per scovarle tutte non bastano 10 o 100 test di laboratorio. Il vero banco di prova è l'esperienza sul campo.
Oppure devi prenderti certi margini di sicurezza tanto ampi da vanificare in parte i benefici.
Nel mio campo, se fai danni, non solo si inizia a contare dalle decine di migliaia di euro in su, ma spesso ci scappa il morto...
 

paulpaul

Utente Standard
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Regione: Parma
#12
@Cristallo
Di morti se ne fanno anche in meccanica, non solo nel civile 😉
Complessivamente, mi sembra però che nel civile ed in alcuni settori della meccanica ci sia molta reticenza ad innovare: l’oil & gas/energia, che è quello di mia pertinenza, è uno di questi. Vuoi per la paura di fermi impianto dalle conseguenze economiche elevatissime, vuoi per le sicurezza, certe soluzioni da certi progettisti “attempati” (ma non solo) non vengono prese in considerazione. Io ritengo invece che il vero motivo sia la volontà di non mettersi più in gioco, arrivati ad una certa età, o la mancanza di competenze per valutare pienamente una nuova soluzione (il nozionismo in questi casi non basta, serve qualche conoscenza più generale e universale). In questo modo però sono morte aziende che venti o trent’anni fa avevano un gran nome.
 

stevie

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Software: Solidedge, Cosmos
Regione: Lombardia
#13
Io credo che l'innovazione esasperata senza un riscontro a livello commerciale e di mercato sia fallimentare.
Ad esempio la Tesla, l'esempio per eccellenza di innovazione nel settore automotive, è in crisi.
I motivi sono vari, ma il principale è l'eccessivo costo delle auto prodotte che non ha permesso una penetrazione capillare nel mercato e la realizzazione di forti economie di scale.
E così salta fuori che quello che 10 anni fa sembrava un progetto eccezionale si sta rivelando un flop signori miei. Di esempi ne potrei portare a bizzeffe, anche in settori più vicini a quelli dove opero.
Una decina di anni fa i motori lineari sembrava che dovessero sostituire a breve la classica accoppiata motore+vite, ebbene non è successo, anzi la percentuale di costruttori che utilizzano con successo la tecnologia lineare si è ridotta fortemente, relegata ad applicazioni specifiche.
Idem per l'oleodinamica, la pneumatica, etc. Di certo non vado a rimpiazzare un cilindro pneumatico da 30 euro con un gruppo brushless da 500 euro se non ne ho l'esigenza assoluta.
Non si tratta di pigrizia, ma di valutare bene quello che il mercato è in grado di assorbire.
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#14
Cristallo sul Risorgi-Rinasci- mento volevo solo scherzare, e dalla tua risata vedo che lo hai capito. Purtroppo non stiamo attraversando ne’ l’uno né l’altro e non credo che dipenda dalle scelte più o meno conservative di chi fa il nostro mestiere, ma piuttosto dalla classe politica che ci ritroviamo. Ma questo non è discorso per questo forum.
Non ho creduto che tu volessi affermare la validità assoluta del tuo approccio; il mio era solo un modo per dire che in settori diversi possono esserci NECESSARIAMENTE approcci diversi alle innovazioni. Sono contento che in edilizia su usino criteri di sicurezza elevati e con pochi rischi , così come in una certa meccanica. Nessuno si deve far male perché qualcun altro voleva fare lo scenziato. Io mi occupo di macchine automatiche e, se sbaglio qualche scelta progettuale per troppa “ curiosità “ , alle brutte ricomincio da capo e non è successo niente.
Riguardo all’età dei progettisti, citata da Paul Paul, sono contento delle virgolette su “attempati” , che mi lasciano sperare che non voglia riferirsi all’età anagrafica ma solo all’attitudine e l’interesse alle innovazioni, che non ha età. Sennò io sono fottuto!...:LOL::LOL:
 
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Software: Alcuni, ma non tutti
Regione: Campania
#15
Se devo scegliere una soluzione, tra una nuova e più performante ed una meno performante ma con più letteratura alle spalle, io scelgo la seconda, a meno di non essere costretto per motivazioni contingenti.
[cut]questo approccio , pur rispettabilissimo, è il tuo modo di pensare ma non può avere nessuna pretesa di validità assoluta, come non la ha neanche il mio, che la penso esattamente al contrario [cut]


Molto dipende dal tipo di tecnologia e di prodotto. In un segmento tecnologico poco maturo è più facile osare, in uno molto maturo può essere addirittura pericoloso uscire dal seminato. E poi c'è il discorso normativo, e poi quello sulla sicurezza, e poi l'intercambiabilità ed il reperimento dei ricambi. Solo in ultimo la poca voglia di rischiare (o di mettersi in gioco, come volete dire) dei capi. Tutto dipende da un'analisi FMEA, come concetto esteso ovviamente.

Proprio l'anno scorso mi sono trovato a proporre la sostituzione di un componente che acquistiamo dagli Stati Uniti con uno costruito in Italia, un po' meno costoso, con una funzione in più che porta appeal commerciale oltre a maggior pregio tecnico. E comunque quello italiano non era un componente innovativo prodotto da una startup, ma un componente maturo, con molte installazioni nel mondo, da una azienda storica con anche certificazioni militari.
Ebbene mi sono visto bocciare l'idea per i risultati di una FMEA che ancora oggi reputo sbagliata perché considerava solo alcuni aspetti e non altri, ma non è questo il punto. Il punto che è il risultato (sbagliato, porco caxxo!) era che un componente da 500€ in caso di failure aveva l'85% di probabilità di creare un danno superiore agli 8 milioni. E quindi nisba, mi spiace, abbiamo sempre fatto così, quindi va bene così.
Supponiamo per un momento che quell'FMEA fosse stata costruita correttamente, vi sembra una risposta sbagliata? Io non direi.

P.S.

E' strano, un thread nasce con una richiesta tecnica e finisce in un flame, un altro nasce con preciso intento polemico e diventa un pacato scambio di opinioni sull'innovazione.

wow...
 

Cristallo

Utente Standard
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Regione: Fuori dalla cerchia
#17
Sono contento che in edilizia su usino criteri di sicurezza elevati
Al di là della buona regola d'arte che impone sicurezza come elemento integrale della progettazione, nel mio campo spesso si passa per un Giudice, quando succede una qualsiasi cosa che va oltre l'ordinario.
Dal balcone che crolla, alla pietra che vien giu e ferisce un tizio. Dal montalettighe che si blocca con il malato dentro, a volte anche per un gabinetto che si ottura e percola al piano di sotto :ROFLMAO:.

E' strano, un thread nasce con una richiesta tecnica e finisce in un flame, un altro nasce con preciso intento polemico e diventa un pacato scambio di opinioni sull'innovazione.
wow...
Forse perchè quando riconosci il flame dall'inizio, interviene una sorta di autoregolazione, quando semini un fuocherello qui ed uno li, poi all'improvviso hai la combustione generalizzata ;)
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#18
Se qualcuno mi dice come si fa a spostare un post da una discussione aperta ad una nuova - ( non lo so fare, non frequento molte community, direi >0 <2...:giggle:.) approfitto per farvi vedere un attuatore lineare quanto meno strano che mi hanno portato la scorsa settimana. Non è del tutto OT perché può essere un esempio di un dispositivo di cui forse... non si sentiva l'esigenza imprescindibile , ma qualcuno ( dei giapponesi credo) hanno dedicato tempo ed energie a svilupparlo e non è utile presumere che lo abbiano fatto perché non avevano altro da fare. Magari è vecchio di anni, ma io non lo avevo mai visto e mi piacerebbe sentire le opinioni degli altri amici....prima di comprarne uno solo per vedere se funziona :).
 
Professione: project leader
Software: Kubotek
Regione: Lazio
#20
:) Ricordi del liceo....poco in linea con le dotte citazioni, ancorché a me sconosciute, riportate al piede dei tuoi post. Però vedo che sei restio ad abbandonare una certa vena polemica, e visto che io non sono proprio nessuno per suggerirti come comportarti....taccio. Beninteso senza l'apostrofo prima della t e con la o finale !.