Vedo che tralasci una cosa fondamentale del processo, mi riferisco alla segregazione del CO2 nel biochar.Forse il problema non e' ancora molto sentito.
Beh, non è per questo, è che mi ero limitato solo alle considerazioni "fisiche" della faccenda. Mi sembra evidente che il residuo carbonioso costituisca una sottrazione di anidride carbonica dall'atmosfera, e questo è un punto a favore per la pirolisi.
Beh, non è per questo, è che mi ero limitato solo alle considerazioni "fisiche" della faccenda. Mi sembra evidente che il residuo carbonioso costituisca una sottrazione di anidride carbonica dall'atmosfera, e questo è un punto a favore per la pirolisi.
Non la sottrae, semplicemente non reimmette in atmosfera l'anidride carbonica accumulata dalla biomassa .
E vista la situazione ambientale.............
La pirolisi (o piroscissione) è un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di un agente ossidante (normalmente ossigeno).[1] In pratica mentre riscaldando il materiale in presenza di ossigeno avviene una combustione che genera calore e produce composti gassosi ossidati, effettuando invece lo stesso riscaldamento in condizioni però di assenza totale di ossigeno il materiale subisce la scissione dei legami chimici originari con formazione di molecole più semplici. Il calore fornito nel processo di pirolisi viene quindi utilizzato per scindere i legami chimici, attuando quella che viene definita omolisi termicamente indotta. Fonte Wikipedia.
Il precursore di tale processo in Italia e' Nat Mulcahy ingegnere americano, e inventore della "Lucia Stove".Tale sistema,visibile su molti siti,riesce a gasificare quasi tutte le tipologie di biomassa aventi umidita' residua inferiore al 30%.Il gas ottenuto per pirolisi ha potenzialita' termiche pari al gpl,e il risultato della gasificazione e' il biochar,fondamentale per la "carbon segregation", non reimmette in atmosfera CO2.(Vedi protocollo di Kyoto).Il carbone infine viene utilizzato come ammendante in agricoltura.
Tale processo,se reso continuo con opportuni procedimenti, puo' diventare una fonte quasi inesauribile di energia termica.
Quotidianamente immense quantita' di scarti di biomassa vengono distrutti con notevoli spese a carico della collettivita' e dell'ambiente.
La possibilita' di autoprodurre energia a costo prossimo allo zero mi affascina.
Ho iniziato quindi lo studio di un sistema che tramite pirolisi produca energia termica in continuo,utilizzando varie tipologie di scarti di biomassa.
Il mio fine e' quello di rendere termicamente autonoma la classica cascina di campagna che ha come risulta delle proprie lavorazioni notevoli scarti di biomassa.
Lo studio e' agli inizi,sono graditi quindi eventuali suggerimenti,e/o collaborazioni finalizzate al suo sviluppo.
Molto interessante il processo che hai descritto,potresti dare maggiori informazioni per poterlo realizzare?