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Discussione: Thyssen di Torino

  1. #1
    MOD.Stampi e manuf.indust L'avatar di SHIREN
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    Predefinito Thyssen di Torino

    CIAO A TUTTI
    BUONA SERA
    apprendo ora dai TG nazionali
    che e'venuto a mancare l'ultimo dei feriti alla thyssen di torino
    si chiamava
    GIUSEPPE DE MASI

    tutti in piedi
    un minuto di silenzio

    shiren

  2. #2
    Utente Junior L'avatar di mastersteel©
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    Condoglianze:(

  3. #3
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    :(Porca miseria
    Tutte le mie più sentite condoglianze!!!

  4. #4
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    Che schifo di paese .... ogni anno in Italia muoiono 1400 persone lavorando ... e nessuno fa una piega.
    Una cosa del genere in un paese veramente civile dovrebbe portare alla rivolta.
    Non fatemi domande, non so fare.

  5. #5
    Utente Senior L'avatar di Meccbell
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    Citazione Originariamente Scritto da maxopus Visualizza Messaggio
    Che schifo di paese .... ogni anno in Italia muoiono 1400 persone lavorando ... e nessuno fa una piega.
    Una cosa del genere in un paese veramente civile dovrebbe portare alla rivolta.
    Come ha detto stasera Marco Travaglio da Fabio Fazio, tutti lì a parlare a sparlare dei presunto pericolo del terrorismo islamico che in Italia non ha mai sparato neppure un petardo ed invece dei morti sul lavoro si parla per 2 minuti e via, a meno che ne muoiano 3-5-7 in una volta sola e in un solo posto. Allora c'è la notizia.
    Ma tranquilli, già da domani gli argomenti del giorno saranno il caro cenone, i nomi scemi dei figli dei calciatori e i pronostici per il festival di S.Remo.
    Meccbell, the Chipmaker

    "L'epoca della procrastinazione, delle mezze misure, del mitigare, degli espedienti inutili, del differire sta giungendo alla fine.
    Ora stiamo entrando nell'epoca dove ogni azione causa conseguenze."


    Winston L.S. Churchill
    (dal discorso alla House of Commons del 12 novembre 1936, citato anche da Al Gore in Una scomoda verità)



  6. #6
    Utente Standard L'avatar di Jersey
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    Citazione Originariamente Scritto da maxopus Visualizza Messaggio
    dovrebbe portare alla rivolta.
    Io però mi chiedo perchè ogni mese si organizzano scioperi per avere il rinnovo del contratto e mai nessuno SMETTE TOTALMENTE di lavorare fino a che il posto di lavoro non è assolutamente sicuro....fermo restando assolutamente che i vari proprietari dovrebbero interessarsi alla condizione lavorativa più che agli incassi (utopia, purtroppo)

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Jersey Visualizza Messaggio
    Io però mi chiedo perchè ogni mese si organizzano scioperi per avere il rinnovo del contratto e mai nessuno SMETTE TOTALMENTE di lavorare fino a che il posto di lavoro non è assolutamente sicuro....fermo restando assolutamente che i vari proprietari dovrebbero interessarsi alla condizione lavorativa più che agli incassi (utopia, purtroppo)
    ciao jersey
    bouna sera
    e' tutta solo e solamente utopia
    ti allego cio' che e successo

    Per avvicinarsi alla comprensione di quel che sia successo, bisogna sapere perchè ci fosse dell’olio in fiamme.
    Le macchine operatrici, le linee di produzione, soprattutto quelle sottoposte a forti sforzi e necessitanti di grande potenza, sono azionate mediante la spinta generata sui meccanismi di movimento da olio in pressione (olio idraulico), circolante attraverso tubi rigidi o flessibili.
    Questo olio, in normali condizioni di lavoro, circola all’interno dell’impianto a temperature elevate e pressioni che vanno da poche a molte decine di atmosfere, talora oltre il centinaio di atmosfere.
    A volte succede che, per usura o per inconvenienti tecnici, questi tubi si deteriorino fino a rompersi.
    L’olio, caldo, bollente, viene “sparato” nell’atmosfera alla sua pressione di esercizio: decine di atmosfere, appunto.
    E’ una situazione pericolosissima in condizioni “normali”: il minimo che possa succedere è perdere un occhio o spezzarsi qualche arto, o subire traumi di vario genere, soprattutto se si viene colpiti dal tubo in gomma con calza in acciaio che fende l’aria come un serpente impazzito, sputando olio.
    L’olio, se ad alta o altissima pressione, tende a generare un getto potenzialmente in grado di arrivare ad alcune decine di metri, praticamente nebulizzato.
    Ogni singola gocciolina di olio, se passa attraverso una fiamma o una superficie arroventata, quale un pezzo di acciaio in lavorazione in un laminatoio, è in grado di incendiarsi, senza perdere la propria energia cinetica.Quella che si genera è una nube ardente, con velocità elevatissima (alcuni metri al secondo) in grado di saturare l’ambiente e consumare immediatamente l’ossigeno.
    Se tu ti trovi in un camminamento la nube si trasforma in un muro che ti investe senza che tu, nella frazione di secondo necessaria a decidere cosa fare, sia in grado di fare quasi alcun movimento.
    Senti i tuoi compagni là sotto, già colpiti, urlare e invocare aiuto; provi a girarti e scappare, ma lei ti è già addosso.Ogni gocciolina d’olio, con la sua fiamma, ti si attacca ai vestiti ed alla pelle, e continua a bruciare, bruciando vestiti e pelle.Tu provi a respirare, ma non c’è più ossigeno.
    Inali gocce arroventate che ti bruciano in bocca e penetrano nei polmoni, continuando a bruciare per l’ossigeno che tiporti dentro.
    Quando questo finisce, ustionano gli alveoli e i bronchi e vi aderiscono come ogni olio fa su qualunque superficie, stendendo una pellicola impenetrabile.
    Non vedi più nulla: gli occhi, la cornea, sono le prime parti umide a disseccarsi e patire il calore circostante.
    Tutto questo, mentre intorno c’è l’inferno, l’olio continua ad uscire dal punto di rottura, continuando ad alimentare l’inferno stesso.
    I soccorsi, per quanto tempestivi, anche se a pochi metri di distanza da te, non riusciranno a raggiungerti immediatamente: il calore è tale da fondere le parti metalliche investite dalle fiamme.
    Una pedana non reggerebbe il peso di una persona, ma cederebbe come burro.
    Tu intanto, se non hai ancora perso conoscenza, non hai più i vestiti, bruciati, e il fuoco, dopo aver consumato la tua pelle, ha iniziato ad aggredire le carni.
    Ed a quel punto, speri solo che tutto finisca in fretta, mentre la tua mente resta lucida, come solo negli ultimi istanti succede ad un uomo che muore.
    Qualcuno dice: gli estintori erano scarichi.
    Sarebbero solo serviti per un istante di supporto psicologico.
    Forse è stata una fortuna che fossero scarichi.
    Non ci sarebbe stato il tempo di utilizzarli al meglio, e col calore sviluppato, sarebbero potuti esplodere, se fossero stati pieni, aggiungendo ulteriori elementi critici.
    Non c’è stato invece un sistema di controllo automatico di differenze di pressione in vari punti dell’impianto oleodinamico, in grado di percepire anomalie di funzionamento nel sistema legate a eventuali rotture.
    Non c’è stata una serie di pulsanti di blocco immediato, da azionarsi a mano, sparsi lungo la linea, come avviene su altre tipologie di impianti.
    Non c’è stato un sistema antincendio in rado di attivarsi autonomamente in caso di superamento di alcuni parametri ambientali caratteristici.
    Gli estintori scarichi, al confronto, sono un peccato veniale, e su questo c’è da giurarci, si muoverà la linea di difesa.
    Ma su altri peccati, sette volte mortali, sarà da tenera alta l’attenzione.

    il resto lo dico in un prossimo post
    per il RISPETTO di ci ha lasciato
    shiren

  8. #8
    Utente Senior L'avatar di Meccbell
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    Fratello Shiren,
    grazie per la descrizione allo stesso tempo terribile ed umana di quello che è successo quel maledetto 6 dicembre 2007 alla linea 5.
    Terribile perchè da ogni parola di ogni riga si capisce la forza e l'implacabile ferocia con cui un mostro nato dalla macchina che dava loro da vivere ha divorato i 7 martiri della Thyssen.
    Umana perchè da come lo hai descritto si capisce subito che anche tu hai capito lo stato d'animo di coloro che hanno visto e nulla hanno potuto e di coloro (noi) che hanno potuto solo immaginare il dramma.

    Quanto alle misure di prevenzione che citi, ti do pienamente ragione, anche perchè avendo una certa esperienza di laminatoi (alluminio, dove il nastro viaggia a 200 mt/min' e come liquido si usa il petrolio lampante appena appena "inertizzato" e comunque dove basta lo stesso una scintilla...), ti posso dire che se vi fosse stato un impianto di estinzione a CO2 a cappa con ugelli su tutta la linea il fuoco si sarebbe spento in non più di 30 secondi, certo con possibili ustioni per gli operai, ma mai con le conseguenze che abbiamo visto.
    A riprova, basta vedere cosa è successo proprio ad AST di Terni solo 10 gg. dopo e su un impianto gemello di quello di Torino.

    Onore ai 7 operai.
    Erano tutti figli del sud Italia, "saliti" a Torino per farsi una vita ed una famiglia.
    Erano operai, una cosa che qualcuno ci aveva fatto credere che non servisse più, in questa società "terziarizzata".
    Tutti gli oggetti che usiamo nella nostra vita, anche il PC su cui scrivo e sul cui schermo mi leggete, sono stati fatti da operai, magari da un'altra parte del mondo, magari non in tuta blu, magari con macchine che lavorano nelle "fabbriche senza luci" fatte solo di robots.
    Ma anche i robots delle "fabbriche senza luci" sono stati fatti da operai, magari con le lamiere fatte dai 7 operai della Thyssen di Torino.
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  9. #9
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    (tratto da La Repubblica.it di stasera anche se l'articolo è datato 28 dic 07)

    I pm: è omicidio volontario plurimo
    "L'atto d'accusa nelle carte dell'Axa"
    di Marco Travaglio

    Se la tesi sarà accolta, il processo ai manager tedeschi si svolgerà in Corte d´Assise. La compagnia assicurativa francese aveva declassato il cliente a causa delle mancate misure di sicurezza nell´impianto
    Il processo ai vertici della ThyssenKrupp per la strage di Torino potrebbe svolgersi in Corte d´Assise, per un reato gravissimo: omicidio volontario plurimo. Gli inquirenti ne stanno discutendo in queste ore in Procura, dopo aver esaminato alcune carte sequestrate nella sede di Terni della multinazionale tedesca e ritenute fondamentali per un´agghiacciante e inaspettata svolta nelle indagini, aperte finora per omicidio colposo e altri delitti.

    Carte che sembrano dimostrare la piena consapevolezza, da parte dei dirigenti dell´azienda, del pericolo di vita in cui versavano permanentemente gli operai della linea 5: quella devastata dall´incendio che è già costato la vita a sei lavoratori. La ThyssenKrupp è assicurata con la compagnia francese Axa. Lo scorso anno i tecnici dell´assicurazione avevano "declassato" il loro cliente, a causa delle mancate misure di sicurezza nello stabilimento di Torino, portando la franchigia da 30 a 100 milioni di euro.

    E avevano stilato un elenco di adempimenti da adottare per tornare alla vecchia e più vantaggiosa franchigia: tra questi, una serie di misure automatiche antincendio proprio sulla linea 5. I responsabili dell´acciaieria, però, avevano fatto orecchi da mercante. Nel carteggi sequestrati dalla polizia giudiziaria della Procura di Torino negli uffici di Terni, si legge che quelle misure erano state posticipate all´anno prossimo, cioè al 2008, quando la linea 5 sarebbe stata trasferita nella fabbrica umbra.

    "From Turin", cioè "via da Torino", è l´espressione-chiave messa nero su bianco nei documenti che accompagnano le previsioni di bilancio e di investimento per l´anno in corso. Traduzione: una volta traslocata da Torino a Terni, la linea 5 sarebbe stata finalmente messa a norma. Il che significa che per oltre un anno, nello stabilimento destinato alla dismissione e lasciato in progressivo abbandono, tutto sarebbe rimasto così com´era. La spesa preventivata per ammodernare gli impianti sulla "linea della morte" tutelare la sicurezza dei lavoratori era di appena 800 mila euro, la miseria di un miliardo e mezzo di vecchie lire. Eppure fu ritenuta eccessiva dai vertici operativi del gruppo.

    Quando hanno letto le carte, dalle quali trasuda l´assoluta, spensierata trascuratezza di un colosso mondiale come la ThyssenKrupp per la vita dei suoi dipendenti italiani, gli investigatori si sono ritrovati catapultati in un film dell´orrore, in una concezione dell´impresa che si pensava abbandonata dai tempi della Rivoluzione industriale. E ulteriori conferme all´ipotesi di accusa sarebbero giunte dai documenti sequestrati nella sede milanese dell´Axa, dove l´ingegnere che condusse i sopralluoghi alla ThyssenKrupp di Torino ha fornito elementi decisivi agli investigatori. «Se l´azienda avesse seguito le linee guida da noi indicate – ha dichiarato – l´incendio si sarebbe subito estinto in automatico, i lavoratori non si sarebbero avvicinati alle fiamme con le pompe dell´acqua (peraltro scariche o comunque non funzionanti, ndr) e verosimilmente non sarebbe morto nessuno».

    Ora il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello (anche ieri al lavoro, nel quarantesimo anniversario del suo ingresso in magistratura) e i sostituti procuratori Laura Longo e Francesca Traverso stanno ultimando le verifiche, prima di decidere l´eventuale modifica del reato contestato. Se la ricostruzione dei fatti che emerge dalle carte sarà confermata, si imporrà il passaggio dai reati colposi (cioè involontari) a quelli dolosi (cioè volontari). Conoscere e accettare il rischio di morte per i lavoratori equivale a provocarla volontariamente. In linguaggio giuridico si parla di «dolo eventuale»: che scatta quando l´«agente» attua una condotta per altri fini, ma sa che vi sono concrete possibilità che dalla ne discendano eventi ulteriori e tuttavia accetta il rischio di provocarli.

    Insomma, tira diritto per la sua strada "costi quel che costi". Le conseguenze di una contestazione di omicidio volontario plurimo sarebbero enormi: il processo passerebbe dal Tribunale alla Corte d´assise, dove i vertici della Thyssen Krupp rischierebbero pene altissime, visto anche l´alto numero di vittime nella strage. In pratica, se condannati, finirebbero in carcere per molti anni. E il film horror avrebbe così il suo degno epilogo. Un film intitolato «From Turin».

    (Speriamo che quel SE iniziale vada a scomparire)

  10. #10
    Utente Junior L'avatar di flash point
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    mai piu'

    mi spiace per quello che e' successo alla thyssen.
    purtroppo quelle vite non torneranno piu' almeno cerchiamo di evitare che si ripeta un altra tragedia e non solo a parole.
    ciao e codoglianze ancora ai famigliari degli operai.

    flash point.


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