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  1. #31
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    Nulla, trovare metodi analitici è sempre ostico, non dirlo a me che mi ci scontro sempre....

    Vorrei fare una domanda a tutti comunque:

    Non avete un metodo piu' teorico per stimare meglio la resistenza dei filetti?
    Lo chiedo perchè mi sembra impossibile che non si trovino metodi teorico/analitici piu' complessi che meglio simulano la filettatura.

    Tempo fa avevo cercato, per via di un'osservazione da parte di un cliente, ma non avevo trovato nulla....

    THX

  2. #32
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    Non serve a nulla mettere dadi + alti...

  3. #33
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    Ciao a tutti, sono nuovo del forum e sono molto interessato alla discussione.
    Mi capita a volte di imbattermi nel problemone in questione...vi dico quel che ho imparato:
    1- normalmente la verifica dei filetti non si fa mai perchè dovrebbe cedere sempre la sezione resistente della vite. Ma questo vale solo esclusivamente per le viti standard normate.
    2- se cedono i filetti o si sono dimensionati male ( se non sono standard ) o hanno difetti meccanici.
    3- la lunghezza dei dadi cambia poco o nulla....studi del settore dimostrano che il carico si distribuisce quasi esclusivamente sui primi tre filetti in presa...sul primo circa il 40%,sul secondo 30% e sul terzo circa il 10%. Dadi più alti non servono a molto.
    4- per la verifica dei filetti esiste ampissima e disuniforme trattazione, io mi affido alle Roark's Formulas Stress and Strain ma ogni tanto uso anche testi universitari...ciò che differenzia le diverse analisi è la suddivisione dei carichi sui filetti e la considerazione o meno del bending.

    Ora vi pongo io una questione: supponiamo di avere un prigioniero normato che lavora a trazione. Da una parte il fissaggio avviene con un dado, dall'altro all'interno di un corpo fuso di materiale molto meno resistente. Secondo le regole, essendo il filetto normato, dovrei verificare la resistenza della sezione della vite a trazione e basta, ma essendo il materiale del corpo fuso più debole temo di dover verificare anche il filetto del corpo fuso onde evitare che si sfiletti. Questo anche se in realtà è tutto normato. E' effettivamente così o mi sfugge qualcosa sui prigionieri? Qualcuno sa qualcosa in merito?

    Infine, qualcuno conosce normative o codici che definiscono le possibili associazione dei materiali tra dadi e tiranti/prigionieri ( che so, prigioniero in A193 B16, di solito usato per le alte temperature, con quali materiali per dadi può essere accoppiato )? Qualcosa è presente sulle ASTM di riferimento ma non è esuriente.

    Grazie in anticipo per l'attenzione.

    Ciao

  4. #34
    Utente Senior L'avatar di meccanicamg
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    Citazione Originariamente Scritto da Alesilve Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti, sono nuovo del forum e sono molto interessato alla discussione.
    Mi capita a volte di imbattermi nel problemone in questione...vi dico quel che ho imparato:
    1- normalmente la verifica dei filetti non si fa mai perchè dovrebbe cedere sempre la sezione resistente della vite. Ma questo vale solo esclusivamente per le viti standard normate.
    2- se cedono i filetti o si sono dimensionati male ( se non sono standard ) o hanno difetti meccanici.
    3- la lunghezza dei dadi cambia poco o nulla....studi del settore dimostrano che il carico si distribuisce quasi esclusivamente sui primi tre filetti in presa...sul primo circa il 40%,sul secondo 30% e sul terzo circa il 10%. Dadi più alti non servono a molto.
    4- per la verifica dei filetti esiste ampissima e disuniforme trattazione, io mi affido alle Roark's Formulas Stress and Strain ma ogni tanto uso anche testi universitari...ciò che differenzia le diverse analisi è la suddivisione dei carichi sui filetti e la considerazione o meno del bending.

    Ora vi pongo io una questione: supponiamo di avere un prigioniero normato che lavora a trazione. Da una parte il fissaggio avviene con un dado, dall'altro all'interno di un corpo fuso di materiale molto meno resistente. Secondo le regole, essendo il filetto normato, dovrei verificare la resistenza della sezione della vite a trazione e basta, ma essendo il materiale del corpo fuso più debole temo di dover verificare anche il filetto del corpo fuso onde evitare che si sfiletti. Questo anche se in realtà è tutto normato. E' effettivamente così o mi sfugge qualcosa sui prigionieri? Qualcuno sa qualcosa in merito?

    Infine, qualcuno conosce normative o codici che definiscono le possibili associazione dei materiali tra dadi e tiranti/prigionieri ( che so, prigioniero in A193 B16, di solito usato per le alte temperature, con quali materiali per dadi può essere accoppiato )? Qualcosa è presente sulle ASTM di riferimento ma non è esuriente.

    Grazie in anticipo per l'attenzione.

    Ciao
    Che vi sia da qualche parte l'abbinamento di materiali consigliati direi che non ne ho idea.
    Per quanto riguarda i prigionieri direi che non credo esista una norma specifica che ti dice: "se la vite è normata allora resiste" ma esistono le normative che trattano la bullonatura come Eurocodice 3 (UNI ISO 1993), ex UNI CNR 10011 ecc.

    E' noto, come trattato su tutti i libri e le norme, che vite e dado devono essere circa dello stesso materiale in modo da avere caratteristiche meccaniche comparabili e tutto funziona perfettamente.
    Come scritto in diversi post (di cui ci sono formule e dimostrazioni in merito al minimo filetto in presa), si rende strettamente necessario verificare vite e/o madrevite qualora la differenza di caratteristiche meccaniche dei de componenti risulti evidente.

    Esempio vite TCE M8x20 8.8 con matrice in EN-GJM B-350-10 direi che per lo meno 12 mm devono essere in presa visto il rapporto tra i due carichi di snervamento dei materiali.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da meccanicamg Visualizza Messaggio
    Che vi sia da qualche parte l'abbinamento di materiali consigliati direi che non ne ho idea.
    Per quanto riguarda i prigionieri direi che non credo esista una norma specifica che ti dice: "se la vite è normata allora resiste" ma esistono le normative che trattano la bullonatura come Eurocodice 3 (UNI ISO 1993), ex UNI CNR 10011 ecc.

    E' noto, come trattato su tutti i libri e le norme, che vite e dado devono essere circa dello stesso materiale in modo da avere caratteristiche meccaniche comparabili e tutto funziona perfettamente.
    Come scritto in diversi post (di cui ci sono formule e dimostrazioni in merito al minimo filetto in presa), si rende strettamente necessario verificare vite e/o madrevite qualora la differenza di caratteristiche meccaniche dei de componenti risulti evidente.

    [B]Esempio vite TCE M8x20 8.8 con matrice in EN-GJM B-350-10 direi che per lo meno 12 mm devono essere in presa visto il rapporto tra i due carichi di snervamento dei materiali[/B].
    Riprendo il post perchè ho un problema simile.
    Potresti spiegarmi come sei arrivato a quei 12mm?

    Il mio problema è che devo movimentare un componente di circa 50 kg e pensavo di farlo usando un golfare.
    Il foro per il golfare verrà realizzato su ghisa sferoidale GJS 500. Il golfare è certificato, ma io devo verificare la madrevite sulla ghisa?

  6. #36
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    Se torni indietro qualche post o cerchi le mie spiegazioni per la lunghezza di filetto vedrai che il rapporto tra lo snervamento di uno dei due diviso l'altro (vite/madrevite o inverso) prendi il più sfavorevole...e fai i conti con le formule.
    Praticamente si eguagliano gli sforzi tra taglio del filetto e trazione....una trattazione di un paio di pagine ...e poi vien fuori sta formula. Ce n'è un'altra ancora più magra che dona un paio di giri di filetto in meno...però poi sapendo come fanno i fori filettati e che materiali con i falsi certificati...meglio non rischiare.

    - - - Aggiornato - - -

    Il golfare può tenere anche 1000000ton ma se la ghisa o il cioccolato non tiene più di 1grammo...non tiri su.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da meccanicamg Visualizza Messaggio
    Se torni indietro qualche post o cerchi le mie spiegazioni per la lunghezza di filetto vedrai che il rapporto tra lo snervamento di uno dei due diviso l'altro (vite/madrevite o inverso) prendi il più sfavorevole...e fai i conti con le formule.
    Praticamente si eguagliano gli sforzi tra taglio del filetto e trazione....una trattazione di un paio di pagine ...e poi vien fuori sta formula. Ce n'è un'altra ancora più magra che dona un paio di giri di filetto in meno...però poi sapendo come fanno i fori filettati e che materiali con i falsi certificati...meglio non rischiare.

    - - - Aggiornato - - -

    Il golfare può tenere anche 1000000ton ma se la ghisa o il cioccolato non tiene più di 1grammo...non tiri su.
    Sta formula proprio non è dato di saperla?

  8. #38
    Utente Senior L'avatar di meccanicamg
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  9. #39
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    Grazie, avevo letto ieri sera quella discussione, si vede che la stanchezza mi ha fatto sfuggire la formula.


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