Assegnazione mansione superiore

TECNOMODEL

Utente Senior
Professione: Progettista/Disegnatore
Software: Cimatron E/Inventor/Creo Direct Modeling
Regione: Emilia Romagna
#21
Il problema è che a volte non ci si arriva nemmeno ad un colloquio in cui valutare gli aspetti di cui parli.
Questo perchè magari manca il titolo di studio, oppure perchè il curriculum non viene nemmeno letto visto che per un posto si hanno decine di candidati.
 

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#22
La mancanza di titoli di studio, a meno di impedimenti familiari o simili, la vedo come una discriminante giusta. Non per altro perché io ho fatto lo sforzo di arrivare a prendere la laurea magistrale e non vedo perché uno con le mie stesse disponibilità, che si è fermato al diploma per propria scelta, debba avere le mie stesse possibilità.
La questione del numero di domande eccessive per un singolo posto è un problema molto più complesso che non mi permetto di giudicare
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#23
La mancanza di titoli di studio, a meno di impedimenti familiari o simili, la vedo come una discriminante giusta.
Eticamente non fa una piega (in modo particolare per chi ha fatto ingegneria e non scienze politiche...).

All'azienda, invece, del titolo di studio non dovrebbe interessare nulla: ciò che conta è ciò che il dipendente conosce e sa (o magari saprà) fare.
 

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#24
Sacrosanto. Ma se almeno la prima scrematura non la si facesse contando i pezzi di carta che hai appesi al muro, non avrebbe senso l’intero settore dell’istruzione mondiale. Tutti a 19 anni si butterebbero a lavorare, confidando che l’esperienza alla lunga faccia la differenza più della nozione.
In realtà io credo che dipenda dalle competenze che l’azienda richiede. Purtroppo in questo forum c’e questa tendenza latente a non vedere le competenze di un laureato, prediligendo l’esperienza e partendo dal presupposto che il neo-laureato vada sempre e comunque formato; scommetto che ci sono valanghe di diplomati che quotidianamente usano motori Siemens, attuatori festo e robot abb e sono dei maghi ad usarli. Ma quanti di loro lavorerebbero nello sviluppo da zero di uno di questi dispositivi ? Vogliamo chiedere ai tecnici che lavorano nei centri r&d delle suddette aziende (locati in America, Giappone, Germania, Finlandia purtroppo) se a loro è bastato il diploma per ottenere i ruoli che rivestono ?
 
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TECNOMODEL

Utente Senior
Professione: Progettista/Disegnatore
Software: Cimatron E/Inventor/Creo Direct Modeling
Regione: Emilia Romagna
#25
Ovviamente il tutto va rapportato alle "esigenze" del posto di lavoro per cui ci si candida.
Non mi sognerei mai di propormi per un ruolo puramente ingegneristico, però mi è capitato di vedere la laurea triennale richiesta per un posto di addetto alle macchine cnc......
 

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#26
Ad un’offerta di lavoro così non si risponde, semplice. In due righe di annuncio già ti sei fatto un’idea di come l’azienda non sia in grado di valorizzare le capacità del candidato.
Se sei un diplomato vieni sminuito, se sei un laureato semplicemente non vieni compreso.
 

IronMike87

Utente Junior
Professione: Ufficio Tecnologie
Software: Solidworks 2017
Regione: Lombardia
#27
Purtroppo negli ultimi anni il mercato del lavoro è finito in mano a queste agenzie.
Le aziende si rivolgono a loro, a volte anche solo per una prima scrematura. La cosa porta a storture per cui persone che sarebbero idonee ad un ruolo vengono scartate a priori perchè la valutazione è fatta da persone che non conoscono l'ambito lavorativo per cui il lavoratore è ricercato, oppure perchè l'azienda ha messo dei paletti, ad esempio il possesso di una laurea, che sono inutili nella selezione.
Tornando al tuo caso io farei tesoro della formazione che stai ricevendo, cercherei di imparare il più possibile e, quando sarai autonomo, avanzerei delle richieste.
Mi ricordo di aver fatto, anni fa in un periodo in cui cercavo attivamente, un colloquio di cui non me ne interessava nulla. Diciamo che mi ero candidato, ma nel mentre avevo già fatto altri colloqui che mi erano sembrati più interessanti, e di essere andato in sede dell'agenzia controvoglia. Dopo che mi è stata esposta in dettaglio l'offerta, ero ancora più svogliato, e complice anche la referente non brillantissima ad un certo punto ero quasi arrivato a dire che 2+2=5 che tanto non avrebbe fatto la differenza.

La cosa ridicola di tutto ciò, è che mi ha pure richiamato per organizzare il colloquio in azienda, che ho gentilmente declinato.

Purtroppo ormai il primo filtro di scrematura la fanno le agenzie interinali, o quelle di headhunting se si è un po' più specializzati. E se per le seconde ci si trova a che fare anche con gente preparata, io nelle prime ho veramente fatto fatica a trovare persone con competenze tecniche. Quindi, come dicono i piemontesi:
Val püsè na bóna làpa, che na bóna sàpa

Capitolo a parte meriterebbero gli HR, fattispecie quelle delle grandi aziende
 

haga78

Utente Junior
Professione: progettista meccanico
Software: SolidWorks, SolidEdge, AutoCAD
Regione: Italy
#28
Eticamente non fa una piega (in modo particolare per chi ha fatto ingegneria e non scienze politiche...).

All'azienda, invece, del titolo di studio non dovrebbe interessare nulla: ciò che conta è ciò che il dipendente conosce e sa (o magari saprà) fare.
Proprio per questo motivo invece dovrebbe essere considerato.
Oggi conseguire una laurea, specie se triennale, è diventata cosa abbastanza semplice, con un minimo di impegno ci si arriva. Quindi se una persona non l'ha conseguita significa che non ha voglia e/o capacità di raggiungere obiettivi.
Chiaro che se non ha potuto studiare per motivi seri (personali, familiari, economici...etc) il discorso cambia.
In un colloquio di lavoro bisognerebbe innanzitutto valutare le potenzialità del candidato, poi le conoscenze specifiche si acquisiscono. Ho visto assumere periti che perchè sapevano usare Autocad (e in maniera elementare), ma non sapevano la differenza tra acciaio e ferro.
 

haga78

Utente Junior
Professione: progettista meccanico
Software: SolidWorks, SolidEdge, AutoCAD
Regione: Italy
#29
Sacrosanto. Ma se almeno la prima scrematura non la si facesse contando i pezzi di carta che hai appesi al muro, non avrebbe senso l’intero settore dell’istruzione mondiale. Tutti a 19 anni si butterebbero a lavorare, confidando che l’esperienza alla lunga faccia la differenza più della nozione.
In realtà io credo che dipenda dalle competenze che l’azienda richiede. Purtroppo in questo forum c’e questa tendenza latente a non vedere le competenze di un laureato, prediligendo l’esperienza e partendo dal presupposto che il neo-laureato vada sempre e comunque formato; scommetto che ci sono valanghe di diplomati che quotidianamente usano motori Siemens, attuatori festo e robot abb e sono dei maghi ad usarli. Ma quanti di loro lavorerebbero nello sviluppo da zero di uno di questi dispositivi ? Vogliamo chiedere ai tecnici che lavorano nei centri r&d delle suddette aziende (locati in America, Giappone, Germania, Finlandia purtroppo) se a loro è bastato il diploma per ottenere i ruoli che rivestono ?
Quotone.
Questa maniera di fare selezione lascia trasparire un'amara realtà: le aziende italiane ormani fanno solo produzione ma non ricerca, e questo inevitabilmente ci porta ad essere sempre più lontani e meno concorrenziali con le altre nazioni europee ed extraeuropee.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#30
Oggi conseguire una laurea, specie se triennale, è diventata cosa abbastanza semplice, con un minimo di impegno ci si arriva. Quindi se una persona non l'ha conseguita significa che non ha voglia e/o capacità di raggiungere obiettivi.
Questa è una tua personale interpretazione di fatti dei quali non hai la minima conoscenza. Le motivazioni per cui Tizio si sia laureato e Caio no, non sono oggetto della valutazione (positiva o negativa dir si voglia) dell'esaminatore.

Chiaro che se non ha potuto studiare per motivi seri (personali, familiari, economici...etc) il discorso cambia.
Tanto meno lo sono giudizi sullo stato di necessità che possono aver spinto a seguire taluni o altri percorsi formativi. Se il possesso di un determinato titolo di studio può (anche se non necessariamente) essere motivo di selezione, di certo non lo sono le ragioni che che possono averlo condizionato.

Seguendo la tua logica, il non-laureato che dichiara non aver potuto andare all'università per problemi economici, ma che potendo lo avrebbe fatto con tutto il cuore, dovrebbe essere considerato diversamente dal diplomato che afferma di non aver mai pensato di fare l'università perché refrattario all'ambiente stantio dei nostri atenei e che per questo motivo ha preferito studiare in da autodidatta. No, non regge.

Il criterio che applico io e sempre lo stesso, sia che abbia davanti un diplomato o un PhD: valuto le loro conoscenze in base a ciò di cui l'azienda ha necessità. Non ho mai detto a nessuno che non aveva il "titolo" per una determinata posizione, non ho mai detto a nessuno che era "troppo qualificato"; ho detto (purtroppo) a molti che non avevano la preparazione necessaria a svolgere proficuamente (per entrambi) il lavoro richiesto.

... le aziende italiane ormani fanno solo produzione ma non ricerca...
Anche questa affermazione è un po' sopra le righe. Che in Italia si faccia poca ricerca è vero, ma questo vale più che altro in ambito accademico o para-accademico (aziende ex-statali ex-IRI, ex-altro), dove la ricerca "di qualità" è latitante.

Le aziende private sono ancora quelle dove un po' di ricerca (finalizzata) si fa ancora e non è certo per questo motivo che la selezione del personale lascia a casa più laureati di quanti potrebbe. La motivazione, a mio parere, è da ricercare sulla qualità dell'istruzione e sull'aderenza della stessa alle reali necessità del tessuto produttivo nazionale.
 

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#31
Nella prima parte della tua risposta stai però spiegando come ti comporteresti tu, che sei un tecnico e decidi per competenze tecniche. Il discorso era nato a monte dalla considerazione che oggi molte aziende si servono di una pre-selezione in cui si valuta l’ambito personale del candidato. In quel contesto sapere perché un titolo di studio non è stato conseguito ha effettivamente un’importanza a mio modo di vedere. Tanto i selezionatori esperti e competenti (quasi sempre quelli interni alle aziende, non quelli delle agenzie) se ne accorgono se fai la parte dell’orfano di guerra ma in realtà stai raccontando stronzate per impietosire...
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#32
Potrà sembrare cinico, ma se il povero orfano di guerra estremamente volenteroso ha una preparazione inferiore al figlio di papà che è andato all'università tutti i giorni in Cayenne... il posto spetta al secondo. Come ho già detto in altro thread, le aziende non sono enti di beneficenza e devono basare le loro scelte solo ed esclusivamente sul vantaggio che da loro possono trarre. L'amministratore che non segue questa linea guida, è passibile di azione di responsabilità da parte dei soci.
 

haga78

Utente Junior
Professione: progettista meccanico
Software: SolidWorks, SolidEdge, AutoCAD
Regione: Italy
#33
Seguendo la tua logica, il non-laureato che dichiara non aver potuto andare all'università per problemi economici, ma che potendo lo avrebbe fatto con tutto il cuore, dovrebbe essere considerato diversamente dal diplomato che afferma di non aver mai pensato di fare l'università perché refrattario all'ambiente stantio dei nostri atenei e che per questo motivo ha preferito studiare in da autodidatta. No, non regge.


Per me si.
Dichiarare di aver scelto di non fare l'università perchè "l'ambiente è stantio" e poterlo fare da autodidatta mi sa di forte arroganza e fa emergere un'ignoranza di base della persona.

[QUOTE="exxon, post: 431067, member: 2961"

Il criterio che applico io e sempre lo stesso, sia che abbia davanti un diplomato o un PhD: valuto le loro conoscenze in base a ciò di cui l'azienda ha necessità. Non ho mai detto a nessuno che non aveva il "titolo" per una determinata posizione, non ho mai detto a nessuno che era "troppo qualificato"; ho detto (purtroppo) a molti che non avevano la preparazione necessaria a svolgere proficuamente (per entrambi) il lavoro richiesto.

[/QUOTE]

Ok considerare le nesessità aziendale e quindi i requisiti che deve avere il candidato, ma la selezione dovrebbe avere un respiro un po' più ampio per intuire le potenzialità del candidato, cioè individuare quanto potrebbe crescere in futuro

[QUOTE="exxon, post: 431067, member: 2961"

Le aziende private sono ancora quelle dove un po' di ricerca (finalizzata) si fa ancora e non è certo per questo motivo che la selezione del personale lascia a casa più laureati di quanti potrebbe. La motivazione, a mio parere, è da ricercare sulla qualità dell'istruzione e sull'aderenza della stessa alle reali necessità del tessuto produttivo nazionale.

[/QUOTE]

L'istruzione è finalizzata a dare delle conoscenze di base e una forma mentis, che poi andrà applicata e sviluppata negli specifici contesti.
Altrimenti torniamo al discorso che un neolaureato in ingegneria dovrebbe saper progettare autonomamente aerei, automobili, macchine automatiche, strutture di carpenteria e chi più ne ha più ne metta.
 
Ultima modifica:

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#34
“Ambiente stantio dei nostri atenei” .... meno male che in altri thread richiamavi a non generalizzare. L’università che ho frequentato io, dopo avermi fornito la base classica nella triennale, è stata tutto tranne che stantia.
Stantio mi sembra quel poco che ho visto e che sento del settore industriale medio italiano (occhio: quello che ho visto io; non voglio generalizzare) nel quale si fa un decimo di quello che un laureato magistrale potrebbe dare, a livello di analisi di un problema, elaborazione di dati, programmazione, simulazione.
Ció che emerge da questo forum è la consolidata opinione che il laureato in ingegneria meccanica è un disegnatore che sa anche fare un calcolo e il laureato magistrale uguale, ma un po’ più in fretta.
Smentitemi: ditrmi che nelle vostre aziende ci sono ingegneri che fanno analisi di sensitività, ottimizzazioni parametriche e topologiche, analisi dinamiche, progettazione di architetture di controllo, algoritmi predittivi, reti neurali, definizione di modelli empirici di un processo...... e mi ridarete speranza.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#35
Dichiarare di aver scelto di non fare l'università perchè "l'ambiente è stantio" e poterlo fare da autodidatta mi sa di forte arroganza e fa emergere un'ignoranza di base della persona.
Beh, un po' arrogante lo sono, ma ignorante di base non credo di meritarlo...

... ma la selezione dovrebbe avere un respiro un po' più ampio per intuire le potenzialità del candidato, cioè individuare quanto potrebbe crescere in futuro
E chi ti dice che non venga fatto. Quando svolgo questo lavoro sono pagato anche per valutare questi aspetti. Solo che per esperienza posso dirti che lo stato di necessità di un candidato o anche lo stesso rendimento nel percorso scolastico hanno poco a che vedere con la redditività aziendale che potrà sviluppare.

L'istruzione è finalizzata a dare delle conoscenze di base e una forma mentis, che poi andrà applicata e sviluppata negli specifici contesti.
Altrimenti torniamo al discorso che un neolaureato in ingegneria dovrebbe saper progettare autonomamente aerei, automobili, macchine automatiche, strutture di carpenteria e chi più ne ha più ne metta.
Fammi pensare... sì, dovrebbe. O comunque dovrebbe esserlo nei tempi naturali per acquisire le informazioni specifiche (non anni, altrimenti in questi lassi di tempo acquisisce le capacità anche un analfabeta...).

Rispondimi tu: è convinzione comune che un neolaureato non sia in grado di progettare un motoriduttore industriale in tutti i dettagli necessari alla sua produzione di serie. Perché? Cosa manca? Che sia forse qualche segreto che viene detto sottovoce solo a quelli che lavorano nel settore? A me pare che in rete si trovi tutto: dai testi in cui vi è la trattazione teorica, fino a migliaia di pubblicazioni che trattano tutto, dallo spessore della scatola al tipo di lubrificante alle misure e agli strumenti necessari. Perché allora un neolaureato non è neppure in grado di progettare qualcosa che magari è l'argomento della sua tesi, e questo viene ritenuto "normale"? Per me non lo è.

“Ambiente stantio dei nostri atenei” .... meno male che in altri thread richiamavi a non generalizzare. L’università che ho frequentato io, dopo avermi fornito la base classica nella triennale, è stata tutto tranne che stantia.
Stantio mi sembra quel poco che ho visto e che sento del settore industriale medio italiano (occhio: quello che ho visto io; non voglio generalizzare)...
Come non vuoi generalizzare tu, non volevo generalizzare neppure io. Ho visto e frequentato corsi in un po' di università in giro per il mondo e ho fatto i miei paragoni. Qui in Italia ho frequentato il biennio a Padova e poi a Trieste. Quando si è trattato di aggiungere meccanica ai miei studi di elettronica, mi sono ben guardato dal tornare tra quelle mura e ho scelto di farlo da autodidatta. Se definisco l'ambiente universitario italiano come "stantio" è di certo una generalizzazione, ma se togliamo la Normale di Pisa... diventa un po' meno generalizzazione di quanto possa apparire.

Settore industriale "medio" italiano? Sì, generalmente è stantio, ma con un discreto numero di eccezioni.
 

Stan9411

Utente Junior
Professione: Studente
Software: PTC Creo parametric, Matlab
Regione: Lombardia
#36
Non hai smentito la mia “provocazione” finale. E hai portato come esempio in risposta all’altro utente la progettazione di un riduttore. Tanto mi basta per confermare le mie idee. Poi a saper parlare bene si è in grado di sostenere con fermezza la propria tesi all’infinito. E tu sai parlare bene. Quindi non aggiungo altro.
 

exxon

Utente Junior
Professione: engineer
Software: inventor
Regione: veneto
#37
Non hai smentito la mia “provocazione” finale.
Scusami, ero convinto di averlo fatto, ma la risposta è rimasta tra le dita e i tasti... rimedio subito:

1) analisi di sensitività: certo! Anche in prima persona, dato che è un argomento che mi ha sempre interessato. In modo particolare in elettronica.
2) ottimizzazioni parametriche e topologiche: usiamo metodi statistici (Montecarlo), qualche ricerca del massimo usando MatLab o piccoli applicativi sviluppati internamente. Anche questo, più che altro in elettronica. Non so se ricopre da definizione che hai dato.
3) analisi dinamiche: beh, ovvio.
4) progettazione di architetture di controllo: sono pane quotidiano.
5) algoritmi predittivi: non ancora, ma... l'azienda per cui sono stati fatti i colloqui dell'altro thread si occuperà (tra l'altro) proprio di analisi predittiva (pensa tu...).
6) reti neurali: no. Personalmente le ritengo pippe mentali per imboscati d'ateneo.
7) definizione di modelli empirici di un processo: e ci mancherebbe di no. Le simulazioni senza modellazione sarebbero difficili da fare.
 

cacciatorino

Moderatore SolidEdge
Staff Forum
Professione: Ingegnere meccanico
Software: SolidEdge CoCreate Salome-Meca
Regione: Porto Recanati, ma con l'appennino nel cuore
#38
Un paio di considerazioni:

1) L'università italiana è poco pratica perché, secondo la mia esperienza, ha volutamente messo l'enfasi sul dare agli studenti gli strumenti per apprendere da soli una volta arrivati nel mondo della professione (tutta quella noiosissima analisi matematica) più che sull'insegnare le tecnologie del momento, con il vantaggio che questi si terranno naturalmente aggiornati in tutta la loro carriera professionale. L'ingegnere italiano neolaureato in effetti di tecnologia sa molto poco, ma impara in fretta (se viene dal liceo ovviamente, perché se ha fatto l'itis certe competenze specifiche le ha).
2) Dire che all'azienda interessano solo le competenze tecniche del candidato è anche esso secondo me sbagliato. Queste importano, ma io prenderei una persona di buon carattere che copra all'80% le mie esigenze piuttosto che il superfigo che sa il fatto suo ma umanamente è una brutta persona e mi mette zizzania in ufficio.
 

haga78

Utente Junior
Professione: progettista meccanico
Software: SolidWorks, SolidEdge, AutoCAD
Regione: Italy
#40
Fammi pensare... sì, dovrebbe. O comunque dovrebbe esserlo nei tempi naturali per acquisire le informazioni specifiche (non anni, altrimenti in questi lassi di tempo acquisisce le capacità anche un analfabeta...).
E quali sarebbero per te i tempi "naturali"? Dici che anni sono troppi? Una laurea in ingegneria o anche un diploma di perito pensi possano essere conseguiti in pochi mesi magari con una scuola serale o navigando su internet?

Rispondimi tu: è convinzione comune che un neolaureato non sia in grado di progettare un motoriduttore industriale in tutti i dettagli necessari alla sua produzione di serie. Perché? Cosa manca? Che sia forse qualche segreto che viene detto sottovoce solo a quelli che lavorano nel settore? A me pare che in rete si trovi tutto: dai testi in cui vi è la trattazione teorica, fino a migliaia di pubblicazioni che trattano tutto, dallo spessore della scatola al tipo di lubrificante alle misure e agli strumenti necessari. Perché allora un neolaureato non è neppure in grado di progettare qualcosa che magari è l'argomento della sua tesi, e questo viene ritenuto "normale"? Per me non lo è.
Premesso che in rete trovi tutto e il contrario di tutto e certe cose non le trovi (ad es. le norme, tranne se le scarichi illegalmente), il fatto che focalizzi l'attenzione sul motoriduttore sottolinea l'attenzione sul tecnicismo che poni nel colloquio.
Tu conosci il tuo settore, ma uno che non proviene dal tuo settore potrebbe non avere certe conoscenze, ma può acquisirle, pretendere che le abbia solo perchè le info si trovano su internet è una cosa assurda.
Se tu andassi a fare un colloquio e ti chiedessero di dimensionare un serbatoio da 6000 metri cubi secondo le norme API 650 o un recipiente in pressione secondo ASME, saresti in grado di farlo?


Come non vuoi generalizzare tu, non volevo generalizzare neppure io. Ho visto e frequentato corsi in un po' di università in giro per il mondo e ho fatto i miei paragoni. Qui in Italia ho frequentato il biennio a Padova e poi a Trieste. Quando si è trattato di aggiungere meccanica ai miei studi di elettronica, mi sono ben guardato dal tornare tra quelle mura e ho scelto di farlo da autodidatta. Se definisco l'ambiente universitario italiano come "stantio" è di certo una generalizzazione, ma se togliamo la Normale di Pisa... diventa un po' meno generalizzazione di quanto possa apparire.
Hai frequentato solo il biennio e per questo forse gli ambienti universitari ti sembrano stantii. Forse il dipartimento di matematica o quello di chimica possono sembrarlo, ma nel biennio si studiano le materie che poi saranno propedeutiche per gli esami successivi. Certo che se pensavi di fare un corso di costruzione di macchine già come prima lezione sarai rimasto deluso.
La generalizzazione e l'idea che hai sull'università italiana sono totalmente sbagliate, ci sono tante università anche "minori" (cioè oltre il Politecnico di Milano o Torino) che hanno dipartimenti, laboratori e professori di tutto rispetto.
Poi parli della Normale di Pisa, grande eccellenza italiana, ma forse neanche sai che non sforna ingegneri.