Stipendio minimo per ing meccanico factotum

TAURUS77

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E già.

Il sottoinquadramento è prassi ormai.

Anche io, per esempio, dopo 8 anni di esperienza sono ancora 5 livello come quando ho iniziato a lavorare da neolaureato. Credo che la maggior parte dei tecnici ingegneri dopo circa 36 mesi è già 5S o 6 livello.

Sarà anche vero che in vita mia non ho mai chiesto un aumento.

Giusto per curiosità, voi a che livello siete inquadrati?

Sono stato inquadrato con un V metalmeccanico prima e dopo con un II commercio con un'altra azienda.
 

re_solidworks

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Che le università a volte sono lontane dalla realtà è un dato di fatto anche se devo dire la verità secondo me qui a nord le università sono un pò migliori dal punto di vista pratico rispetto al sud che sono ancora troppo teoriche forse perchè quelle del nord italia hanno più contatti con le varie realtà industriali.
Il passo dal mondo dell'università a quello del lavoro spesso non piacevole si ha la testa piena di teoria e poco di pratica ma voglio dire che in parte è giusto cosi non si può sapere tutto di tutto e pretendere di utilizzare un software, un apparecchiatura o manipolare una metodologia di lavoro come un veterano del settore.
Un'azienda che prende un neolaureato investe sulla persona sia dal punto di vista tecnico che umano e lo paga in base alla sua reale eperienza e buona volontà ma tale compenso deve essere tale da permettere all'individuo di poter vivere dignitosamente....quanto sia il compenso commisurato al dignitosamente penso sia il tema di questa discussione.
Per mia esperienza da un confronto diretto con le nuove leve devo dire che le situazioni sono le più varie e disparate da chi non sa la differenza tra potenza e coppia a tanti altri esempi banali..alla figlia di un conoscente che alla fine di un percorso di studi in ingegneria elettronica non aveva ancora sostenuto l'esame di fisica2...ai miei tempi nel vecchio ordinamento se no avevi tutte le materie del biennio col cavolo che si arrivava al quinto anno.

Io dico che un ing. anche neo laureato dovrebbe riuscire ad eseguire qualche verifica strutturale, così come dovrebbe riuscire a leggere un disegno tecnico che rispetti le normative. Ovvio che non può sapere tutto subito, il problema è che la maggior parte dei neo laureati (tutti quelli che ho incontrato tranne uno) non sapevano fare "O" con il bicchiere.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Perché devo pagare un ingegnere quando di fatto mi trovo davanti una persona che non sa nulla di ingegneria? Perché l'azienda deve sostenere le spese di una formazione che dovrebbe essere già acquisita ed è certificata da una laurea?
Io sono convinto che se un ragazzo si è applicato sul serio durante gli studi, colmando con esperienze extra scolastiche i buchi dell'università (per questo basta andare a lavorare d'estate e in questo modo prendi contatto con le realtà lavorative) e dimostra grinta, conoscenza di quanto previsto dalla sua laurea e buona volontà venga assunto e difficilmente lasciato andare.
Quando un'azienda vede una persona come un'ottima risorsa difficilmente lo lascia andare via per 200/300 euro.
È necessario dimostrarsi molto utili allo scopo aziendale di qualità del lavoro e di produttività. Ritengo, ovviamente, che sia giusto dimostrarlo con il proprio operato quotidiano, impegnandosi come se l'azienda fosse la propria.
 

PierArg

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Io dico che un ing. anche neo laureato dovrebbe riuscire ad eseguire qualche verifica strutturale, così come dovrebbe riuscire a leggere un disegno tecnico che rispetti le normative. Ovvio che non può sapere tutto subito, il problema è che la maggior parte dei neo laureati (tutti quelli che ho incontrato tranne uno) non sapevano fare "O" con il bicchiere.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Perché devo pagare un ingegnere quando di fatto mi trovo davanti una persona che non sa nulla di ingegneria? Perché l'azienda deve sostenere le spese di una formazione che dovrebbe essere già acquisita ed è certificata da una laurea?
Io sono convinto che se un ragazzo si è applicato sul serio durante gli studi, colmando con esperienze extra scolastiche i buchi dell'università (per questo basta andare a lavorare d'estate e in questo modo prendi contatto con le realtà lavorative) e dimostra grinta, conoscenza di quanto previsto dalla sua laurea e buona volontà venga assunto e difficilmente lasciato andare.
Quando un'azienda vede una persona come un'ottima risorsa difficilmente lo lascia andare via per 200/300 euro.

Quoto in toto...in fin dei conti si riconduce al mio post iniziale.:finger:

Ho visto gente uscire dall'Università con la laurea e sulle quali non avrei scommesso un solo centesimo.

Almeno cerca di vedere la situazione dal lato positivo: emergere e distinguersi in mezzo a cotanta ignoranza è più facile.
 

TAURUS77

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Quoto in toto...in fin dei conti si riconduce al mio post iniziale.:finger:

Ho visto gente uscire dall'Università con la laurea e sulle quali non avrei scommesso un solo centesimo.

Almeno cerca di vedere la situazione dal lato positivo: emergere e distinguersi in mezzo a cotanta ignoranza è più facile.

Sono daccordo con voi :smile: ma ci tenevo a precisare che non in tutti settori e non in tutte le università si ha la possibilità di fare esperienza e pratica...ad esempio nel settore automotive non è semplice inserirsi e spesso l'esperienza la fai sul campo...appartengo a questa categoria dove il know-how è blindato ma da quando ho iniziato ho dato piena disponibilità sia a imparare nuove cose che flessibilità negli orari e nei trasferimenti....senza rendermene conto questo atteggiamento un pò mi ha premiato e non passa giornata che non aggiungo un nuovo tassello al mi puzzle.
 

Matteo

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Io non ragionerei in termini di "stipendio minimo", ma di "possibilità di crescere professionalmente e di vedere riconosciuta la crescita, anche economicamente". Il problema spesso non è tanto il minimo di partenza, ma l'impossibilità di crescere in seguito: aziende che non investo in ricerca e miglioramento e inseguono gli ordini con la logica "abbiamo sempre fatto cosi", oppure direttori tecnici che per paura che un giovane possa crescere e metterli in discussione sono frequenti nella mia esperienza.
 

TAURUS77

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Io non ragionerei in termini di "stipendio minimo", ma di "possibilità di crescere professionalmente e di vedere riconosciuta la crescita, anche economicamente". Il problema spesso non è tanto il minimo di partenza, ma l'impossibilità di crescere in seguito: aziende che non investo in ricerca e miglioramento e inseguono gli ordini con la logica "abbiamo sempre fatto cosi", oppure direttori tecnici che per paura che un giovane possa crescere e metterli in discussione sono frequenti nella mia esperienza.

Ciao Matteo!
concordo con il tuo ragionamento ma tutto dipende da che situazione personale si parte...per dirla in parole povere " dipende se si ha la pancia piena o vuota"...sai quanti bravi colleghi ho lasciato giù che per ridotte condizioni economiche arraffano quello che viene...dal fare i braccianti agricoli o a lavorare in cantine olearie o vinicole, muratori..etc etc. (che mettono da parte i pochi risparmi per pagarsi i biglietti aerei e alloggio per salire su a fare colloqui oppure ad emigrare in germania, inghilterra e ovunque ci sia un pezzo di pane).
Dalle mie parti la situazione è drammatica...provincia di Trapani e Agrigento, Caltanissetta la fame si taglia col coltello, nella mia zona negli ultimi sei mesi tre ragazzi si son tolti la vita per disperazione, uno di questi era un muratore giovanissimo che lascia moglie e una bambina.
Il mio ragionamento è nell'ottica di un minimo che garantisca il sostentamento dell'individuo in questa società che aspira ad un vivere civile.
 

meccanicamg

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Ciao taurus, il minimo lo determini con le tue spese mensili ordinarie e straordinarie stimate. Se quello che ti offrono é maggiore o uguale rispetto a quello che hai calcolato é ok. Alla fine fanno un po' tutti così e si concorda un po' con il datore di lavoro, soprattutto se l'offerta é bassa.

Devi valutare se sei solo, con famiglia, lavori solo tu o no ecc.
 

numero1

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Il mio ragionamento è nell'ottica di un minimo che garantisca il sostentamento dell'individuo in questa società che aspira ad un vivere civile.

Ti ho già ringraziato ....... ma ti concordo e ringrazio ancora.
 

numero1

Utente Senior
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Io dico che un ing. anche neo laureato dovrebbe riuscire ad eseguire qualche verifica strutturale, così come dovrebbe riuscire a leggere un disegno tecnico che rispetti le normative. Ovvio che non può sapere tutto subito, il problema è che la maggior parte dei neo laureati (tutti quelli che ho incontrato tranne uno) non sapevano fare "O" con il bicchiere.
A questo punto la domanda sorge spontanea: Perché devo pagare un ingegnere quando di fatto mi trovo davanti una persona che non sa nulla di ingegneria? Perché l'azienda deve sostenere le spese di una formazione che dovrebbe essere già acquisita ed è certificata da una laurea?
Io sono convinto che se un ragazzo si è applicato sul serio durante gli studi, colmando con esperienze extra scolastiche i buchi dell'università (per questo basta andare a lavorare d'estate e in questo modo prendi contatto con le realtà lavorative) e dimostra grinta, conoscenza di quanto previsto dalla sua laurea e buona volontà venga assunto e difficilmente lasciato andare.

D'accordo.

Quando un'azienda vede una persona come un'ottima risorsa difficilmente lo lascia andare via per 200/300 euro.
È necessario dimostrarsi molto utili allo scopo aziendale di qualità del lavoro e di produttività. Ritengo, ovviamente, che sia giusto dimostrarlo con il proprio operato quotidiano, impegnandosi come se l'azienda fosse la propria.

Qui' invece non sono d'accordo io, e non solo io, sono la prova vivente che non è così.
Anzi ...........
 

PierArg

Moderatore
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...
Quando un'azienda seria vede una persona come un'ottima risorsa difficilmente lo lascia andare via per 200/300 euro.
È necessario dimostrarsi molto utili allo scopo aziendale di qualità del lavoro e di produttività. Ritengo, ovviamente, che sia giusto dimostrarlo con il proprio operato quotidiano, impegnandosi come se l'azienda fosse la propria.

Ecco, adesso va bene :tongue:
 

re_solidworks

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D'accordo.



Qui' invece non sono d'accordo io, e non solo io, sono la prova vivente che non è così.
Anzi ...........

Ecco, adesso va bene :tongue:

Le aziende sono gestite da persone e non sono infallibili e possono sbagliare il giudizio su una persona o sottovalutare il beneficio che questa persona porta con la propria opera. Io ho avuto esperienze positive, in sostanza mi sono sempre impegnato molto ed ho sempre avuto un riscontro (non sempre solo a livello economico). Bisogna dire che ho sempre lavorato in aziende piccole e il contatto diretto continuo con la proprietà ha i suoi vantaggi e svantaggi. Sicuramente nelle aziende grandi il discorso cambia e capita sicuramente spesso di essere visti come una "minaccia" quando si è troppo brillanti. Ho lavorato per aziende grandi solamente da esterno e in questi casi le esperienze non sono mai state esaltanti.
 

numero1

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Mah ........ cosa intendi per aziende grandi ?
Io ho lavorato per ditte di 5/10 persone fino ad un max. di 200; che poi queste ditte prendessero delle commesse da dei colossi va' bene, è un fatto.
Ma io, trovandomi a contatto con lo staff del "colosso" (escluso un caso) mi sono sempre trovato bene.
Ed inoltre, paradossalmente, devo dirti che mi trovavo meglio nella azienda più grossa; ovvero quella da 200 persone che in quella da 5/10.
Il contatto diretto con la proprietà per me è stato decisamente più svantaggioso che vantaggioso.
Ciao
 

re_solidworks

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Mah ........ cosa intendi per aziende grandi ?
Io ho lavorato per ditte di 5/10 persone fino ad un max. di 200; che poi queste ditte prendessero delle commesse da dei colossi va' bene, è un fatto.
Ma io, trovandomi a contatto con lo staff del "colosso" (escluso un caso) mi sono sempre trovato bene.
Ed inoltre, paradossalmente, devo dirti che mi trovavo meglio nella azienda più grossa; ovvero quella da 200 persone che in quella da 5/10.
Il contatto diretto con la proprietà per me è stato decisamente più svantaggioso che vantaggioso.
Ciao

Per piccole aziende intendo società con massimo 50 addetti. Le aziende "grandi" per cui ho lavorato erano di circa 300 addetti nella singola sede.
Diciamo che più l'azienda è grande e più ci sono probabilità che la gestione somigli a quella pubblica. In questo caso non sempre si avanza e si lavora solo in base alla qualità che si è in grado di produrre.
 

numero1

Utente Senior
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Regione: Da qualche parte
Per piccole aziende intendo società con massimo 50 addetti. Le aziende "grandi" per cui ho lavorato erano di circa 300 addetti nella singola sede.
Diciamo che più l'azienda è grande e più ci sono probabilità che la gestione somigli a quella pubblica. In questo caso non sempre si avanza e si lavora solo in base alla qualità che si è in grado di produrre.

Mmmmm ............... forse si' e forse no' per quanto riguarda la qualità, ma quando tu hai scritto:

"Sicuramente nelle aziende grandi il discorso cambia e capita sicuramente spesso di essere visti come una "minaccia" quando si è troppo brillanti."

Beh assolutamente no', tutta la mia esperienza dice no' !
Maggiore numero di persone = minore possibilità di essere visto come una "minaccia", indipendentemente che tu sia brillante come un diamante o come un sasso da spiaggia.
 

Theste

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Ho sentito dire da altri utenti che bisognerebbe aver maturato una certa esperienza durante il conseguir della laurea. Io ho appena iniziato la magistrale, io ho mandato curriculum ad aziende della mia zona dicendogli che lavoravo anche gratis pur di imparare qualcosa, ma neanche mi hanno risposto. Come dovrei muovermi secondo voi?
 

Matteo

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Ho sentito dire da altri utenti che bisognerebbe aver maturato una certa esperienza durante il conseguir della laurea. Io ho appena iniziato la magistrale, io ho mandato curriculum ad aziende della mia zona dicendogli che lavoravo anche gratis pur di imparare qualcosa, ma neanche mi hanno risposto. Come dovrei muovermi secondo voi?

Il concetto di esperienza è relativo: obiettivamente è difficilissimo acquisire un'esperienza "da officina" o "da azienda" durante la laurea (percorsi vari come Formula Student o simili, a mio parere non servono a nulla).

Dal punto di vista del "datore di lavoro" (anche se di questi tempi non ho in previsione di aumentare il personale del mio studio), credo che il fatto, per esempio, di finire gli studi nei tempi (3+2 + 6 mesi di margine) sia un ottimo indicatore della capacità di organizzarsi, stabilire obiettivi e realizzarli, molto più di un 100+lode in 6/7 anni.
 

Theste

Utente Junior
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Il concetto di esperienza è relativo: obiettivamente è difficilissimo acquisire un'esperienza "da officina" o "da azienda" durante la laurea (percorsi vari come Formula Student o simili, a mio parere non servono a nulla).

Dal punto di vista del "datore di lavoro" (anche se di questi tempi non ho in previsione di aumentare il personale del mio studio), credo che il fatto, per esempio, di finire gli studi nei tempi (3+2 + 6 mesi di margine) sia un ottimo indicatore della capacità di organizzarsi, stabilire obiettivi e realizzarli, molto più di un 100+lode in 6/7 anni.

Allora io sono tagliato fuori, mi sono iscritto a 22 anni ad ingegneria civile, in 5 anni ho preso la triennale in ingegneria civile e integrato tutti gli esami di ingegneria meccanica e ora sto facendo la specialistica in meccanica. Ho lavorato in un agenzia di viaggi e un agenzia immobiliare prima di iniziare l'università, ora faccio solo il cameriere il week end e faccio il tecnico informatico quando capita
 

Matteo

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Allora io sono tagliato fuori, mi sono iscritto a 22 anni ad ingegneria civile, in 5 anni ho preso la triennale in ingegneria civile e integrato tutti gli esami di ingegneria meccanica e ora sto facendo la specialistica in meccanica. Ho lavorato in un agenzia di viaggi e un agenzia immobiliare prima di iniziare l'università, ora faccio solo il cameriere il week end e faccio il tecnico informatico quando capita

Parlavo per "studenti" full time! Una qualsiasi esperienza lavorativa durante il percorso di studi, purché reale e documentabile, anche se in settori diversi, è un elemento a favore.
 

Theste

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Parlavo per "studenti" full time! Una qualsiasi esperienza lavorativa durante il percorso di studi, purché reale e documentabile, anche se in settori diversi, è un elemento a favore.
Documentare un lavoro da cameriere in nero, non è facile. Comunque avrei ora la possibilità di lavorare in un'azienda che si occupa di sicurezza in campo industriale manufatturiero con un contatto in regola, non è proprio attinente con ingegneria meccanica, ma meglio di altri lavori. Non so se accettare perché allungherei ancor di più la laurea.
 

Lettore espatriato

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...(percorsi vari come Formula Student o simili, a mio parere non servono a nulla....
Se dovessi occuparti di macchine confezionatrici, e' indubbiamente vero.
Se , per caso , dovessi occuparti di prodotto nel settore automotive o di Motorsport , non e' vero che non serva a nulla. Poi, l'essere assunto o preso in prova dipende da tanti fattori : primo , chi conosci e il tuo " background culturale". Poi , tutto il resto.
 

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