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Discussione: Al prof. Del Nobile...

  1. #11
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    non i gioielli ma forse un mignolo me lo giocherei anch io ;-)
    per me è render effettivamente..magari fosse stato mio :-D

  2. #12
    Utente Senior L'avatar di Fulvio Romano
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    Citazione Originariamente Scritto da panormus Visualizza Messaggio
    non i gioielli ma forse un mignolo me lo giocherei anch io ;-)
    per me è render effettivamente..magari fosse stato mio :-D
    Ma "a sensazione" o basandosi su evidenze tecniche di qualche tipo?
    Non è importante che tu creda o meno di potercela fare, avrai ragione in ogni caso!

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  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Fulvio Romano Visualizza Messaggio
    Dunque, credevo fosse un render per via dell'iperrealismo dei riflessi. Tuttavia tale iperrealismo, se desiderato, si può ottenere anche in una foto reale con le tecniche usate per la pelle delle modelle (patch + maschera gauss).
    Io trovavo l'illuminazione davvero brutta, con un effetto "alluminio" sulla vernice e quei vetri neri opachi che mi sembrano davvero poco realistici per una foto fatta in studio. C'è da dire che fotografare auto vere costa infinitamente di più di un render partendo da un modello 3d già disponibile.

    Invece tifavo per la foto per via dei due dettagli nei cerchi rossi, ovvero giunzione del parafango non perfettamente allineata e disallineamento della parte sinistra della targa, come se fosse piegata. "Difetti" di questo tipo, di solito, indicano fotografie. Vengono inseriti volutamente nei render solo per ridurre l'effetto iperrealista nei film d'animazione, ma nei render di questo tipo di solito non si fa.
    Mi verrebbe da pensare a un modello3d poco accurato, quindi non il vero modello che hanno in Audi.

    C'è da dire però che la risoluzione dell'immagine fa venire il dubbio che tali dettagli siano in realtà un artefatto, e sull'immagine a risoluzione superiore potrebbe non esserci.
    guarda l'immagine che allego, (2560x1440 pixel) alla stessa risoluzione dell'altra e vedrai che quei dettagli che hai cerchiato ci sono, ancora più marcati. Oltretutto in questa immagine con le due macchine assieme hanno fatto un taglio del riflesso sul pavimento osceno. IMHO sono due set di illuminazione (virtuale) montati, male, assieme.
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  4. #14
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    E' per forza un rendering!
    Dove le fanno le targhe vere con la "T" a caposotto?
    xxx

  5. #15
    Utente Senior L'avatar di Fulvio Romano
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    Citazione Originariamente Scritto da marcof Visualizza Messaggio
    Io trovavo l'illuminazione davvero brutta, con un effetto "alluminio" sulla vernice e quei vetri neri opachi che mi sembrano davvero poco realistici per una foto fatta in studio. C'è da dire che fotografare auto vere costa infinitamente di più di un render partendo da un modello 3d già disponibile.
    mmhh...ni.
    Quando si fa un render di un oggetto di stile è necessario che si leggano alla perfezione tutte le linee. Spesso si rinuncia alla verosimiglianza dell'illuminazione per ottenere una leggibilità completa.
    Inoltre succede spesso che i vetri abbiano quei riflessi assurdi. Se è un render potrei non aver modellato gli interni, ma anche in una foto potrei non voler attirare l'attenzione sui vetri, e quindi in postproduzione, semplicemente "cancellarli" con una sfumatura bianconera.

    Se vedi i miei render, non sono certo di alta qualità, sono solo la ciliegina che completa la progettazione, tuttavia lì hai mare aperto, sole a picco, ma illuminazione da studio con le tre luci canoniche. E' sbagliato, un fotografo inorridirebbe, ma lo scopo non è rendere la realtà, bensì capire come girano le linee.
    Citazione Originariamente Scritto da marcof Visualizza Messaggio
    Mi verrebbe da pensare a un modello3d poco accurato, quindi non il vero modello che hanno in Audi.
    Considerando che quei due "pezzi" dovrebbero venire da un'unica superficie tagliata in due, non capisco come la poca accuratezza possa "spostare" il parafango...
    Citazione Originariamente Scritto da marcof Visualizza Messaggio
    guarda l'immagine che allego, (2560x1440 pixel) alla stessa risoluzione dell'altra e vedrai che quei dettagli che hai cerchiato ci sono, ancora più marcati. Oltretutto in questa immagine con le due macchine assieme hanno fatto un taglio del riflesso sul pavimento osceno. IMHO sono due set di illuminazione (virtuale) montati, male, assieme.
    Il montaggio delle due immagini fa venire i brividi!
    Il riflesso sul pavimento sembra fatto da un dodicenne che sta imparando photoshop, le due auto hanno illuminazioni diverse, quindi lo "stacco" sembra tratto da un albo a fumetti... qualsiasi altro commento sarebbe impietoso, quindi lasciamo stare...
    Non è importante che tu creda o meno di potercela fare, avrai ragione in ogni caso!

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  6. #16
    Bannato
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    sti ca.... !!! A me sembra perfetta e bellissima, avervi come prof sarebbe terribile :-D

  7. #17
    Utente Junior L'avatar di Aripug
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    Scusate se mi intrometto ma anche io volevo aggiungermi ai ringraziamenti...acquistai anni fà il manuale su Catia V5 e recentemente quello relativo a Pro/E.
    Entrambi i manuali mi sono stati utilissimi e non finirò mai di ringraziare il prof!!!
    Consiglio a tutti i noefiti i suoi manuali...ben spiegati, diretti ed efficaci!

  8. #18
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    Predefinito Piccolo ringraziamento per Panormus e Aripug e a tutti coloro che leggono volentieri.

    Piccola commedia tibetana
    di Giuseppe Del Nobile (dal libro Irriformabile!)

    È estate nel giardino della scuola di Lhasa; il maestro Ameji e Tuno discutono. Ambedue sono seduti sul bordo di un ruscello e hanno i piedi nell’acqua; il maestro Ameji ha le mani sotto le cosce e agita i piedi nell’acqua che scorre; Tuno intaglia un pezzo di legno abbozzando una figura di animale, forse un tartaruga.

    Tuno - Maestro, perché veniamo a scuola?
    Ameji - Veniamo a scuola per imparare.
    Tuno - Ma io posso imparare anche a casa o passeggiando per i boschi o giocando con gli amici…
    Ameji - Certamente Tuno, da qualunque cosa si faccia si riceve un insegnamento, e da qualunque cosa non si faccia si riceve egualmente un insegnamento.
    Tuno - Quindi si impara sempre.
    Ameji - Sì, perché è impossibile non imparare.
    Tuno - Anche sognando?
    Ameji - Sì, e anche stando con i piedi in un ruscello.
    Tuno - Ma allora perché si deve venire a scuola?
    Ameji - Si viene a scuola perché nella scuola ci sono i maestri.
    Tuno - Ci sono maestri anche fuori delle scuole?
    Ameji - Certo, ci sono maestri anche fuori delle scuole e ogni tanto si incontrano ma se hai sete vai al ruscello a bere, non aspetti che piova.
    Tuno - Ma dimmi, è più giusto che i maestri chiamino gli allievi oppure devono essere gli allievi a venire dai maestri?
    Ameji - Gli allievi dovrebbero scegliere di avere un maestro. Non ricordi, Tuno, sei venuto tu a chiedere di avere un maestro.
    Tuno - Sì, i miei genitori hanno detto che dovevo avere un maestro e io sono venuto a cercare un maestro.
    Ameji - Allora non hai scelto tu di avere un maestro?
    Tuno - No.
    Ameji - Ma tu potevi scegliere di non venire a cercare un maestro. Quel giorno potevi decidere di non fare come ti hanno detto i tuoi genitori.
    Tuno - Sì, è vero, però ero molto curioso di vedere cosa fosse un maestro.
    Ameji - Ma quando lo hai saputo sei stato libero di andare.
    Tuno - Sì, ma poi ho scelto di rimanere perché mi sono trovato bene qui a scuola.
    Ameji - Quindi hai deciso di rimanere di tua volontà?
    Tuno - Sì.
    Ameji - Ma dimmi, Tuno, solo perché ti sei trovato bene sei rimasto?
    Tuno - No, anche perché ho imparato molte cose.
    Ameji - Ma non abbiamo detto che potevi impararle anche giocando con gli amici o passeggiando nei boschi?
    Tuno - Sì, ma mi sembrava di imparare di più qui a scuola…
    Ameji - Infatti, si viene a scuola per imparare di più, oppure più velocemente.
    Tuno - Ma io non lo sapevo questo eppure sono rimasto, ti chiedo perché?
    Ameji - Il segreto, per un allievo, è decidere di imparare. Se uno decide di imparare allora impara anche stando a sedere lungo un fiume, se invece non si è interessati ad imparare si impara lo stesso ma molto più lentamente. La curiosità è una misura di questa voglia di imparare. Noi usiamo la curiosità degli allievi per insegnare, più essi sono curiosi e più cose imparano. E ci sono volte in cui noi stessi stimoliamo la nascita della curiosità. Il segreto per un maestro, invece, è l’amore. Un maestro capace di amare è capace anche di insegnare.
    Tuno - Ma allora anche mia madre poteva insegnarmi, e anche mio padre.
    Ameji - E credi che non l’abbiano fatto? Ripensa a come si sono comportati con te e dimmi una sola volta che non avessero negli occhi la luce dell’amore nel dirti di fare o di non fare. Riesci a ricordare?
    Tuno - Sì, maestro… ora ricordo… ora mi è chiaro. E anche mandandomi qui avevano quella luce negli occhi, sapevano… E sapevano che io potevo anche scegliere di non venire, quel giorno.
    Ameji - A volte, però, per insegnare bene occorre anche saper comunicare; per esempio saper parlare, usando bene la voce. E anche saper ascoltare. Ma la cosa che veramente è importante è essere capaci di amare.

    Tuno e Ameji smettono di parlare per un po’. Tuno intanto continua ad intagliare il pezzo di legno che ha ormai definitivamente preso la forma di una tartaruga.

    Tuno - Maestro, se io avessi scelto di non venire, cosa ne sarebbe stato di me?
    Ameji - Avresti incontrato altri maestri, diversi da quelli che hai incontrato qui, maestri che ti avrebbero insegnato altre cose, magari a mungere i llamas oppure a intagliare animali nel legno.
    Tuno - Avrei anche potuto incontrare dei maestri malvagi?
    Ameji - Avresti incontrato anche degli uomini malvagi, ma solo tu potevi fare di loro dei maestri malvagi. Tu decidi di avere un maestro, ricordi? Se scegli un uomo malvagio come maestro allora avrai un maestro malvagio.
    Tuno - Quindi siamo noi i responsabili della nostra istruzione?
    Ameji - Il maestro è importante ma più importante è l’allievo. Se l’allievo è curioso imparerà, se avrà un maestro amorevole imparerà di più o più velocemente, se questo maestro conoscerà l’arte di insegnare allora nessuna conoscenza sarà preclusa all’allievo, né ciò che è divenire e né ciò che è essere.
    Tuno - Sì, ricordo, ma è passato tanto tempo. Il mio primo maestro mi ha insegnato a sapere, poi un altro maestro mi ha insegnato a comprendere, e infine un maestro mi ha insegnato ad essere.
    Ameji - Proprio così, Tuno, all’inizio impariamo per sapere, poi impariamo a comprendere e quando abbiamo compreso siamo pronti per imparare ad essere.
    Tuno - Sì, maestro, lo ricordo, a questo, alla fine serve il tutto, serve per saper essere.

    I due rimangono in silenzio, Tuno soffia sul manufatto che ora ha finito di intagliare. La polvere di legno si alza in una nuvola che diradandosi mostra che quel pezzo di legno ora è diventato una tartaruga di legno mirabilmente lavorata. Le venature del legno danno l’impressione di essere le sfumature delle placche del dorso della tartaruga. Tuno depone sull’acqua del ruscelletto la tartaruga che inizialmente galleggia sull’acqua e poi, mentre viene trasportata via dalla corrente, si anima movendo le pinne: è diventata una tartaruga viva! I due guardano la tartaruga allontanarsi. Poi Tuno si rivolge con dolcezza al maestro Ameji.

    Tuno - Ora vai, maestro, i tuoi nuovi allievi ti aspettano, ma, ti prego, aiutami prima ad alzarmi, lo sai, ho novant’anni e non riesco più ad alzarmi da solo.
    Ameji - Sì, Tuno, appoggiati a me.
    Tuno - Sai che quando anch’io avevo vent’anni venivo ad ascoltare il mio maestro Layro stando seduto proprio in questo punto? Mettevamo i piedi nell’acqua come adesso noi. Ricordo che mi diceva che si deve imparare affinché nessuno debba bere mai lo stesso sorso d’acqua, non solo perché è diversa l’acqua, ma perché colui che beve sia diverso giorno dopo giorno.
    Ameji - Pace a te Tuno, che il tuo cuore sia sempre colmo d’amore e la tua mente pura e serena.
    Tuno – Pace a te, maestro.

    Il maestro Ameji sorride e si inchina leggermente davanti al vecchio maestro Tuno unendo le palme delle mani davanti al petto, alla bocca e alla fronte in segno di saluto, poi si allontana.

    - Maestro perché viviamo ?

    - Viviamo per conoscere, e poi per comprendere

    - Comprendere che cosa, maestro?

    - Comprendere perché viviamo.

  9. #19
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    ... e quindi viviamo per amare ed essere amati.... e ogni cosa va fatta per Amore w con Amore.

    Guai a chi dice che nei forum c e solo nozionismo :-)

    Grazie prof. ;-)


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